Are we sure that in the process of procedural simplification – as an unpremeditated side-effect of today's pandemic – we are not drastically abdicating the search in the Deleuzian concept of "virtual reality" for that problematic, intensive dimension of the project, through which we are able to expand the creative process, to indulge the principles of emergence and to demolish or construct new formal categorisations? Can the current radical virtualisation of relationships become an opportunity for the project? In order to possibly give these questions food for thought, let us reread the frontier research (also across disciplines) of some of the protagonists of Made in Italy – Munari, Musmeci, Leonardi, Mari, Dardi – who, with their "serial structuring", and their repetitive games (understood as symbolic practice) conceived the project in a didactic sense, as a place to experiment with the art of yielding.

Siamo sicuri che nel processo di semplificazione procedurale – come effetto secondario, non premeditato, della odierna pandemia – non stiamo drasticamente abdicando a cercare nel concetto deleuziano di “realtà virtuale” quella dimensione problematica, intensiva del progetto, attraverso cui siamo in grado di espandere il processo creativo, assecondare i principi di insorgenza e demolire o costruire nuove categorizzazioni formali? L’attuale radicale virtualizzazione delle relazioni può diventare un’opportunità per il progetto? Per tentare di portare a questi interrogativi spunti di riflessioni rileggiamo le ricerche di frontiera (anche tra le discipline) di alcuni protagonisti del made in Italy – Munari, Musmeci, Leonardi, Mari, Dardi – che con le loro “strutturazioni seriali”, con i giochi ripetitivi (intesi come pratica simbolica) concepirono il progetto in senso didattico, come luogo dove sperimentare l’arte della cedevolezza.

Giochi semplici e molto seri / Padoa Schioppa, Caterina. - In: VESPER. - ISSN 2704-7598. - :5(2021), pp. 152-166.

Giochi semplici e molto seri

Caterina Padoa Schioppa
2021

Abstract

Siamo sicuri che nel processo di semplificazione procedurale – come effetto secondario, non premeditato, della odierna pandemia – non stiamo drasticamente abdicando a cercare nel concetto deleuziano di “realtà virtuale” quella dimensione problematica, intensiva del progetto, attraverso cui siamo in grado di espandere il processo creativo, assecondare i principi di insorgenza e demolire o costruire nuove categorizzazioni formali? L’attuale radicale virtualizzazione delle relazioni può diventare un’opportunità per il progetto? Per tentare di portare a questi interrogativi spunti di riflessioni rileggiamo le ricerche di frontiera (anche tra le discipline) di alcuni protagonisti del made in Italy – Munari, Musmeci, Leonardi, Mari, Dardi – che con le loro “strutturazioni seriali”, con i giochi ripetitivi (intesi come pratica simbolica) concepirono il progetto in senso didattico, come luogo dove sperimentare l’arte della cedevolezza.
978-88-229-0714-1
Are we sure that in the process of procedural simplification – as an unpremeditated side-effect of today's pandemic – we are not drastically abdicating the search in the Deleuzian concept of "virtual reality" for that problematic, intensive dimension of the project, through which we are able to expand the creative process, to indulge the principles of emergence and to demolish or construct new formal categorisations? Can the current radical virtualisation of relationships become an opportunity for the project? In order to possibly give these questions food for thought, let us reread the frontier research (also across disciplines) of some of the protagonists of Made in Italy – Munari, Musmeci, Leonardi, Mari, Dardi – who, with their "serial structuring", and their repetitive games (understood as symbolic practice) conceived the project in a didactic sense, as a place to experiment with the art of yielding.
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