Ephemeral architecture has always been both an effective method of spatial experimentation and an intense manifestation of the historical moment in which it was conceived. The design of an architecture meant to last for a short time is an attempt to interpret a historical, social, and philosophical reality precisely located in time and space and to transform it into an architectural form. The Serpentine Pavilion, realized in 2018, is set, is an ephemeral but eloquent expression of Frida Escobedo's poetics, experience, and culture. It is an intense combination of elements of Mexican architecture and the architect's individuality, held together by the few stereometric signs that encircle the exhibition space. In this pavilion Frida Escobedo materializes one of the main themes of her architectural research: the corporeal experience, not only visual, that the user has inside the architectural space is not a mere casualty, but an element of realization, necessary for the completion of the work and intuited right from the design stage. This work can sum up in a few lines all the expressive force of her poetics, inevitably linked to contemporary reflections and research, starting with the way in which the concept of limit, of enclosure, can be deconstructed and reinterpreted.

L’architettura effimera ha da sempre costituito allo stesso tempo un efficace metodo di sperimentazione spaziale e una intensa manifestazione del momento storico in cui viene concepita. Il progetto di un’architettura destinata a durare per breve tempo si configura come il tentativo di interpretare una realtà storica, sociale e filosofica precisamente collocata nel tempo e nello spazio e di trasformarla in forma architettonica. Il Serpentine Pavilion realizzato nel 2018 è un’effimera ma eloquente espressione della poetica, dell’esperienza e della cultura di Frida Escobedo. Il padiglione si rivela un’intensa commistione di elementi dell’architettura messicana e dell’individualità dell’architetta, tenuti insieme dai pochi, stereometrici segni che cingono lo spazio espositivo e ne delineano accessi e percorrenze. Frida Escobedo materializza in questo padiglione una delle tematiche preminenti della sua ricerca architettonica: l’esperienza corporea, non soltanto visiva, che il fruitore compie all’interno dello spazio architettonico non costituisce una mera casualità, ma un elemento della realizzazione, necessario al compimento dell’opera e intuito già in fase progettuale. L’opera è capace di riassumere in poche linee tutta la forza espressiva della sua poetica, inevitabilmente legata a riflessioni e ricerche contemporanee, a cominciare proprio dal modo in cui il concetto di limite, di recinto, possa essere decostruito e reinterpretato.

Il recinto come filtro percettivo. Riferimenti modernisti ed espressioni contemporanee nel Serpentine Pavilion di Frida Escobedo / The enclosure as a perceptive filter. Modernist references and contemporary expressions in Frida Escobedo’s Serpentine Pavilion / Gallo, Alessia. - (2021), pp. 48-48. ((Intervento presentato al convegno ESPACIAR 2021 International Congress tenutosi a ETSAVa - Universidad de Valladolid / Università IUAV di Venezia.

Il recinto come filtro percettivo. Riferimenti modernisti ed espressioni contemporanee nel Serpentine Pavilion di Frida Escobedo / The enclosure as a perceptive filter. Modernist references and contemporary expressions in Frida Escobedo’s Serpentine Pavilion

Alessia Gallo
2021

Abstract

L’architettura effimera ha da sempre costituito allo stesso tempo un efficace metodo di sperimentazione spaziale e una intensa manifestazione del momento storico in cui viene concepita. Il progetto di un’architettura destinata a durare per breve tempo si configura come il tentativo di interpretare una realtà storica, sociale e filosofica precisamente collocata nel tempo e nello spazio e di trasformarla in forma architettonica. Il Serpentine Pavilion realizzato nel 2018 è un’effimera ma eloquente espressione della poetica, dell’esperienza e della cultura di Frida Escobedo. Il padiglione si rivela un’intensa commistione di elementi dell’architettura messicana e dell’individualità dell’architetta, tenuti insieme dai pochi, stereometrici segni che cingono lo spazio espositivo e ne delineano accessi e percorrenze. Frida Escobedo materializza in questo padiglione una delle tematiche preminenti della sua ricerca architettonica: l’esperienza corporea, non soltanto visiva, che il fruitore compie all’interno dello spazio architettonico non costituisce una mera casualità, ma un elemento della realizzazione, necessario al compimento dell’opera e intuito già in fase progettuale. L’opera è capace di riassumere in poche linee tutta la forza espressiva della sua poetica, inevitabilmente legata a riflessioni e ricerche contemporanee, a cominciare proprio dal modo in cui il concetto di limite, di recinto, possa essere decostruito e reinterpretato.
978-84-09-34705-6
Ephemeral architecture has always been both an effective method of spatial experimentation and an intense manifestation of the historical moment in which it was conceived. The design of an architecture meant to last for a short time is an attempt to interpret a historical, social, and philosophical reality precisely located in time and space and to transform it into an architectural form. The Serpentine Pavilion, realized in 2018, is set, is an ephemeral but eloquent expression of Frida Escobedo's poetics, experience, and culture. It is an intense combination of elements of Mexican architecture and the architect's individuality, held together by the few stereometric signs that encircle the exhibition space. In this pavilion Frida Escobedo materializes one of the main themes of her architectural research: the corporeal experience, not only visual, that the user has inside the architectural space is not a mere casualty, but an element of realization, necessary for the completion of the work and intuited right from the design stage. This work can sum up in a few lines all the expressive force of her poetics, inevitably linked to contemporary reflections and research, starting with the way in which the concept of limit, of enclosure, can be deconstructed and reinterpreted.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11573/1581547
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