This article intends to provide an in-depth study on the painter-photographer Filippo Belli, a still elusive but central personality in the relationship between photography and pictorial production in late nineteenth-century Rome. In fact, Belli, a painter by training, inherited the interest in an already deep-rooted iconographic tradition of genre scenes (informed by the taste of the new bourgeois class, as well as by the expectations and dynamics of the international market and tourism that had in the Capital one of their greatest centers) and realized, between the mid-Seventies and the early years of the following decade, a series of photographs depicting moments of rural life and posing peasants taken in the villages of the Latium countryside, images that were meant to be used by painters of that time as visual references. Starting from the analysis of original archival material – which has never been subject of systematic studies –, the essay would like to constitute, as well as a monographic contribution, as a further reflection on the interweaving between photographic culture and artistic practices.

Il presente articolo intende fornire un approfondimento sul pittore-fotografo Filippo Belli, personalità ancora sfuggente ma emblematica per comprendere i rapporti tra fotografia e produzione pittorica nella Roma di fine Ottocento. Belli, infatti, pittore di formazione, inserendosi in una radicata tradizione iconografica di scene di genere (alimentata dai gusti della nuova classe borghese, nonché dalle aspettative e dalle dinamiche del mercato e del turismo internazionale che avevano nell’Urbe uno dei loro massimi centri) realizzò, tra la metà degli anni Settanta e i primi anni del decen- nio successivo, una serie di scatti raffiguranti episodi di vita contadina e popolani in posa ripresi nei paesi della campagna laziale, immagini che dovevano servire ai pittori del tempo come modelli e riferimenti visivi funzionali all’attività d’atelier. Muovendo dall’analisi di materiale archivistico originale – mai stato oggetto di studi sistemati- ci –, il saggio vorrebbe costituirsi, oltre che come un affondo monografico, come un’ulteriore riflessione sugli intrecci tra cultura fotografica ottocentesca e pratiche artistiche.

Il «maestro della scuola moderna ossia studi dal vero»: Filippo Belli e i modelli fotografici per artisti

Edoardo Maggi
Primo
Writing – Original Draft Preparation
2022

Abstract

Il presente articolo intende fornire un approfondimento sul pittore-fotografo Filippo Belli, personalità ancora sfuggente ma emblematica per comprendere i rapporti tra fotografia e produzione pittorica nella Roma di fine Ottocento. Belli, infatti, pittore di formazione, inserendosi in una radicata tradizione iconografica di scene di genere (alimentata dai gusti della nuova classe borghese, nonché dalle aspettative e dalle dinamiche del mercato e del turismo internazionale che avevano nell’Urbe uno dei loro massimi centri) realizzò, tra la metà degli anni Settanta e i primi anni del decen- nio successivo, una serie di scatti raffiguranti episodi di vita contadina e popolani in posa ripresi nei paesi della campagna laziale, immagini che dovevano servire ai pittori del tempo come modelli e riferimenti visivi funzionali all’attività d’atelier. Muovendo dall’analisi di materiale archivistico originale – mai stato oggetto di studi sistemati- ci –, il saggio vorrebbe costituirsi, oltre che come un affondo monografico, come un’ulteriore riflessione sugli intrecci tra cultura fotografica ottocentesca e pratiche artistiche.
This article intends to provide an in-depth study on the painter-photographer Filippo Belli, a still elusive but central personality in the relationship between photography and pictorial production in late nineteenth-century Rome. In fact, Belli, a painter by training, inherited the interest in an already deep-rooted iconographic tradition of genre scenes (informed by the taste of the new bourgeois class, as well as by the expectations and dynamics of the international market and tourism that had in the Capital one of their greatest centers) and realized, between the mid-Seventies and the early years of the following decade, a series of photographs depicting moments of rural life and posing peasants taken in the villages of the Latium countryside, images that were meant to be used by painters of that time as visual references. Starting from the analysis of original archival material – which has never been subject of systematic studies –, the essay would like to constitute, as well as a monographic contribution, as a further reflection on the interweaving between photographic culture and artistic practices.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/1654539
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