Gli elementi chimici sono naturalmente presenti nell’ambiente, aria compresa, ma la loro concentrazione può variare a causa del contributo di attività antropiche e naturali [1]. Le sole misure di monitoraggio ambientale possono non bastare a definire il rischio tossicologico connesso all’esposizione e, per questo, si ricorre alla misura di indicatori biologici di esposizione, in modo da dosare l’inquinante o un suo metabolita direttamente nell’organismo, tenendo conto di alcune variabili ascrivibili alle abitudini e stili di vita, alla suscettibilità individuale, al genere, all’età e così via. La determinazione del contenuto elementare in matrici biologiche umane può essere un utile strumento per valutare l’esposizione a contaminanti negli ambienti di vita e di lavoro e realizzare appropriati processi di risk assessment e management a tutela della salute umana [1-4]. Tra le matrici biologiche idonee per studi di biomonitoraggio umano si possono annoverare capelli, urine e unghie, che hanno il vantaggio di poter essere prelevate facilmente e in modo non invasivo [1-4]. Nel presente contributo sono riportati due casi studio: nel primo è stata valutata l’esposizione a fumo passivo in ambiente domestico di alcuni bambini italiani sani in età scolare mediante analisi degli elementi nelle urine, mentre nel secondo è stata valutata l’esposizione professionale a inquinamento atmosferico nel mercato di Medeber ad Asmara, in Africa di un gruppo di adulti attraverso l’analisi elementare dei capelli. La determinazione degli elementi è stata eseguita tramite spettroscopia atomica a plasma accoppiato induttivamente con rivelazione di massa, mentre l’analisi del Hg è stata condotta tramite spettroscopia di fluorescenza atomica a vapori freddi. Le urine dei bambini esposti a fumo passivo hanno presentato una maggiore concentrazione di Co, Ga, Li, Sr, Ti, e V [2]. I capelli dei lavoratori di Medeber hanno mostrato un contenuto maggiore di Cu, Zn, Sb, Pb e Fe, tutti elementi contenuti nelle materie prime lavorate nel mercato e potenzialmente tossici per la salute umana [3]. Nei capelli delle lavoratrici, invece, è stata evidenziata una maggiore concentrazione di Hg, molto probabilmente dovuto alla lavorazione delle spezie [4]. Entrambi i casi studio hanno dimostrato come le matrici biologiche investigate siano utili strumenti per stimare l’esposizione a inquinanti presenti in ambienti indoor e outdoor di vita e di lavoro, sia per popolazioni adulte sia per quelle pediatriche. Bibliografia [1] M.L. Astolfi et al., (2020). Analytical Methods, 12, 1906–1918. [2] C. Protano et al., (2016). Science of the Total Environment, 557–558, 378–385. [3] C. Protano et al., (2020). Biological Trace Element Research, 197, 89–100. [4] M.L. Astolfi et al., (2020). International Journal of Environmental Research and Public Health, 17, 1911.

Qualità dell’aria e concentrazione elementare in capelli e urine / Astolfi, Maria Luisa; Canepari, Silvia; Marconi, Elisabetta; Brunori, Marco; Piamonti, Daniel; Antonucci, Arianna; Vitali, Matteo; Protano, Carmela. - 1:1(2022), pp. 1-188. ((Intervento presentato al convegno PM2022 - X CONVEGNO SUL PARTICOLATO ATMOSFERICO tenutosi a Bologna.

Qualità dell’aria e concentrazione elementare in capelli e urine

Maria Luisa Astolfi
;
Silvia Canepari;Elisabetta Marconi;Marco Brunori;Daniel Piamonti;Arianna Antonucci;Matteo Vitali;Carmela Protano
2022

Abstract

Gli elementi chimici sono naturalmente presenti nell’ambiente, aria compresa, ma la loro concentrazione può variare a causa del contributo di attività antropiche e naturali [1]. Le sole misure di monitoraggio ambientale possono non bastare a definire il rischio tossicologico connesso all’esposizione e, per questo, si ricorre alla misura di indicatori biologici di esposizione, in modo da dosare l’inquinante o un suo metabolita direttamente nell’organismo, tenendo conto di alcune variabili ascrivibili alle abitudini e stili di vita, alla suscettibilità individuale, al genere, all’età e così via. La determinazione del contenuto elementare in matrici biologiche umane può essere un utile strumento per valutare l’esposizione a contaminanti negli ambienti di vita e di lavoro e realizzare appropriati processi di risk assessment e management a tutela della salute umana [1-4]. Tra le matrici biologiche idonee per studi di biomonitoraggio umano si possono annoverare capelli, urine e unghie, che hanno il vantaggio di poter essere prelevate facilmente e in modo non invasivo [1-4]. Nel presente contributo sono riportati due casi studio: nel primo è stata valutata l’esposizione a fumo passivo in ambiente domestico di alcuni bambini italiani sani in età scolare mediante analisi degli elementi nelle urine, mentre nel secondo è stata valutata l’esposizione professionale a inquinamento atmosferico nel mercato di Medeber ad Asmara, in Africa di un gruppo di adulti attraverso l’analisi elementare dei capelli. La determinazione degli elementi è stata eseguita tramite spettroscopia atomica a plasma accoppiato induttivamente con rivelazione di massa, mentre l’analisi del Hg è stata condotta tramite spettroscopia di fluorescenza atomica a vapori freddi. Le urine dei bambini esposti a fumo passivo hanno presentato una maggiore concentrazione di Co, Ga, Li, Sr, Ti, e V [2]. I capelli dei lavoratori di Medeber hanno mostrato un contenuto maggiore di Cu, Zn, Sb, Pb e Fe, tutti elementi contenuti nelle materie prime lavorate nel mercato e potenzialmente tossici per la salute umana [3]. Nei capelli delle lavoratrici, invece, è stata evidenziata una maggiore concentrazione di Hg, molto probabilmente dovuto alla lavorazione delle spezie [4]. Entrambi i casi studio hanno dimostrato come le matrici biologiche investigate siano utili strumenti per stimare l’esposizione a inquinanti presenti in ambienti indoor e outdoor di vita e di lavoro, sia per popolazioni adulte sia per quelle pediatriche. Bibliografia [1] M.L. Astolfi et al., (2020). Analytical Methods, 12, 1906–1918. [2] C. Protano et al., (2016). Science of the Total Environment, 557–558, 378–385. [3] C. Protano et al., (2020). Biological Trace Element Research, 197, 89–100. [4] M.L. Astolfi et al., (2020). International Journal of Environmental Research and Public Health, 17, 1911.
978-88-942135-4-6
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11573/1650621
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