Katsuhiro Otomo (Hasama, 1954) is universally recognized as one of the masters of the Japanese comics industry. Akira (1982), a science fiction story set in a location characterized by endless skyscrapers, is certainly his most internationally known work. Two years before giving life to the world of Akira, Otomo laid the foundations for the creation of a coherent urban scenario in Dōmu, A Child’s Dream. Dōmu’s story is entirely set in an intensive Japanese condominium, a huge snake building called Tsutsumi Danchi. An architecture that Otomo represents in too much detail to be his own invention. The reference for Tsutsumi is in fact the Shibazono Danchi, a building of intensive housing located in the Saitama prefecture. Otomo, like an expert director, selects the location, distort-ing and shaping it to fit his vision. Through dramatic and highly detailed perspectives, Otomo makes the Tsutsumi Danchi one of the protagonists of the story. The paper aims to investigate how much drawing allows one to manipulate a simple suburban architecture to satisfy a creative vision. A dead inanimate object within the narrative becomes alive, pulsating with information. The drawing thus allows, like a cinematographic shot of a visionary author, to create a new world (tangential to the real one) but absolutely new and which has a life of its own.

Katsuhiro Otomo (Hasama, 1954) è universalmente riconosciuto come uno dei più importanti maestri dell’industria del fumetto giapponese. Akira (1982), storia di fantascienza che presenta una location caratterizzata dai sterminati grattacieli, è sicuramente la sua opera più nota a livello internazionale. Due anni prima di dar vita al mondo di Akira, Otomo gettò le basi della creazione di uno scenario urbano coerente in Dōmu, Sogni di Bambini. La storia di Dōmu è interamente ambientata in un condominio intensivo giapponese, un enorme serpentone chiamato Tsutsumi Danchi. Un’architettura che Otomo rappresenta in modo fin troppo detta-gliato per essere una sua invenzione. Il riferimento per lo Tsutsumi infatti è lo Shibazono Danchi, un edificio di abitazioni intensive situato nella prefettura di Saitama. Otomo, come un regista navigato, seleziona la location, distorcendola e plasmandola rispetto alla sua visione. Attraverso prospettive drammatiche e dettagliatissime, Otomo rende l’edificio a tutti gli effetti uno dei protagonisti del racconto. Il paper si propone di indagare quanto il disegno riesca a manipolare una semplice architettura suburbana per soddi-sfare una visione creativa. Un oggetto morto, inanimato, all’interno della narrazione diventa vivo, pulsante di informazioni. Il disegno permette così, al pari di una inquadratura cinematografica di un autore visionario, di creare un nuovo mondo (tangenziale a quello reale di riferimento) ma assolutamente nuovo e che vive di vita propria.

Dōmu di Katsuhiro Otomo. Dal reale all’immaginario, l’architettura come parte integrante della narrazione / Diacodimitri, Alekos; Rebecchini, Federico. - In: DISEGNO. - ISSN 2533-2899. - 09/2021:(2021), pp. 193-204.

Dōmu di Katsuhiro Otomo. Dal reale all’immaginario, l’architettura come parte integrante della narrazione

Alekos Diacodimitri;Federico Rebecchini
2021

Abstract

Katsuhiro Otomo (Hasama, 1954) è universalmente riconosciuto come uno dei più importanti maestri dell’industria del fumetto giapponese. Akira (1982), storia di fantascienza che presenta una location caratterizzata dai sterminati grattacieli, è sicuramente la sua opera più nota a livello internazionale. Due anni prima di dar vita al mondo di Akira, Otomo gettò le basi della creazione di uno scenario urbano coerente in Dōmu, Sogni di Bambini. La storia di Dōmu è interamente ambientata in un condominio intensivo giapponese, un enorme serpentone chiamato Tsutsumi Danchi. Un’architettura che Otomo rappresenta in modo fin troppo detta-gliato per essere una sua invenzione. Il riferimento per lo Tsutsumi infatti è lo Shibazono Danchi, un edificio di abitazioni intensive situato nella prefettura di Saitama. Otomo, come un regista navigato, seleziona la location, distorcendola e plasmandola rispetto alla sua visione. Attraverso prospettive drammatiche e dettagliatissime, Otomo rende l’edificio a tutti gli effetti uno dei protagonisti del racconto. Il paper si propone di indagare quanto il disegno riesca a manipolare una semplice architettura suburbana per soddi-sfare una visione creativa. Un oggetto morto, inanimato, all’interno della narrazione diventa vivo, pulsante di informazioni. Il disegno permette così, al pari di una inquadratura cinematografica di un autore visionario, di creare un nuovo mondo (tangenziale a quello reale di riferimento) ma assolutamente nuovo e che vive di vita propria.
Katsuhiro Otomo (Hasama, 1954) is universally recognized as one of the masters of the Japanese comics industry. Akira (1982), a science fiction story set in a location characterized by endless skyscrapers, is certainly his most internationally known work. Two years before giving life to the world of Akira, Otomo laid the foundations for the creation of a coherent urban scenario in Dōmu, A Child’s Dream. Dōmu’s story is entirely set in an intensive Japanese condominium, a huge snake building called Tsutsumi Danchi. An architecture that Otomo represents in too much detail to be his own invention. The reference for Tsutsumi is in fact the Shibazono Danchi, a building of intensive housing located in the Saitama prefecture. Otomo, like an expert director, selects the location, distort-ing and shaping it to fit his vision. Through dramatic and highly detailed perspectives, Otomo makes the Tsutsumi Danchi one of the protagonists of the story. The paper aims to investigate how much drawing allows one to manipulate a simple suburban architecture to satisfy a creative vision. A dead inanimate object within the narrative becomes alive, pulsating with information. The drawing thus allows, like a cinematographic shot of a visionary author, to create a new world (tangential to the real one) but absolutely new and which has a life of its own.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11573/1605345
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