I centri storici minori sono stati a lungo i perdenti nella competizione con le realtà metropolitane, le cui tante opportunità, nell'era pandemica, hanno perso il ruolo conquistato nelle nostre vite. Ciò ha fatto emergere nuove riflessioni, come il riscoprire la piacevolezza di una vita “lenta”, la necessità di riattivare forme diffuse di solidarietà, il riconoscere l’importanza degli spazi aperti. In tale scenario, a fronte di spopolamento, degrado ed eccessiva turisticizzazione, la questione della vitalità e vivibilità dei nuclei storici appare quanto mai attuale e inderogabile: è indispensabile una rinnovata attenzione verso l’abitare e il riabitare. Il contributo intende rileggere il tessuto storico, al fine di individuare soluzioni per situazioni ritenute prioritarie. La trasformazione di edifici dismessi in abitazioni collettive diffuse, connesse tra loro da una rete di piccoli vuoti urbani attrezzati, potrebbe rappresentare un modello abitativo per un vivere flessibile e intergenerazionale, che tenga conto dei mutamenti della società, della necessità di incontro e confronto. Integrare le aree aperte nella dimensione abitativa potrebbe consentire di superare le tendenze all’isolamento favorendo le relazioni sociali, di riattivare un senso di appartenenza e riappropriazione dello spazio anche oltre la soglia della casa. È un abitare che affonda le radici nell’identità dei luoghi, ma aperto a un dialogo rispettoso tra antico e contemporaneo, per non lasciare che il contatto col mondo di ieri si riduca ad una ricostruzione posticcia per turisti.

Abitare oltre la soglia. Residenze collettive intergenerazionali per i centri storici minori / Piacenti, Flavia. - (2022), pp. 196-199. ((Intervento presentato al convegno Per una Nuova Casa Italiana. Primo Convegno Nazionale tenutosi a Pisa; Italy.

Abitare oltre la soglia. Residenze collettive intergenerazionali per i centri storici minori

Flavia Piacenti
2022

Abstract

I centri storici minori sono stati a lungo i perdenti nella competizione con le realtà metropolitane, le cui tante opportunità, nell'era pandemica, hanno perso il ruolo conquistato nelle nostre vite. Ciò ha fatto emergere nuove riflessioni, come il riscoprire la piacevolezza di una vita “lenta”, la necessità di riattivare forme diffuse di solidarietà, il riconoscere l’importanza degli spazi aperti. In tale scenario, a fronte di spopolamento, degrado ed eccessiva turisticizzazione, la questione della vitalità e vivibilità dei nuclei storici appare quanto mai attuale e inderogabile: è indispensabile una rinnovata attenzione verso l’abitare e il riabitare. Il contributo intende rileggere il tessuto storico, al fine di individuare soluzioni per situazioni ritenute prioritarie. La trasformazione di edifici dismessi in abitazioni collettive diffuse, connesse tra loro da una rete di piccoli vuoti urbani attrezzati, potrebbe rappresentare un modello abitativo per un vivere flessibile e intergenerazionale, che tenga conto dei mutamenti della società, della necessità di incontro e confronto. Integrare le aree aperte nella dimensione abitativa potrebbe consentire di superare le tendenze all’isolamento favorendo le relazioni sociali, di riattivare un senso di appartenenza e riappropriazione dello spazio anche oltre la soglia della casa. È un abitare che affonda le radici nell’identità dei luoghi, ma aperto a un dialogo rispettoso tra antico e contemporaneo, per non lasciare che il contatto col mondo di ieri si riduca ad una ricostruzione posticcia per turisti.
9788833396590
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/1657166
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