In questa sede si intende analizzare l’ipotetico impatto dei terremoti nella definizione di un modello architettonico in uno specifi o lasso temporale. Lo studio riguarda l’architettura ecclesiastica di committenza angioina costruita nel Regno di Napoli tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo. La creazione di un nuovo modello costruttivo si sviluppa nel cantiere della chiesa di San Domenico Maggiore a Napoli, iniziata nel 1284, per poi trovare la sua maturazione nella cattedrale della medesima città, costruita a partire dal 1294. Si tratta di costruzioni finanziate o patrocinate dai re angioini e costruite da maestranze autoctone e d’Oltralpe. Edifici a croce latina, costituiti da tre navate, con un transetto svettante che si conclude con tre absidi poligonali voltate ad ombrello, dotate di contrafforti radiali sugli spigoli. È nota la volontà dei sovrani di “riprodurre” a Napoli la struttura e il gusto della corte francese, nella quale Carlo I d’Angiò (1226-1285), fratello del re di Francia, Luigi IX (1214-1270), si era formato. Tuttavia, rispetto alle architetture d’Oltralpe, in Italia meridionale gli edifici sono caratterizzati da una semplificazione formale e strutturale. La storiografia trova la ragione di tale scelta in motivazioni economiche ed estetiche sottovalutando, sovente, il problema strutturale e la questione legata ai terremoti. Si potrebbe, pertanto, provare a comprendere, alla luce delle nuove conoscenze sui terremoti nel Meridione italiano, se vi furono alcuni eventi particolari che portarono un cambiamento di rotta nelle scelte tecniche degli architetti attivi a corte e formatisi in area transalpina. Si tenterà un primo approccio partendo dalla notizia, nota alla storiografi a, del terremoto che distrusse la prima chiesa di Santa Maria Donnaregina nel 1293.

L’impatto dei terremoti nella genesi di un modello costruttivo. Il caso dell’architettura ecclesiastica di committenza angioina (fine XIII – inizio XIV secolo)

Arianna CARANNANTE
2022

Abstract

In questa sede si intende analizzare l’ipotetico impatto dei terremoti nella definizione di un modello architettonico in uno specifi o lasso temporale. Lo studio riguarda l’architettura ecclesiastica di committenza angioina costruita nel Regno di Napoli tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo. La creazione di un nuovo modello costruttivo si sviluppa nel cantiere della chiesa di San Domenico Maggiore a Napoli, iniziata nel 1284, per poi trovare la sua maturazione nella cattedrale della medesima città, costruita a partire dal 1294. Si tratta di costruzioni finanziate o patrocinate dai re angioini e costruite da maestranze autoctone e d’Oltralpe. Edifici a croce latina, costituiti da tre navate, con un transetto svettante che si conclude con tre absidi poligonali voltate ad ombrello, dotate di contrafforti radiali sugli spigoli. È nota la volontà dei sovrani di “riprodurre” a Napoli la struttura e il gusto della corte francese, nella quale Carlo I d’Angiò (1226-1285), fratello del re di Francia, Luigi IX (1214-1270), si era formato. Tuttavia, rispetto alle architetture d’Oltralpe, in Italia meridionale gli edifici sono caratterizzati da una semplificazione formale e strutturale. La storiografia trova la ragione di tale scelta in motivazioni economiche ed estetiche sottovalutando, sovente, il problema strutturale e la questione legata ai terremoti. Si potrebbe, pertanto, provare a comprendere, alla luce delle nuove conoscenze sui terremoti nel Meridione italiano, se vi furono alcuni eventi particolari che portarono un cambiamento di rotta nelle scelte tecniche degli architetti attivi a corte e formatisi in area transalpina. Si tenterà un primo approccio partendo dalla notizia, nota alla storiografi a, del terremoto che distrusse la prima chiesa di Santa Maria Donnaregina nel 1293.
978-88-86638-94-4
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