Il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca sociale (CoRiS) dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza e il Dipartimento di Scienze sociali, politiche e cognitive (Dispoc) dell’Università degli Studi di Siena promuovono una riflessione interdisciplinare, in una prospettiva temporale di lungo periodo, su antieuropeismo e populismo. L’attuale crisi di consenso e di legittimità dell’Unione europea è causa e al contempo effetto dell’emergere di un antieuropeismo populista (o di un populismo antieuropeista) che ha attualizzato la dicotomia popolo vs. élite nella contrapposizione tra demos e sovranazionalità. L’analisi del populismo e della “critica all’Europa” quali fenomeni correlati, o comunque analizzabili congiuntamente allo scopo di verificarne sintonie e dissonanze, tratti di strada comuni e percorsi separati, pone vari problemi interpretativi e metodologici. A seconda della prospettiva disciplinare adottata, essi possono essere considerati come dotati di autonoma rilevanza (e quindi oggetto di classificazione e di analisi comparata dei materiali ideologici, culturali, organizzativi, sistemico-istituzionali loro sottesi), oppure come il prodotto di realtà fenomeniche e di processi reali più profondi, che dovrebbero imporre allo studioso di spostare l’attenzione sui soggiacenti “problemi storici”. In questo secondo caso occorre a) respingere l’idea, sovente avanzata dai teorici del populismo, che quest’ultimo sia un concetto “senza storia”, ossia che la storia abbia un ruolo minore nell’illustrazione della teoria (F. Finchelstein), e b) prendere coscienza che l’antieuropeismo esprime una posizione politica e culturale formatasi anteriormente alla nascita, negli anni Cinquanta, delle prime Comunità europee (M.-T. Bitsch). Il riconoscimento tanto dell’importanza dell’episteme storica per la comprensione del populismo, quanto dell’esistenza di antecedenti del cosiddetto “euroscetticismo”, permette di collocare l’analisi dei due fenomeni in una dimensione temporale ampia e all’interno di una riflessione di carattere interdisciplinare, che verrà promossa attraverso l’organizzazione di due convegni internazionali distinti ma scientificamente complementari. - Il primo convegno si terrà all’Università degli Studi di Siena nel maggio del 2021 e sarà dedicato a Antieuropeismo e populismo nelle crisi dell’Unione europea (1992-2020). I referendum francese e danese del 1992 e il complicato dibattito nel Parlamento britannico sulla ratifica del Trattato di Maastricht segnano un punto di svolta nell’atteggiamento dell’opinione pubblica nei confronti del processo di integrazione sovranazionale. Il permissive consensus – espressione prudente, ma alla prova dei fatti realistica – è divenuto formula obsoleta, in un duplice senso: perché la contestazione nei confronti dell’UE è fenomeno ormai radicato, e perché – a sua volta – quel radicamento ha imposto ai filo-europeisti di trasformare il loro disattento assenso in impegno esplicito e attivo. Ne è risultata una intensificazione del dibattito “sull’Europa” in tutti i paesi dell’Unione. La sequenza di crisi recentemente vissute dall’UE (economico-finanziaria, dei debiti sovrani, migratoria, sanitaria) ha messo in luce la saldatura tra populismo contemporaneo ed antieuropeismo. Si tratta di un fenomeno di grande interesse, che ha già attirato l’attenzione degli studiosi e alla cui analisi il convegno senese intende contribuire. Il Comitato scientifico prenderà in esame proposte di taglio storico, politologico, economico e sociologico volte ad analizzare lo sviluppo del populismo antieuropeista nello specifico contesto politico-istituzionale-normativo creato nell’UE da Maastricht in avanti (ad es.: l’effetto che la crisi economica ha avuto per l’affermarsi di una visione “de-statualizzata” del nesso demos-potere sovranazionale con le conseguenti ricadute in tema di legittimità