Back to the Future. The Vision of Lina Bo Bardi. The awarding of the Golden Lion in memory of Lina Bo Bardi is an occasion for a reflection on the relationship between architecture and diverse cultural identities, between tradition and progress, between identity and togetherness. All at a time when the global pandemic crisis appears to mark a true and proper turning point in history. Lina quickly understood the critical questions of her era. For this she insisted, her cries falling on deaf ears, on the social dimension of the architect’s labours, pursuing an approach that integrated environmental questions. She contested both the investment in uncontrolled, banal and inhuman development, and the past-thinking ideal of postmodern movements. She worked with a diverse concept of modernity, which was visionary without being paranoid, bound to history without being rooted in the past, common without being banal, founded on the possibility to accept tradition and diversity, combining identity with hybridization. Refuting the cult of purity, she proposed a dynamic idea of identity, rooted in the keyword together. Coordinating was not simply a question of connecting, but understanding the underlying unity of everything. Her lesson offers us a key to formulating a hypothesis for a sustainable future. The re-examination of her work challenges us to learn, also from indigenous cultures, another way of “designing” the future. Not to repeat what has already been done. But a different way of imagining, with an intelligence we have lost, new projects for a new world.

Il Leone d’oro alla memoria di Lina Bo Bardi è l’occasione per una riflessione sul rapporto fra l’architettura e le diverse identità culturali, fra tradizione e progresso, fra identità e togetherness; in un momento in cui la crisi pandemica mondiale sembra segnare un vero e proprio tornante nella storia. Lina capì molto in fretta le criticità del tempo. Per questo insistette, inascoltata, sulla dimensione sociale del lavoro dell’architetto, seguendo un approccio integrale ai temi dell’ambiente. Contestò sia la scommessa su uno sviluppo incontrollato, banale e disumano sia l’ideale passatista dei movimenti postmoderni. Lavorò su un diverso concetto di modernità, visionario senza essere paranoico, legato alla storia senza essere passatista, comune senza essere banale, fondato sulla possibilità di farsi carico della tradizione e delle diversità coniugando identità e meticciato. Rifiutando il culto della purezza, propose una idea dinamica di identità dove insieme è la parola chiave. E coordinare non è semplicemente connettere ma cogliere l’unità di fondo del tutto. Nella sua lezione si può trovare una chiave per formulare un’ipotesi di futuro sostenibile. La rilettura delle sue opere ci sfida a imparare, anche dalle culture indigene un altro modo di “architettare” il futuro. Non per fare le stesse cose di un tempo. Ma per pensare in modo diverso, con una saggezza che abbiamo perduto, progetti nuovi per un mondo nuovo.

Ritorno al futuro. La visione di Lina Bo Bardi / Argenti, Maria. - In: RASSEGNA DI ARCHITETTURA E URBANISTICA. - ISSN 0392-8608. - 56 (annata LVI):164(2021), pp. 52-59.

Ritorno al futuro. La visione di Lina Bo Bardi

Argenti, Maria
2021

Abstract

Il Leone d’oro alla memoria di Lina Bo Bardi è l’occasione per una riflessione sul rapporto fra l’architettura e le diverse identità culturali, fra tradizione e progresso, fra identità e togetherness; in un momento in cui la crisi pandemica mondiale sembra segnare un vero e proprio tornante nella storia. Lina capì molto in fretta le criticità del tempo. Per questo insistette, inascoltata, sulla dimensione sociale del lavoro dell’architetto, seguendo un approccio integrale ai temi dell’ambiente. Contestò sia la scommessa su uno sviluppo incontrollato, banale e disumano sia l’ideale passatista dei movimenti postmoderni. Lavorò su un diverso concetto di modernità, visionario senza essere paranoico, legato alla storia senza essere passatista, comune senza essere banale, fondato sulla possibilità di farsi carico della tradizione e delle diversità coniugando identità e meticciato. Rifiutando il culto della purezza, propose una idea dinamica di identità dove insieme è la parola chiave. E coordinare non è semplicemente connettere ma cogliere l’unità di fondo del tutto. Nella sua lezione si può trovare una chiave per formulare un’ipotesi di futuro sostenibile. La rilettura delle sue opere ci sfida a imparare, anche dalle culture indigene un altro modo di “architettare” il futuro. Non per fare le stesse cose di un tempo. Ma per pensare in modo diverso, con una saggezza che abbiamo perduto, progetti nuovi per un mondo nuovo.
978-88-229-0762-2
Back to the Future. The Vision of Lina Bo Bardi. The awarding of the Golden Lion in memory of Lina Bo Bardi is an occasion for a reflection on the relationship between architecture and diverse cultural identities, between tradition and progress, between identity and togetherness. All at a time when the global pandemic crisis appears to mark a true and proper turning point in history. Lina quickly understood the critical questions of her era. For this she insisted, her cries falling on deaf ears, on the social dimension of the architect’s labours, pursuing an approach that integrated environmental questions. She contested both the investment in uncontrolled, banal and inhuman development, and the past-thinking ideal of postmodern movements. She worked with a diverse concept of modernity, which was visionary without being paranoid, bound to history without being rooted in the past, common without being banal, founded on the possibility to accept tradition and diversity, combining identity with hybridization. Refuting the cult of purity, she proposed a dynamic idea of identity, rooted in the keyword together. Coordinating was not simply a question of connecting, but understanding the underlying unity of everything. Her lesson offers us a key to formulating a hypothesis for a sustainable future. The re-examination of her work challenges us to learn, also from indigenous cultures, another way of “designing” the future. Not to repeat what has already been done. But a different way of imagining, with an intelligence we have lost, new projects for a new world.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/1587544
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