Secondo una chiave interpretativa antichissima, le rappresentazioni della vita dopo la morte elaborate dai poeti si riferiscono sempre, di necessità, alla vita terrena. Facendo propria questa chiave di lettura, i primi interpreti della Commedia di Dante intendono i tre regni effigiati nel poema come le allegorie di tre stati dell'anima incarnata: lo stato dei viventi prigionieri del vizio (Inferno), lo stato dei viventi impegnati in un percorso di conversione e penitenza (Purgatorio), lo stato dei viventi che hanno saputo raggiungere una condizione di perfetta virtù (Paradiso). Ma chi sono, concretamente, questi ultimi? In altri termini, cosa significa per i lettori danteschi del Trecento raggiungere la perfezione in questa vita? Il saggio esamina i percorsi attraverso cui nel corso del Trecento viene ad affermarsi una lettura – evidentemente distorta – del Paradiso dantesco come allegoria della vita solitaria, intesa come sede di attuazione di una perfezione contemplativa che non potrebbe darsi all'interno della società.

I regni danteschi come allegorie della vita civile e dei suoi limiti. Su alcune implicazioni “politiche” della prima ricezione della Commedia / Fiorentini, L. - In: PHILOSOPHICAL READINGS. - ISSN 2036-4989. - (2020), pp. 183-195.

I regni danteschi come allegorie della vita civile e dei suoi limiti. Su alcune implicazioni “politiche” della prima ricezione della Commedia

FIORENTINI L
2020

Abstract

Secondo una chiave interpretativa antichissima, le rappresentazioni della vita dopo la morte elaborate dai poeti si riferiscono sempre, di necessità, alla vita terrena. Facendo propria questa chiave di lettura, i primi interpreti della Commedia di Dante intendono i tre regni effigiati nel poema come le allegorie di tre stati dell'anima incarnata: lo stato dei viventi prigionieri del vizio (Inferno), lo stato dei viventi impegnati in un percorso di conversione e penitenza (Purgatorio), lo stato dei viventi che hanno saputo raggiungere una condizione di perfetta virtù (Paradiso). Ma chi sono, concretamente, questi ultimi? In altri termini, cosa significa per i lettori danteschi del Trecento raggiungere la perfezione in questa vita? Il saggio esamina i percorsi attraverso cui nel corso del Trecento viene ad affermarsi una lettura – evidentemente distorta – del Paradiso dantesco come allegoria della vita solitaria, intesa come sede di attuazione di una perfezione contemplativa che non potrebbe darsi all'interno della società.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/1586531
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