Production, patronage, and circulation of pre¬cious artifacts in the Venetian settlements and ports of the Levant is a comparatively neglect¬ed aspect of the artistic relationships between Venice and Byzantium in the Middle Ages. Re¬cords in the Archivio di Stato di Venezia shed new light on a topic that is otherwise difficult to study, due to the ‘movable’ nature of the arti¬facts themselves. Among these primary sources, two refer to events associated with the purchase, deal, and even theft of liturgical implements for Venetian churches of the Outremer in the 13th century: the first one concerns the purchase of liturgical vessels by the bishop of Rhaidestos in 1231; the second one takes place in 1221, and concerns the theft of objects from the treasury of the monastery of St. John on Patmos, the subsequent trial of the Venetian pirates who committed the theft, and the subsequent disap¬pearance of the objects. Analyzing these docu¬ments helps to understand how liturgical imple¬ments were gathered and displaced throughout the Mediterranean. These records also make it possible to reconstruct the treasures and collec¬tions of Latin churches and communities in the East and highlight their relationship with the coeval Byzantine production.

Un aspetto poco studiato delle relazioni artisti¬che tra Venezia e Bisanzio nel Medioevo è quello della produzione, committenza e circolazione di opere d’arte suntuaria nei quartieri e negli scali marittimi veneziani del Levante. Le notizie re¬gistrate nei documenti dell’Archivio di Stato di Venezia permettono di orientarsi in un contesto altrimenti difficile da indagare, poiché inevitabilmente alterato dalle dispersioni dovute alla stessa natura ‘trasportabile’ di tali oggetti. Tra le testimonianze veneziane vi sono due documenti che si riferiscono a vendite, acquisti e persino furti di suppellettile liturgica destinata alle chiese ve¬neziane dell’Oltremare nel XIII secolo. Il primo si riferisce ad un acquisto di oggetti liturgici da parte del vescovo di Rodosto nel 1231; il secon¬do al furto avvenuto nel 1221 ai danni del tesoro del monastero di S. Giovanni a Patmos, al rela¬tivo processo dei pirati veneziani che lo avevano commesso, e alla successiva dispersione degli oggetti rubati. L’analisi dei documenti origina¬li permette di ripercorrere le dinamiche di approvvigionamento e diffusione di tali manufatti preziosi da un luogo all’altro del Mediterraneo e di iniziare a ricomporre – sebbene virtualmen¬te – le collezioni di tesori e corredi delle chiese latine in Oriente, individuandone le strette rela¬zioni con la coeva produzione bizantina.

Venezia nel Levante nel XIII secolo: note su alcuni oggetti sacri / Bevilacqua, L. - In: ARTE MEDIEVALE. - ISSN 0393-7267. - (2020), pp. 305-314.

Venezia nel Levante nel XIII secolo: note su alcuni oggetti sacri

BEVILACQUA L
2020

Abstract

Un aspetto poco studiato delle relazioni artisti¬che tra Venezia e Bisanzio nel Medioevo è quello della produzione, committenza e circolazione di opere d’arte suntuaria nei quartieri e negli scali marittimi veneziani del Levante. Le notizie re¬gistrate nei documenti dell’Archivio di Stato di Venezia permettono di orientarsi in un contesto altrimenti difficile da indagare, poiché inevitabilmente alterato dalle dispersioni dovute alla stessa natura ‘trasportabile’ di tali oggetti. Tra le testimonianze veneziane vi sono due documenti che si riferiscono a vendite, acquisti e persino furti di suppellettile liturgica destinata alle chiese ve¬neziane dell’Oltremare nel XIII secolo. Il primo si riferisce ad un acquisto di oggetti liturgici da parte del vescovo di Rodosto nel 1231; il secon¬do al furto avvenuto nel 1221 ai danni del tesoro del monastero di S. Giovanni a Patmos, al rela¬tivo processo dei pirati veneziani che lo avevano commesso, e alla successiva dispersione degli oggetti rubati. L’analisi dei documenti origina¬li permette di ripercorrere le dinamiche di approvvigionamento e diffusione di tali manufatti preziosi da un luogo all’altro del Mediterraneo e di iniziare a ricomporre – sebbene virtualmen¬te – le collezioni di tesori e corredi delle chiese latine in Oriente, individuandone le strette rela¬zioni con la coeva produzione bizantina.
Production, patronage, and circulation of pre¬cious artifacts in the Venetian settlements and ports of the Levant is a comparatively neglect¬ed aspect of the artistic relationships between Venice and Byzantium in the Middle Ages. Re¬cords in the Archivio di Stato di Venezia shed new light on a topic that is otherwise difficult to study, due to the ‘movable’ nature of the arti¬facts themselves. Among these primary sources, two refer to events associated with the purchase, deal, and even theft of liturgical implements for Venetian churches of the Outremer in the 13th century: the first one concerns the purchase of liturgical vessels by the bishop of Rhaidestos in 1231; the second one takes place in 1221, and concerns the theft of objects from the treasury of the monastery of St. John on Patmos, the subsequent trial of the Venetian pirates who committed the theft, and the subsequent disap¬pearance of the objects. Analyzing these docu¬ments helps to understand how liturgical imple¬ments were gathered and displaced throughout the Mediterranean. These records also make it possible to reconstruct the treasures and collec¬tions of Latin churches and communities in the East and highlight their relationship with the coeval Byzantine production.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/1644332
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