A Diverse Notion of the Sacred. The Santuario Señor de Tula in Jojutla de Juárez and the Open Chapels This essay analyses a selection of small capillas abiertas, recalling the examples designed in Mexico by Félix Candela in Lomas de Cuernavaca and by Luis Barragán in the Parque de las Estrellas in Guadalajara. From the Santuario del Señor de Tula by Derek Dellekamp and Jachen Schleich, to Saint Bernard’s Chapel in La Playosa, Argentina, designed by Nicolás Campodonico, from the small Capela Da Fazenda Veneza by Decio Tozzi in Valinhos, São Paulo, Brazil, to the Chapel of the Earth, in the Yucatán, Mexico, designed by Cabrera Arqs. These open chapels explore another approach with respect to the more common enclosure of sacred space. Here, the space dedicated to the liturgy, albeit delimited, remains open; and while paradigmatic, it renounces the pretext of containing, or even concentrating, the alpha and the omega of transcendence. This space, defined though not separated, alludes to an ethereal and fleeting perimeter, in some cases close, in others distant: the line of the horizon. We are dealing with a different way of defining and protecting the isolation required by sacred space; demonstrating that its separation (intrinsic to the etymology of the term) does not mean separating architecture from life, nor even from place, but on the contrary exalting within this space all that gives meaning to life and consecrates a community.

Il saggio analizza alcune delle piccole ‘capillas abiertas’ ricordando gli esempi progettati in Messico da Félix Candela a Lomas de Cuernavaca e da Luis Barragán nel Parque de las Estrellas a Guadalajara. Dal Santuario del Señor de Tula di Derek Dellekamp e Jachen Schleich, alla cappella dedicata a San Bernardo a La Playosa, in Argentina, progettata da Nicolás Campodonico, dalla piccola Capela Da Fazenda Veneza di Decio Tozzi a Valinhos, São Paulo, in Brasile, alla Cappella della Terra, nello Yucatán, Messico, progettata da Cabrera Arqs. Le cappelle aperte esplorano un’altra strada rispetto a quella consueta di recingere lo spazio sacro. In esse il luogo dedicato alla liturgia, seppure delimitato, rimane aperto; e seppure paradigmatico rinuncia alla pretesa di contenere, se non addirittura di concentrare in se stesso, l’alfa e l’omega della trascendenza. Questo spazio, definito ma non separato, allude a un perimetro etereo, sfuggente, a volte vicino a volte distante: il confine dato dall’orizzonte. Si tratta di un modo diverso di definire e proteggere l’isolamento che lo spazio sacro richiede; dimostrando che la sua separazione (insista anche nella etimologia della parola) non significa dividere l’architettura dalla vita, e nemmeno dal luogo, ma al contrario esaltare in quello spazio ciò che dà senso alla vita e consacra una comunità.

Una diversa concezione del sacro. Il Santuario del Señor de Tula a Jojutla de Juárez e le cappelle aperte

Maria, Argenti
2022

Abstract

Il saggio analizza alcune delle piccole ‘capillas abiertas’ ricordando gli esempi progettati in Messico da Félix Candela a Lomas de Cuernavaca e da Luis Barragán nel Parque de las Estrellas a Guadalajara. Dal Santuario del Señor de Tula di Derek Dellekamp e Jachen Schleich, alla cappella dedicata a San Bernardo a La Playosa, in Argentina, progettata da Nicolás Campodonico, dalla piccola Capela Da Fazenda Veneza di Decio Tozzi a Valinhos, São Paulo, in Brasile, alla Cappella della Terra, nello Yucatán, Messico, progettata da Cabrera Arqs. Le cappelle aperte esplorano un’altra strada rispetto a quella consueta di recingere lo spazio sacro. In esse il luogo dedicato alla liturgia, seppure delimitato, rimane aperto; e seppure paradigmatico rinuncia alla pretesa di contenere, se non addirittura di concentrare in se stesso, l’alfa e l’omega della trascendenza. Questo spazio, definito ma non separato, allude a un perimetro etereo, sfuggente, a volte vicino a volte distante: il confine dato dall’orizzonte. Si tratta di un modo diverso di definire e proteggere l’isolamento che lo spazio sacro richiede; dimostrando che la sua separazione (insista anche nella etimologia della parola) non significa dividere l’architettura dalla vita, e nemmeno dal luogo, ma al contrario esaltare in quello spazio ciò che dà senso alla vita e consacra una comunità.
978-88-229-0899-5
A Diverse Notion of the Sacred. The Santuario Señor de Tula in Jojutla de Juárez and the Open Chapels This essay analyses a selection of small capillas abiertas, recalling the examples designed in Mexico by Félix Candela in Lomas de Cuernavaca and by Luis Barragán in the Parque de las Estrellas in Guadalajara. From the Santuario del Señor de Tula by Derek Dellekamp and Jachen Schleich, to Saint Bernard’s Chapel in La Playosa, Argentina, designed by Nicolás Campodonico, from the small Capela Da Fazenda Veneza by Decio Tozzi in Valinhos, São Paulo, Brazil, to the Chapel of the Earth, in the Yucatán, Mexico, designed by Cabrera Arqs. These open chapels explore another approach with respect to the more common enclosure of sacred space. Here, the space dedicated to the liturgy, albeit delimited, remains open; and while paradigmatic, it renounces the pretext of containing, or even concentrating, the alpha and the omega of transcendence. This space, defined though not separated, alludes to an ethereal and fleeting perimeter, in some cases close, in others distant: the line of the horizon. We are dealing with a different way of defining and protecting the isolation required by sacred space; demonstrating that its separation (intrinsic to the etymology of the term) does not mean separating architecture from life, nor even from place, but on the contrary exalting within this space all that gives meaning to life and consecrates a community.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11573/1654219
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