Le utopie sono forme ideali che la nostra immaginazione attribuisce a una realtà futura. È stata una pratica comune in tutta la storia dell'architettura utilizzare l'utopia come mezzo per immaginare la città futura, o la città ideale. Due tipi di processo hanno sempre guidato, in parallelo, l'evoluzione dell'umanità: da un lato, quello tecnologico, oggi anche informatico, basato sull'intelletto umano e sulla ricerca scientifica; dall'altro, quello guidato dagli impulsi dell'individuo o della società, contingente e variabile, spontaneo e difficile da programmare. Di conseguenza, si delineano due diverse visioni della città futura, due linee guida per immaginarla. Da un lato, si aprono scenari ipertecnologici, in cui l'informatizzazione è alla base della vita urbana quotidiana e lo spazio digitale si sovrappone allo spazio pubblico; dall'altro, nuovi modelli abitativi si ispirano alla logica dell'architettura spontanea per la pianificazione di una città le cui regole sono dettate principalmente da desideri e bisogni. Da una parte la programmazione totale, dall'altra la spontaneità più libera. Da una parte la città informatica, dall'altra la città informale. L'intenzione è quella di confrontare le due utopie, che corrispondono alle due strategie che utilizziamo per immaginare il futuro delle nostre città: lo straordinario e sempre più rapido sviluppo tecnologico e lo studio delle tensioni che guidano i processi umani spontanei. Anche se le due strade possono sembrare antitetiche, in realtà cercano di rispondere alla stessa esigenza: progettare gli spazi di una città a misura dell'uomo contemporaneo, che sia in grado di rispondere ai suoi bisogni e a quelli della società di oggi. Il mondo è in una fase di cambiamento le cui conseguenze diventano giorno dopo giorno sempre più tangibili, sia dal punto di vista ecologico che sociale. Ma è possibile definire quale sia il modo migliore di vivere in mezzo a questi cambiamenti? Il controllo totale, capace di contemplare tutte le possibili variabili del cambiamento, o lasciare spazio alla casualità dello sviluppo naturale delle cose e poter trovare di volta in volta, per ogni problema, una nuova soluzione? Si cercherà di definire, attraverso l'analisi delle utopie contemporanee - ormai quasi divenute realtà -, attraverso quali strade si stanno conducendo visioni antitetiche della città futura. Da una parte Neom (Arabia Saudita), la più grande smart city del mondo, dall'altra Almere Oosterwold (Olanda), che sperimenta l'auto-organizzazione urbana.

Programmazione totale e processi spontanei. Due utopie contemporanee antitetiche come modi di immaginare le città future / Gallo, Alessia. - In: ANFIONE E ZETO. - ISSN 0394-8021. - :30(2021), pp. 373-377.

Programmazione totale e processi spontanei. Due utopie contemporanee antitetiche come modi di immaginare le città future

Alessia Gallo
2021

Abstract

Le utopie sono forme ideali che la nostra immaginazione attribuisce a una realtà futura. È stata una pratica comune in tutta la storia dell'architettura utilizzare l'utopia come mezzo per immaginare la città futura, o la città ideale. Due tipi di processo hanno sempre guidato, in parallelo, l'evoluzione dell'umanità: da un lato, quello tecnologico, oggi anche informatico, basato sull'intelletto umano e sulla ricerca scientifica; dall'altro, quello guidato dagli impulsi dell'individuo o della società, contingente e variabile, spontaneo e difficile da programmare. Di conseguenza, si delineano due diverse visioni della città futura, due linee guida per immaginarla. Da un lato, si aprono scenari ipertecnologici, in cui l'informatizzazione è alla base della vita urbana quotidiana e lo spazio digitale si sovrappone allo spazio pubblico; dall'altro, nuovi modelli abitativi si ispirano alla logica dell'architettura spontanea per la pianificazione di una città le cui regole sono dettate principalmente da desideri e bisogni. Da una parte la programmazione totale, dall'altra la spontaneità più libera. Da una parte la città informatica, dall'altra la città informale. L'intenzione è quella di confrontare le due utopie, che corrispondono alle due strategie che utilizziamo per immaginare il futuro delle nostre città: lo straordinario e sempre più rapido sviluppo tecnologico e lo studio delle tensioni che guidano i processi umani spontanei. Anche se le due strade possono sembrare antitetiche, in realtà cercano di rispondere alla stessa esigenza: progettare gli spazi di una città a misura dell'uomo contemporaneo, che sia in grado di rispondere ai suoi bisogni e a quelli della società di oggi. Il mondo è in una fase di cambiamento le cui conseguenze diventano giorno dopo giorno sempre più tangibili, sia dal punto di vista ecologico che sociale. Ma è possibile definire quale sia il modo migliore di vivere in mezzo a questi cambiamenti? Il controllo totale, capace di contemplare tutte le possibili variabili del cambiamento, o lasciare spazio alla casualità dello sviluppo naturale delle cose e poter trovare di volta in volta, per ogni problema, una nuova soluzione? Si cercherà di definire, attraverso l'analisi delle utopie contemporanee - ormai quasi divenute realtà -, attraverso quali strade si stanno conducendo visioni antitetiche della città futura. Da una parte Neom (Arabia Saudita), la più grande smart city del mondo, dall'altra Almere Oosterwold (Olanda), che sperimenta l'auto-organizzazione urbana.
978-88-9387-163-1
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11573/1596276
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