culturale del potere sovranazionale; l’inefficienza dell’UE (con ricadute sulla sua “popolarità”) dovuta allo squilibrio prodotto dall’integrazione dei mercati, da un lato, e la dimensione nazionale della funzione di governo e il crescente peso del metodo intergovernativo nel sistema decisionale europeo, dall’altro. - Il secondo convegno si svolgerà all’Università degli Studi di Roma La Sapienza nell’ottobre del 2021, con il titolo L’Anti-Europa. Politica, società, cultura (1920-2020). L’emergere nel periodo interbellico della fragilità della democrazia rappresentativa, uno dei presupposti del populismo contemporaneo, e della chiusura nazionalista, degenerata in regimi autoritari e totalitari, e sostenuta da pulsioni che mettevano in contrasto il demos nazionale e il potere politico, economico e finanziario inter (sovra)-nazionale, spiega la scelta del termine a quo. Da qui si dipana la storia del “vario antieuropeismo”, che si manifesta in maniera irregolare, con maggiore o minore intensità a seconda dei tempi che lo registrano, e con mutevoli argomenti a seconda degli ambienti e degli attori che lo promuovono. Il cambio di paradigma dell’europeismo contemporaneo, che sempre più si ipostatizza – a partire dagli anni 2000 – nella costituzionalizzazione di regole di finanza pubblica progressivamente più rigide, ma soprattutto sempre più distanti dalla cultura democratica delle precedenti generazioni di europeisti (che alla funzione dello Stato democratico, e del demos sovrano, non avevano mai smesso di credere), apre la strada, in modo involontario e paradossale, a una attualizzazione dell’antieuropeismo populista del passato. Il Comitato scientifico prenderà in esame proposte volte a esaminare la diffusione della critica all’unificazione continentale nella politica, nella società e nella cultura europee nel periodo indicato. Particolare attenzione verrà data a contributi che intendano analizzare in una chiave di lungo periodo o in riferimento a specifici momenti o punti di svolta i seguenti macro-temi: a) nesso tra antieuropeismo e crisi di legittimazione della politica in un quadro istituzionale caratterizzato dal sempre più rilevante peso culturale e decisionale assunto dalle tecnocrazie giuridiche e finanziarie (rapporto tra tecnica e politica nella legittimazione del potere sovranazionale); b) analisi comparata delle ricadute dei processi di integrazione sovranazionale dell’economia sulla costruzione dei patti di cittadinanza e sulle dinamiche di legittimazione democratica del potere politico (con particolare riferimento all’interazione tra la politica, l’opinione pubblica e ambiti quali l’integrazione dei mercati dei capitali, le politiche monetarie, gli accordi commerciali, la gestione delle crisi dei debiti sovrani, l’armonizzazione delle politiche fiscali, le attività di regolazione e de-regolazione dei mercati, l’istituzionalizzazione di nuove regole di finanza pubblica, il rapporto tra banche centrali, governi nazionali e istituzioni sovranazionali); c) l’antieuropeismo nelle istituzioni, nei partiti, nei media, nel ceto colto intellettuale, nella società civile, nell’opinione pubblica (attraverso una chiave di lettura che tenga possibilmente conto anche di una dimensione comparativa e transnazionale). Le proposte – non più di 1.000 caratteri, con l’indicazione del Convegno (Roma o Siena) a cui si desidera partecipare – dovranno pervenire entro il 28 febbraio del 2021 agli indirizzi andrea.guiso@uniroma1.it e daniele.pasquinucci@unisi.it e saranno selezionate da un comitato scientifico formato da Elena Calandri, Daniele Caviglia, Umberto Gentiloni, Andrea Guiso, Valentine Lomellini, Michele Marchi, Lorenzo Mechi, Gerardo Nicolosi, Daniele Pasquinucci, Daniela Preda e Antonio Varsori.

L'Anti-Europa. Populismo e antieuropeismo dal periodo tra le due guerre alla crisi dell'Unione Europea / Guiso, Andrea. - (2021).

