La personalità di Stefano «plebano» di Sant’Agnese per lungo tempo è stata ignorata dalla critica d’arte, a partire dagli eruditi veneziani di inizio Ottocento, i primi ad essersi interessati alla ricostruzione storica della tradizione pittorica lagunare. In questo ha sicuramente avuto un ruolo non secondario l’errata interpretazione del termine «plebanus», che portò molti studiosi e appassionati d’arte a mettere addirittura in dubbio la reale esistenza del pittore. Solo a partire dagli anni Trenta del secolo scorso la critica ha riconosciuto a Stefano un ruolo rilevante tra gli allievi dei due grandi maestri della pittura veneziana del Trecento, Paolo e il più giovane Lorenzo Veneziano, fino ad arrivare ad anni più recenti, quando alcune sue opere sono state riportate all’attenzione del grande pubblico grazie a precise scelte curatoriali, che hanno riconosciuto l’importanza della sua produzione pittorica. Ricordo in particolare la Madonna in trono con il Bambino e angeli musicanti, esposta alla mostra Capolavori ritrovati della Collezione di Vittorio Cini, organizzata alla Galleria di Palazzo Cini a Venezia dall’8 aprile al 15 novembre 2016 e l’Incoronazione della Vergine delle Gallerie dell’Accademia di Venezia, esposta in occasione della più recente mostra Il Museo universale alle Scuderie del Quirinale a Roma, dal 16 dicembre 2016 al 12 marzo 2017. Ritengo utile pertanto ripercorrere in modo puntuale le tappe della produzione pittorica di Stefano, che costituiscono la base per ricostruire la sua personalità artistica, in mancanza di documenti d’archivio che attestino con certezza la sua attività. Negli anni all’artista sono stati dedicati una serie di articoli su riviste e schede di catalogo in volumi dedicati alla storia della pittura veneziana, ma manca ancora una pubblicazione monografica, che faccia luce sulle diverse fasi della sua attività, per meglio inserirlo nel folto gruppo di artisti veneziani della seconda metà del Trecento che hanno avuto scambi, anche intensi, con le culture figurative padane.

Fra tradizione lagunare e linguaggio gotico di terraferma nella seconda metà del Trecento: il pittore Stefano "plebanus" di Sant'Agnese / De Giambattista, Federica. - In: ARTE LOMBARDA. - ISSN 0004-3443. - 189-190:2-3(2020), pp. 30-45. [10.26350//666112_000063]

Fra tradizione lagunare e linguaggio gotico di terraferma nella seconda metà del Trecento: il pittore Stefano "plebanus" di Sant'Agnese

FEDERICA DE GIAMBATTISTA
Writing – Original Draft Preparation
2020

Abstract

La personalità di Stefano «plebano» di Sant’Agnese per lungo tempo è stata ignorata dalla critica d’arte, a partire dagli eruditi veneziani di inizio Ottocento, i primi ad essersi interessati alla ricostruzione storica della tradizione pittorica lagunare. In questo ha sicuramente avuto un ruolo non secondario l’errata interpretazione del termine «plebanus», che portò molti studiosi e appassionati d’arte a mettere addirittura in dubbio la reale esistenza del pittore. Solo a partire dagli anni Trenta del secolo scorso la critica ha riconosciuto a Stefano un ruolo rilevante tra gli allievi dei due grandi maestri della pittura veneziana del Trecento, Paolo e il più giovane Lorenzo Veneziano, fino ad arrivare ad anni più recenti, quando alcune sue opere sono state riportate all’attenzione del grande pubblico grazie a precise scelte curatoriali, che hanno riconosciuto l’importanza della sua produzione pittorica. Ricordo in particolare la Madonna in trono con il Bambino e angeli musicanti, esposta alla mostra Capolavori ritrovati della Collezione di Vittorio Cini, organizzata alla Galleria di Palazzo Cini a Venezia dall’8 aprile al 15 novembre 2016 e l’Incoronazione della Vergine delle Gallerie dell’Accademia di Venezia, esposta in occasione della più recente mostra Il Museo universale alle Scuderie del Quirinale a Roma, dal 16 dicembre 2016 al 12 marzo 2017. Ritengo utile pertanto ripercorrere in modo puntuale le tappe della produzione pittorica di Stefano, che costituiscono la base per ricostruire la sua personalità artistica, in mancanza di documenti d’archivio che attestino con certezza la sua attività. Negli anni all’artista sono stati dedicati una serie di articoli su riviste e schede di catalogo in volumi dedicati alla storia della pittura veneziana, ma manca ancora una pubblicazione monografica, che faccia luce sulle diverse fasi della sua attività, per meglio inserirlo nel folto gruppo di artisti veneziani della seconda metà del Trecento che hanno avuto scambi, anche intensi, con le culture figurative padane.
9788834346785
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