L’architettura effimera ha da sempre costituito allo stesso tempo un efficace metodo di sperimentazione spaziale e una intensa manifestazione del momento storico in cui viene concepita. Il progetto di un’architettura destinata a durare per breve tempo si configura come il tentativo di interpretare una realtà storica, sociale e filosofica precisamente collocata nel tempo e nello spazio e di trasformarla in forma architettonica. I padiglioni progettati per la Serpentine Gallery di Londra, all’interno di Kensington Garden, costituiscono ogni anno un’interessante occasione in cui lasciar prendere forma a tali ricerche e riflessioni. La galleria, negli anni, è stata il silente sfondo per le più svariate sperimentazioni spaziali, sintesi tra massima espressione formale, legittimata dalla condizione di temporaneità, e materializzazione dell’avvicendarsi di modi sempre diversi di interpretare lo spazio e le sue delimitazioni. È in questo quadro che si colloca il Serpentine Pavilion realizzato nel 2018, effimera ma eloquente espressione della poetica, dell’esperienza e della cultura di Frida Escobedo. Il padiglione si rivela un’intensa commistione di elementi dell’architettura messicana e dell’individualità dell’architetta, tenuti insieme dai pochi, stereometrici segni che cingono lo spazio espositivo e ne delineano accessi e percorrenze. Frida Escobedo materializza in questo padiglione una delle tematiche preminenti della sua ricerca e progettazione architettonica: l’esperienza corporea, non soltanto visiva, che il fruitore compie all’interno dello spazio architettonico non costituisce una mera casualità, ma un elemento della realizzazione, necessario al compimento dell’opera e intuito già in fase progettuale. Frida Escobedo, riesaminando tematiche a lei care, come il legame tra modernismo e architettura messicana, le mette in atto nella realizzazione di un’opera capace di riassumere in poche linee tutta la forza espressiva della sua poetica, inevitabilmente legata a riflessioni e ricerche contemporanee, a cominciare proprio dal modo in cui il concetto di limite, di recinto, possa essere decostruito e reinterpretato.

Il recinto come filtro percettivo. Riferimenti modernisti ed espressioni contemporanee nel Serpentine Pavilion di Frida Escobedo / Gallo, Alessia. - (2021), pp. 140-147. ((Intervento presentato al convegno ESPACIAR 2021 International Congress tenutosi a ETSAVa - Universidad de Valladolid / Università IUAV di Venezia.

Il recinto come filtro percettivo. Riferimenti modernisti ed espressioni contemporanee nel Serpentine Pavilion di Frida Escobedo

Alessia Gallo
2021

Abstract

L’architettura effimera ha da sempre costituito allo stesso tempo un efficace metodo di sperimentazione spaziale e una intensa manifestazione del momento storico in cui viene concepita. Il progetto di un’architettura destinata a durare per breve tempo si configura come il tentativo di interpretare una realtà storica, sociale e filosofica precisamente collocata nel tempo e nello spazio e di trasformarla in forma architettonica. I padiglioni progettati per la Serpentine Gallery di Londra, all’interno di Kensington Garden, costituiscono ogni anno un’interessante occasione in cui lasciar prendere forma a tali ricerche e riflessioni. La galleria, negli anni, è stata il silente sfondo per le più svariate sperimentazioni spaziali, sintesi tra massima espressione formale, legittimata dalla condizione di temporaneità, e materializzazione dell’avvicendarsi di modi sempre diversi di interpretare lo spazio e le sue delimitazioni. È in questo quadro che si colloca il Serpentine Pavilion realizzato nel 2018, effimera ma eloquente espressione della poetica, dell’esperienza e della cultura di Frida Escobedo. Il padiglione si rivela un’intensa commistione di elementi dell’architettura messicana e dell’individualità dell’architetta, tenuti insieme dai pochi, stereometrici segni che cingono lo spazio espositivo e ne delineano accessi e percorrenze. Frida Escobedo materializza in questo padiglione una delle tematiche preminenti della sua ricerca e progettazione architettonica: l’esperienza corporea, non soltanto visiva, che il fruitore compie all’interno dello spazio architettonico non costituisce una mera casualità, ma un elemento della realizzazione, necessario al compimento dell’opera e intuito già in fase progettuale. Frida Escobedo, riesaminando tematiche a lei care, come il legame tra modernismo e architettura messicana, le mette in atto nella realizzazione di un’opera capace di riassumere in poche linee tutta la forza espressiva della sua poetica, inevitabilmente legata a riflessioni e ricerche contemporanee, a cominciare proprio dal modo in cui il concetto di limite, di recinto, possa essere decostruito e reinterpretato.
9788413201689
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11573/1596282
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