L’autore discute del metodo che oggi dovrebbe orientare la didattica del diritto romano nelle facoltà giuridiche. La formula coniata da Vittorio Scialoja nel 1881 – «lo studio delle fonti renderà i giovani capaci di far da sé» – racchiude il nucleo fondamentale del metodo che si dovrebbe adottare, oggi ancor più di ieri, nell’insegnamento del diritto romano. D’altra parte, anche sul piano della ricerca, solo un’indagine condotta direttamente sulle fonti può portare a nuove interpretazioni. La traduzione dei Digesta si comprende, dunque, nella prospettiva di un ritorno alle fonti nella didattica e nella ricerca romanistica, a fronte di un ritorno della questione dei non-latino-parlanti anche nel Paese ‘culla’ del diritto romano. La casistica del Digesto, inoltre, può svolgere un rilevante ruolo, didattico e formativo, anche nell’università del ‘saper fare’. Lo studio dei casi dei giuristi romani educa a quello che Emilio Betti chiamò «l’occhio clinico del giurista: l’attitudine, cioè, a intuire i concetti nelle concrete situazioni di fatto e ad applicare a queste i principi giuridici che le governano».

La didattica del diritto romano nell'università del 'saper fare'. In occasione della presentazione del Volume V.2 della Traduzione del Digesto

Di Porto, Andrea
2021

Abstract

L’autore discute del metodo che oggi dovrebbe orientare la didattica del diritto romano nelle facoltà giuridiche. La formula coniata da Vittorio Scialoja nel 1881 – «lo studio delle fonti renderà i giovani capaci di far da sé» – racchiude il nucleo fondamentale del metodo che si dovrebbe adottare, oggi ancor più di ieri, nell’insegnamento del diritto romano. D’altra parte, anche sul piano della ricerca, solo un’indagine condotta direttamente sulle fonti può portare a nuove interpretazioni. La traduzione dei Digesta si comprende, dunque, nella prospettiva di un ritorno alle fonti nella didattica e nella ricerca romanistica, a fronte di un ritorno della questione dei non-latino-parlanti anche nel Paese ‘culla’ del diritto romano. La casistica del Digesto, inoltre, può svolgere un rilevante ruolo, didattico e formativo, anche nell’università del ‘saper fare’. Lo studio dei casi dei giuristi romani educa a quello che Emilio Betti chiamò «l’occhio clinico del giurista: l’attitudine, cioè, a intuire i concetti nelle concrete situazioni di fatto e ad applicare a queste i principi giuridici che le governano».
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