Obiettivo del saggio è offrire una riflessione sulla modernità degli approcci didattici e educativi Gianni Rodari, con particolare riferimento all’educazione alla democrazia attraverso gli usi linguistici. Le parole sono, infatti, una questione di democrazia e Rodari ne era consapevole nel profondo, anticipando per molti versi i tempi di quella svolta educativa che chiamiamo educazione linguistica democratica, attraverso una lettura pluriplanare della realtà, politica, sociale e linguistica. In un contributo del 1966 dedicato a Educazione e passione Rodari sottolinea la necessità di un metodo democratico che tenga lontano artifici ed espedienti didattici con l’obiettivo di creare nel bambino – e nell’uomo di domani – atteggiamenti aperti, arricchendone la mente. Si tratta di pensare all’educazione di individui liberi da schemi, in grado di pensare con la propria testa, di scegliere, di decidere, di partecipare attivamente alla costruzione della realtà, senza subirla passivamente. Si tratta di “educare alla passione” esplicitamente intesa come partecipazione, e di educare alle emozioni che possono nascere proprio dall’incontro con aspetti sociali e problematici della realtà. Il lavoro educativo proposto da Rodari in questa riflessione è un lavoro arduo, che mette al centro l’esperienza e la necessità di imparare da questa. Parte importante di tale esperienza ha una natura linguistica: le parole sono radicate nella fisicità e nell’apprendimento lessicale gioca un ruolo chiave la pratica e l’esposizione alle parole, che non possono essere decontestualizzate e astratte. Nel pensiero di Rodari la scuola è luogo e modo per promuovere i diritti dell'individuo in quanto parlante, mettendo ciascuna e ciascuno in condizione di usare il linguaggio per capire e per farsi capire. Una scuola così concepita risponde a quell’istanza di democrazia e partecipazione, cara a Rodari e un’educazione linguistica così intesa è democratica e pone al centro la competenza comunicativa come abilità sociale e non mera applicazione di norme (Lo Duca, 2003). Rodari, così come don Lorenzo Milani era ben consapevole del fatto che è la lingua che ci fa o, meglio che può faci, uguali. La lingua per lui rappresenta la cultura dell’individuo e, nel contesto scolastico e formativo, è indispensabile che venga praticata con libertà, è indispensabile che si creino spazi per potersi esprimere, per poter parlare, esercitandosi alla parola nelle sue diverse accezioni e pluralità di sensi. Per Gianni Rodari l’educazione linguistica ha l’obiettivo di aiutare il bambino a essere autonomo, a partire dalla lingua. E questo è possibile attraverso un’azione pedagogica consapevole.

Educare e formare alla democrazia. Il contributo di Gianni Rodari / Sposetti, Patrizia. - (2021), pp. 1145-1154. ((Intervento presentato al convegno La responsabilità della pedagogia nelle trasformazioni dei rapporti sociali. Storia, linee di ricerca e prospettive tenutosi a Milano (on line).

Educare e formare alla democrazia. Il contributo di Gianni Rodari

Sposetti Patrizia
2021

Abstract

Obiettivo del saggio è offrire una riflessione sulla modernità degli approcci didattici e educativi Gianni Rodari, con particolare riferimento all’educazione alla democrazia attraverso gli usi linguistici. Le parole sono, infatti, una questione di democrazia e Rodari ne era consapevole nel profondo, anticipando per molti versi i tempi di quella svolta educativa che chiamiamo educazione linguistica democratica, attraverso una lettura pluriplanare della realtà, politica, sociale e linguistica. In un contributo del 1966 dedicato a Educazione e passione Rodari sottolinea la necessità di un metodo democratico che tenga lontano artifici ed espedienti didattici con l’obiettivo di creare nel bambino – e nell’uomo di domani – atteggiamenti aperti, arricchendone la mente. Si tratta di pensare all’educazione di individui liberi da schemi, in grado di pensare con la propria testa, di scegliere, di decidere, di partecipare attivamente alla costruzione della realtà, senza subirla passivamente. Si tratta di “educare alla passione” esplicitamente intesa come partecipazione, e di educare alle emozioni che possono nascere proprio dall’incontro con aspetti sociali e problematici della realtà. Il lavoro educativo proposto da Rodari in questa riflessione è un lavoro arduo, che mette al centro l’esperienza e la necessità di imparare da questa. Parte importante di tale esperienza ha una natura linguistica: le parole sono radicate nella fisicità e nell’apprendimento lessicale gioca un ruolo chiave la pratica e l’esposizione alle parole, che non possono essere decontestualizzate e astratte. Nel pensiero di Rodari la scuola è luogo e modo per promuovere i diritti dell'individuo in quanto parlante, mettendo ciascuna e ciascuno in condizione di usare il linguaggio per capire e per farsi capire. Una scuola così concepita risponde a quell’istanza di democrazia e partecipazione, cara a Rodari e un’educazione linguistica così intesa è democratica e pone al centro la competenza comunicativa come abilità sociale e non mera applicazione di norme (Lo Duca, 2003). Rodari, così come don Lorenzo Milani era ben consapevole del fatto che è la lingua che ci fa o, meglio che può faci, uguali. La lingua per lui rappresenta la cultura dell’individuo e, nel contesto scolastico e formativo, è indispensabile che venga praticata con libertà, è indispensabile che si creino spazi per potersi esprimere, per poter parlare, esercitandosi alla parola nelle sue diverse accezioni e pluralità di sensi. Per Gianni Rodari l’educazione linguistica ha l’obiettivo di aiutare il bambino a essere autonomo, a partire dalla lingua. E questo è possibile attraverso un’azione pedagogica consapevole.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/1578577
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