Il presente contributo si interroga sul valore dei segni antropici più comuni nel territorio, tracce fragili che non sono considerate opere significative di per sé. Può un casale rurale, una strada un sentiero o un filare arboreo diventare riferimento meritevole di conservazione e tutela? I valori veicolati dal patrimonio delle cose comuni diventano espliciti nel momento in cui si sposta l’attenzione dai singoli elementi alla loro messa in rete, ovvero dal riconoscimento della parte nel tutto, come avviene nel paesaggio culturale. Si tratta di un sistema complesso fatto di oggetti (segni), ma anche e soprattutto di relazioni e connessioni. Se consideriamo dunque il sistema come opera emblematica, ovvero quell’opera che testimonia il continuum della storia, il paesaggio culturale può essere interpretato come emblema dei valori della tradizione culturale e sociale che l’ha prodotto. Il carattere di emblematicità deriva non tanto dal valore che ciascun elemento (segno) ha in sé, ma dal sistema di segni impressi sul territorio, intesi come stratificazioni avvenute nel tempo. Approcciarsi al paesaggio implica saper decodificare questo complesso sistema. Come nel linguaggio, i segni non hanno solo un senso proprio ma acquistano nuovi e più articolati significati nelle relazioni che instaurano reciprocamente e con il territorio. La complessità di tale decodifica investe anche le questioni legate ai concetti di conservazione e tutela, e quello complementare di valorizzazione. Tali azioni si rivolgono non tanto – o non solo – al singolo elemento, quanto soprattutto alle relazioni che, veicolando il senso, consentono il funzionamento del sistema e quindi la trasmissione di significati e valori all’attualità. Si rende necessario stabilire dunque una relazione significativa con il tempo passato e presente per garantire la trasmissione di significati e valori all’attualità, coscienti del duplice ruolo di memoria storica e risorsa per la società.

Sull’emblematicità delle cose comuni. Il valore del patrimonio minore nei paesaggi culturali

Alessandra Renzulli
;
Claudia Mattogno
;
Giulia Luciani
2021

Abstract

Il presente contributo si interroga sul valore dei segni antropici più comuni nel territorio, tracce fragili che non sono considerate opere significative di per sé. Può un casale rurale, una strada un sentiero o un filare arboreo diventare riferimento meritevole di conservazione e tutela? I valori veicolati dal patrimonio delle cose comuni diventano espliciti nel momento in cui si sposta l’attenzione dai singoli elementi alla loro messa in rete, ovvero dal riconoscimento della parte nel tutto, come avviene nel paesaggio culturale. Si tratta di un sistema complesso fatto di oggetti (segni), ma anche e soprattutto di relazioni e connessioni. Se consideriamo dunque il sistema come opera emblematica, ovvero quell’opera che testimonia il continuum della storia, il paesaggio culturale può essere interpretato come emblema dei valori della tradizione culturale e sociale che l’ha prodotto. Il carattere di emblematicità deriva non tanto dal valore che ciascun elemento (segno) ha in sé, ma dal sistema di segni impressi sul territorio, intesi come stratificazioni avvenute nel tempo. Approcciarsi al paesaggio implica saper decodificare questo complesso sistema. Come nel linguaggio, i segni non hanno solo un senso proprio ma acquistano nuovi e più articolati significati nelle relazioni che instaurano reciprocamente e con il territorio. La complessità di tale decodifica investe anche le questioni legate ai concetti di conservazione e tutela, e quello complementare di valorizzazione. Tali azioni si rivolgono non tanto – o non solo – al singolo elemento, quanto soprattutto alle relazioni che, veicolando il senso, consentono il funzionamento del sistema e quindi la trasmissione di significati e valori all’attualità. Si rende necessario stabilire dunque una relazione significativa con il tempo passato e presente per garantire la trasmissione di significati e valori all’attualità, coscienti del duplice ruolo di memoria storica e risorsa per la società.
978-88-96386-62-0
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