L'Anti-Europa. Populismo e antieuropeismo dal periodo tra le due guerre alla crisi dell'Unione Europea

Andrea Guiso
2021

Abstract

Il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca sociale (CoRiS) dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza e il Dipartimento di Scienze sociali, politiche e cognitive (Dispoc) dell’Università degli Studi di Siena promuovono una riflessione interdisciplinare, in una prospettiva temporale di lungo periodo, su antieuropeismo e populismo. L’attuale crisi di consenso e di legittimità dell’Unione europea è causa e al contempo effetto dell’emergere di un antieuropeismo populista (o di un populismo antieuropeista) che ha attualizzato la dicotomia popolo vs. élite nella contrapposizione tra demos e sovranazionalità. L’analisi del populismo e della “critica all’Europa” quali fenomeni correlati, o comunque analizzabili congiuntamente allo scopo di verificarne sintonie e dissonanze, tratti di strada comuni e percorsi separati, pone vari problemi interpretativi e metodologici. A seconda della prospettiva disciplinare adottata, essi possono essere considerati come dotati di autonoma rilevanza (e quindi oggetto di classificazione e di analisi comparata dei materiali ideologici, culturali, organizzativi, sistemico-istituzionali loro sottesi), oppure come il prodotto di realtà fenomeniche e di processi reali più profondi, che dovrebbero imporre allo studioso di spostare l’attenzione sui soggiacenti “problemi storici”. In questo secondo caso occorre a) respingere l’idea, sovente avanzata dai teorici del populismo, che quest’ultimo sia un concetto “senza storia”, ossia che la storia abbia un ruolo minore nell’illustrazione della teoria (F. Finchelstein), e b) prendere coscienza che l’antieuropeismo esprime una posizione politica e culturale formatasi anteriormente alla nascita, negli anni Cinquanta, delle prime Comunità europee (M.-T. Bitsch). Il riconoscimento tanto dell’importanza dell’episteme storica per la comprensione del populismo, quanto dell’esistenza di antecedenti del cosiddetto “euroscetticismo”, permette di collocare l’analisi dei due fenomeni in una dimensione temporale ampia e all’interno di una riflessione di carattere interdisciplinare, che verrà promossa attraverso l’organizzazione di due convegni internazionali distinti ma scientificamente complementari. - Il primo convegno si terrà all’Università degli Studi di Siena nel maggio del 2021 e sarà dedicato a Antieuropeismo e populismo nelle crisi dell’Unione europea (1992-2020). I referendum francese e danese del 1992 e il complicato dibattito nel Parlamento britannico sulla ratifica del Trattato di Maastricht segnano un punto di svolta nell’atteggiamento dell’opinione pubblica nei confronti del processo di integrazione sovranazionale. Il permissive consensus – espressione prudente, ma alla prova dei fatti realistica – è divenuto formula obsoleta, in un duplice senso: perché la contestazione nei confronti dell’UE è fenomeno ormai radicato, e perché – a sua volta – quel radicamento ha imposto ai filo-europeisti di trasformare il loro disattento assenso in impegno esplicito e attivo. Ne è risultata una intensificazione del dibattito “sull’Europa” in tutti i paesi dell’Unione. La sequenza di crisi recentemente vissute dall’UE (economico-finanziaria, dei debiti sovrani, migratoria, sanitaria) ha messo in luce la saldatura tra populismo contemporaneo ed antieuropeismo. Si tratta di un fenomeno di grande interesse, che ha già attirato l’attenzione degli studiosi e alla cui analisi il convegno senese intende contribuire. Il Comitato scientifico prenderà in esame proposte di taglio storico, politologico, economico e sociologico volte ad analizzare lo sviluppo del populismo antieuropeista nello specifico contesto politico-istituzionale-normativo creato nell’UE da Maastricht in avanti (ad es.: l’effetto che la crisi economica ha avuto per l’affermarsi di una visione “de-statualizzata” del nesso demos-potere sovranazionale con le conseguenti ricadute in tema di legittimità culturale del potere sovranazionale; l’inefficienza dell’UE (con ricadute sulla sua “popolarità”) dovuta allo squilibrio prodotto dall’integrazione dei mercati, da un lato, e la dimensione nazionale della funzione di governo e il crescente peso del metodo intergovernativo nel sistema decisionale europeo, dall’altro. - Il secondo convegno si svolgerà all’Università degli Studi di Roma La Sapienza nell’ottobre del 2021, con il titolo L’Anti-Europa. Politica, società, cultura (1920-2020). L’emergere nel periodo interbellico della fragilità della democrazia rappresentativa, uno dei presupposti del populismo contemporaneo, e della chiusura nazionalista, degenerata in regimi autoritari e totalitari, e sostenuta da pulsioni che mettevano in contrasto il demos nazionale e il potere politico, economico e finanziario inter (sovra)-nazionale, spiega la scelta del termine a quo. Da qui si dipana la storia del “vario antieuropeismo”, che si manifesta in maniera irregolare, con maggiore o minore intensità a seconda dei tempi che lo registrano, e con mutevoli argomenti a seconda degli ambienti e degli attori che lo promuovono. Il cambio di paradigma dell’europeismo contemporaneo, che sempre più si ipostatizza – a partire dagli anni 2000 – nella costituzionalizzazione di regole di finanza pubblica progressivamente più rigide, ma soprattutto sempre più distanti dalla cultura democratica delle precedenti generazioni di europeisti (che alla funzione dello Stato democratico, e del demos sovrano, non avevano mai smesso di credere), apre la strada, in modo involontario e paradossale, a una attualizzazione dell’antieuropeismo populista del passato. Il Comitato scientifico prenderà in esame proposte volte a esaminare la diffusione della critica all’unificazione continentale nella politica, nella società e nella cultura europee nel periodo indicato. Particolare attenzione verrà data a contributi che intendano analizzare in una chiave di lungo periodo o in riferimento a specifici momenti o punti di svolta i seguenti macro-temi: a) nesso tra antieuropeismo e crisi di legittimazione della politica in un quadro istituzionale caratterizzato dal sempre più rilevante peso culturale e decisionale assunto dalle tecnocrazie giuridiche e finanziarie (rapporto tra tecnica e politica nella legittimazione del potere sovranazionale); b) analisi comparata delle ricadute dei processi di integrazione sovranazionale dell’economia sulla costruzione dei patti di cittadinanza e sulle dinamiche di legittimazione democratica del potere politico (con particolare riferimento all’interazione tra la politica, l’opinione pubblica e ambiti quali l’integrazione dei mercati dei capitali, le politiche monetarie, gli accordi commerciali, la gestione delle crisi dei debiti sovrani, l’armonizzazione delle politiche fiscali, le attività di regolazione e de-regolazione dei mercati, l’istituzionalizzazione di nuove regole di finanza pubblica, il rapporto tra banche centrali, governi nazionali e istituzioni sovranazionali); c) l’antieuropeismo nelle istituzioni, nei partiti, nei media, nel ceto colto intellettuale, nella società civile, nell’opinione pubblica (attraverso una chiave di lettura che tenga possibilmente conto anche di una dimensione comparativa e transnazionale). Le proposte – non più di 1.000 caratteri, con l’indicazione del Convegno (Roma o Siena) a cui si desidera partecipare – dovranno pervenire entro il 28 febbraio del 2021 agli indirizzi andrea.guiso@uniroma1.it e daniele.pasquinucci@unisi.it e saranno selezionate da un comitato scientifico formato da Elena Calandri, Daniele Caviglia, Umberto Gentiloni, Andrea Guiso, Valentine Lomellini, Michele Marchi, Lorenzo Mechi, Gerardo Nicolosi, Daniele Pasquinucci, Daniela Preda e Antonio Varsori.
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