The cult of wealth as a parameter, and profit as a measure of all things, the collapse of ideologies, the prevalence of a model based on accumulation and waste, appear to have stripped contemporary man of any sentiment of the sacred. They appear to have favoured a process of removal, of separation, relegating the sacred to a mere social ‘convention’, in the end unreasonable for its apparent foundation atop reason. Yet, from multiple parts there arrive signals of a renewed need and desire for the sacred (from the Sanskrit root sac, which also signifies uniting, connecting, attaching, adhering), for spaces capable of signifying where to find refuge from our restless consciences. Sacred is not in fact tied only to religion and worship. The sacred is also something for which we reserve particular attention, that we protect as something inviolable.
The sacred is all that reveals and ensures the durability over time of a relationship, a bond. Sacred also refers to our roots, and all that we wish to pass on. The sacred is what takes us toward something beyond. What is the contribution of contemporary architecture to this process of resignification?
 In what ways does ‘the art of building’ today express its transcendent potential. To what degree does it present itself as an instrument of mediation between our conscience and the sense of our existence? What form of expression, what dimension and materiality, what logics and aesthetics, are possessed by spaces of contemplation, places of pause, silence, prayer and gathering in our confused and frantic era? In what spaces of everyday life and social interaction do we find spaces of worship? Do they still represent a gathering point for society? To what degree do they construct it and represent it, and give form to our cities? About these questions, the text intends offer some insights.

Il culto della ricchezza come parametro e dell’utile come misura di ogni cosa, il crollo delle ideologie, il prevalere di un modello basto sull’accumulo e sullo scarto, sembrano aver emancipato l’uomo contemporaneo dal sentimento del sacro, favorendone un processo di rimozione, di separazione, relegandolo alla condizione di mera ‘convenzione’ sociale, irragionevole alla fine in quanto apparentemente non fondato sulla ragione. Eppure, da più parti, arrivano segnali di un rinnovato bisogno e desiderio di sacralità (dalla radice sanscrita sac), che vuol dire anche unire collegare, attaccare, aderire), di luoghi capaci di significare dove trovare ristoro all’inquietudine delle nostre coscienze. Sacro non è infatti solo ciò che riguarda il culto. Sacro è anche ciò che a cui riserviamo una attenzione particolare, che proteggiamo come inviolabile.
Sacro è anche tutto ciò che rende visibile e duraturo nel tempo un rapporto, un legame. Sacre sono le nostre radici, ed è sacro ciò che vogliamo tramandare.
Sacro è ciò che ci rimanda ad un oltre.
 Qual è il contributo dell’architettura contemporanea in questo processo di risignificazione? In quali modi ‘l’arte di costruire’ esprime oggi il suo potenziale trascendente ponendosi come strumento di mediazione tra la nostra coscienza e il senso del vivere?
Quale forma espressiva, quale dimensione e materialità, quali logiche ed estetiche, hanno gli spazi di contemplazione, i luoghi di sosta, silenzio, preghiera e raccoglimento nel nostro tempo confuso e frenetico? In quali luoghi della vita quotidiana e della socialità sono presenti gli spazi di culto? Radunano ancora una collettività? In quale misura la costruiscono e la rappresentano dando forma alle nostre città? Su queste domande, il testo intende offrire alcuni spunti di riflessione.

La misura del sacro nella smisuratezza contemporanea

argenti maria;percoco maura
2022

Abstract

Il culto della ricchezza come parametro e dell’utile come misura di ogni cosa, il crollo delle ideologie, il prevalere di un modello basto sull’accumulo e sullo scarto, sembrano aver emancipato l’uomo contemporaneo dal sentimento del sacro, favorendone un processo di rimozione, di separazione, relegandolo alla condizione di mera ‘convenzione’ sociale, irragionevole alla fine in quanto apparentemente non fondato sulla ragione. Eppure, da più parti, arrivano segnali di un rinnovato bisogno e desiderio di sacralità (dalla radice sanscrita sac), che vuol dire anche unire collegare, attaccare, aderire), di luoghi capaci di significare dove trovare ristoro all’inquietudine delle nostre coscienze. Sacro non è infatti solo ciò che riguarda il culto. Sacro è anche ciò che a cui riserviamo una attenzione particolare, che proteggiamo come inviolabile.
Sacro è anche tutto ciò che rende visibile e duraturo nel tempo un rapporto, un legame. Sacre sono le nostre radici, ed è sacro ciò che vogliamo tramandare.
Sacro è ciò che ci rimanda ad un oltre.
 Qual è il contributo dell’architettura contemporanea in questo processo di risignificazione? In quali modi ‘l’arte di costruire’ esprime oggi il suo potenziale trascendente ponendosi come strumento di mediazione tra la nostra coscienza e il senso del vivere?
Quale forma espressiva, quale dimensione e materialità, quali logiche ed estetiche, hanno gli spazi di contemplazione, i luoghi di sosta, silenzio, preghiera e raccoglimento nel nostro tempo confuso e frenetico? In quali luoghi della vita quotidiana e della socialità sono presenti gli spazi di culto? Radunano ancora una collettività? In quale misura la costruiscono e la rappresentano dando forma alle nostre città? Su queste domande, il testo intende offrire alcuni spunti di riflessione.
978-88-229-0899-5
The cult of wealth as a parameter, and profit as a measure of all things, the collapse of ideologies, the prevalence of a model based on accumulation and waste, appear to have stripped contemporary man of any sentiment of the sacred. They appear to have favoured a process of removal, of separation, relegating the sacred to a mere social ‘convention’, in the end unreasonable for its apparent foundation atop reason. Yet, from multiple parts there arrive signals of a renewed need and desire for the sacred (from the Sanskrit root sac, which also signifies uniting, connecting, attaching, adhering), for spaces capable of signifying where to find refuge from our restless consciences. Sacred is not in fact tied only to religion and worship. The sacred is also something for which we reserve particular attention, that we protect as something inviolable.
The sacred is all that reveals and ensures the durability over time of a relationship, a bond. Sacred also refers to our roots, and all that we wish to pass on. The sacred is what takes us toward something beyond. What is the contribution of contemporary architecture to this process of resignification?
 In what ways does ‘the art of building’ today express its transcendent potential. To what degree does it present itself as an instrument of mediation between our conscience and the sense of our existence? What form of expression, what dimension and materiality, what logics and aesthetics, are possessed by spaces of contemplation, places of pause, silence, prayer and gathering in our confused and frantic era? In what spaces of everyday life and social interaction do we find spaces of worship? Do they still represent a gathering point for society? To what degree do they construct it and represent it, and give form to our cities? About these questions, the text intends offer some insights.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11573/1654105
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