Il Lago di Vico è uno dei laghi vulcanici con il miglior stato di conservazione dell'Italia centrale ed uno dei bacini più studiati a livello europeo: è oggetto di indagini sin dagli anni '60, da parte di istituti di ricerca italiani e stranieri. Sebbene la crescente antropizzazione dell'area abbia comportato importanti mutamenti soprattutto nell'uso del suolo della caldera, con conseguenze sullo stato trofico del lago, Vico rappresenta ancora un'importante area di studio per analizzare le dinamiche della vegetazione acquatica e ripariale. In questo scenario, il ruolo dell'area protetta è quello di conservare gli ecosistemi presenti e per questo scopo si ritiene indispensabile promuovere la ricerca di base, indirizzandola in particolare verso studi che forniscano indicazioni gestionali il più possibile univoche e concrete. Lo studio della vegetazione acquatica è di importanza cruciale, non solo perché coinvolge direttamente habitat tutelati a livello comunitario, dove svernano migliaia di uccelli, ma anche perché la vegetazione rappresenta un ottimo indicatore ambientale: essa fornisce informazioni sullo stato di conservazione dell'intero ecosistema e può essere studiata tramite indagini relativamente semplici, che non necessitano di esami di laboratorio o di strumentazioni complesse, quindi con un rapporto ottimale costi-benefici. Questo studio, che nasce grazie alla collaborazione con l'Agenzia Regionale per i Parchi, rappresenta un aggiornamento delle ricerche sulla vegetazione della caldera effettuate alla fine degli anni '80 e un approfondimento delle conoscenze sulla vegetazione sommersa. Il confronto con i dati pregressi ha confermato alcune tendenze negative in atto già 30 anni fa, ossia un progressivo impoverimento floristico e una riduzione dell'estensione della vegetazione sommersa, ma allo stesso tempo lo studio ha fornito alcune sorprese positive, come nel caso di Nitellopsis obtusa, una macroalga molto diffusa a Vico di cui è stato possibile documentare la riproduzione sessuata per la prima volta in Europa. Le ricerche svolte hanno permesso anche di verificare concretamente gli effetti di un importante intervento di gestione finalizzato alla regolazione del livello del lago e realizzato dalla Riserva: il ripristino della chiusa farnesiana sull'emissario artificiale Rio Vicano. Si ipotizzava da tempo l'importanza di mantenere un alto livello delle acque del lago e gli studi per il piano di gestione confermavano questa idea. Nel 2009, a seguito delle abbondanti precipitazioni invernali e dell'entrata in funzione della chiusa, il livello del lago si è mantenuto alto e le approfondite ricerche in campo, in corso dal 2007, hanno permesso di monitorare puntualmente le modificazioni della vegetazione: alcune specie rare (Ranunculus baudotii, Juncus bufonius) scomparse o sull'orlo dell'estinzione locale sono tornate a vegetare con buone popolazioni in aree dove erano assenti negli anni precedenti. Questo studio ha così dimostrato in modo univoco l'importanza di mantenere un alto livello delle acque del Lago di Vico e ha permesso di chiudere il cerchio virtuoso di conoscenza-gestione-monitoraggio, che rappresenta uno dei paradigmi della conservazione e sicuramente un aspetto di eccellenza per un'area protetta.

Atlante della vegetazione ripariale e sommersa della Riserva Naturale Regionale Lago di Vico / Azzella, M. M.; Scarfò, F.. - (2010).

Atlante della vegetazione ripariale e sommersa della Riserva Naturale Regionale Lago di Vico

Azzella M. M.;
2010

Abstract

Il Lago di Vico è uno dei laghi vulcanici con il miglior stato di conservazione dell'Italia centrale ed uno dei bacini più studiati a livello europeo: è oggetto di indagini sin dagli anni '60, da parte di istituti di ricerca italiani e stranieri. Sebbene la crescente antropizzazione dell'area abbia comportato importanti mutamenti soprattutto nell'uso del suolo della caldera, con conseguenze sullo stato trofico del lago, Vico rappresenta ancora un'importante area di studio per analizzare le dinamiche della vegetazione acquatica e ripariale. In questo scenario, il ruolo dell'area protetta è quello di conservare gli ecosistemi presenti e per questo scopo si ritiene indispensabile promuovere la ricerca di base, indirizzandola in particolare verso studi che forniscano indicazioni gestionali il più possibile univoche e concrete. Lo studio della vegetazione acquatica è di importanza cruciale, non solo perché coinvolge direttamente habitat tutelati a livello comunitario, dove svernano migliaia di uccelli, ma anche perché la vegetazione rappresenta un ottimo indicatore ambientale: essa fornisce informazioni sullo stato di conservazione dell'intero ecosistema e può essere studiata tramite indagini relativamente semplici, che non necessitano di esami di laboratorio o di strumentazioni complesse, quindi con un rapporto ottimale costi-benefici. Questo studio, che nasce grazie alla collaborazione con l'Agenzia Regionale per i Parchi, rappresenta un aggiornamento delle ricerche sulla vegetazione della caldera effettuate alla fine degli anni '80 e un approfondimento delle conoscenze sulla vegetazione sommersa. Il confronto con i dati pregressi ha confermato alcune tendenze negative in atto già 30 anni fa, ossia un progressivo impoverimento floristico e una riduzione dell'estensione della vegetazione sommersa, ma allo stesso tempo lo studio ha fornito alcune sorprese positive, come nel caso di Nitellopsis obtusa, una macroalga molto diffusa a Vico di cui è stato possibile documentare la riproduzione sessuata per la prima volta in Europa. Le ricerche svolte hanno permesso anche di verificare concretamente gli effetti di un importante intervento di gestione finalizzato alla regolazione del livello del lago e realizzato dalla Riserva: il ripristino della chiusa farnesiana sull'emissario artificiale Rio Vicano. Si ipotizzava da tempo l'importanza di mantenere un alto livello delle acque del lago e gli studi per il piano di gestione confermavano questa idea. Nel 2009, a seguito delle abbondanti precipitazioni invernali e dell'entrata in funzione della chiusa, il livello del lago si è mantenuto alto e le approfondite ricerche in campo, in corso dal 2007, hanno permesso di monitorare puntualmente le modificazioni della vegetazione: alcune specie rare (Ranunculus baudotii, Juncus bufonius) scomparse o sull'orlo dell'estinzione locale sono tornate a vegetare con buone popolazioni in aree dove erano assenti negli anni precedenti. Questo studio ha così dimostrato in modo univoco l'importanza di mantenere un alto livello delle acque del Lago di Vico e ha permesso di chiudere il cerchio virtuoso di conoscenza-gestione-monitoraggio, che rappresenta uno dei paradigmi della conservazione e sicuramente un aspetto di eccellenza per un'area protetta.
978-88-95213-32-3
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11573/1645790
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