In 2012, some particularly intense flooding of the River Fiora damaged the bridge of the Badia in the Archaeological Park of Vulci, which lies between Canino and Montalto di Castro. The flood damaged the riverbed structure, carrying away portions of wall at the base of the right pillar, and dragging them downstream. The remaining sections of the pillar are now smaller and the wall connections have been badly affected. In particular, the flood’s violence “tore off” the protective external layer, making the pillar more vulnerable to further deterioration. The bridge, which is known as “Ponte dell’Arcobaleno” (Rainbow Bridge) or dell'"Arcobaleno nero" (Black rainbow) , together with the narrow gorge carved by the river and the abbey castle, form a beautiful panoramic view that has been drawn by painters and described by travellers. It spans the Fiora at a point where the banks are very close together, but although this characteristic made it possible to build the bridge in Etruscan times, during floods the bridge blocks the riverbed in a place where the current flows significantly faster. This creates an obstruction that is worsened by the further obstacle of huge boulders, which have fallen off the steep banks into the riverbed. With the prospect of restoring the bridge, it was meticulously examined in order to determine the characteristics of its construction and the materials used. This study also included the history of the structure, from the remotest times to relatively recent periods, when it underwent considerable restoration. As already mentioned, the right pillar is the part of the bridge most damaged by the flood. Fortunately, the shape of the river bank at that point makes it easy to set up temporary structures for the restoration process, which for safety reasons should be completed in a very short space of time, during the period when floods are statistically less common.

Il contributo riguarda le operazioni di analisi e di consolidamento e restauro del millenario ponte sul Fiora. La struttura scavalca con una grande arcata la gola scavata dal fiume in prossimità dell’antica Vulci romana, tra l’attuale Canino e Montalto di Castro. La struttura è frutto di fasi costruttive probabilmente originate nel periodo etrusco, che hanno attraversato l’epoca romana e il medioevo per poi proseguire fino all’attualità che vede lo svolgersi un recente intervento di restauro e consolidamento. Le trasformazioni hanno consentito la prolungata longevità attestano una capacità evolutiva che ha trasformato un originario ponte in legno su piloni tufacei in una costruzione interamente muraria, robusta e insieme ardita, su cui le manutenzioni e i piccoli adattamenti hanno consentito la vitalità funzionale dell’opera. Un arco cronologico che è indice degli orizzonti temporali in cui hanno preso corpo le strutture tradizionali e che sembra opporsi alla supposta efficienza e rapidità esecutiva di quelle moderne, nell’immediato, veloci e risolutive ma che mostrano già limiti e costi di sperimentazione senza il collaudo del tempo. La struttura di Vulci non ha ambizioni di monumentalità, si adatta alle condizioni naturali della gola che supera con un semplice arco a tutto sesto che tuttavia, nelle dimensioni e nella essenzialità costruttiva, possiede un’immagine potente, insieme rassicurante ed emozionante per le altezze vertiginose –circa 32 m-a cui conduce il passante. Le strutture laterali, minori per dimensioni, integrano ed esaltano l’arcata centrale così come le aggiunte successive, in questa mancanza di ricercata monumentalità, si adattano in una immagine additiva in cui la struttura ha assunto sempre nuovi equilibri. Anche la praticità nell’uso, che ha portato a sfruttare il viadotto anche come sostegno di uno speco per l’adduzione dell’acqua verso l’antica Vulci e per alimentare un mulino, ha nel tempo creato una grande stalattite calcarea che decora come fosse un prezioso merletto il fronte rivolto verso monte. Le ulteriori aggiunte di parapetti medievali e consolidamenti ottocenteschi sembrano anch’essi essere stati assorbiti dall’opera che ne ritrae ulteriori valori formali. L’operatività recente, resa difficoltosa dall’alea delle piene del Fiora, tumultuoso motivo dell’intervento, costringe ad operare in stagioni limitate e deve essere condotta per episodi, resi continui da una strategia generale ma tali anche da consentire verifiche e riflessioni in corso d’opera. In questo quadro di rispetto e attenzione per l’immagine e i materiali, si inserisce il consolidamento da poco realizzato.

L'arcobaleno nero di Vulci. Il ponte della Badia, storia, storie e restauri / D'Amelio Maria, Grazia; DE CESARIS, Fabrizio. - In: MATERIALI E STRUTTURE. - ISSN 1121-2373. - (2020), pp. 87-108.

L'arcobaleno nero di Vulci. Il ponte della Badia, storia, storie e restauri

De Cesaris Fabrizio
2020

Abstract

In 2012, some particularly intense flooding of the River Fiora damaged the bridge of the Badia in the Archaeological Park of Vulci, which lies between Canino and Montalto di Castro. The flood damaged the riverbed structure, carrying away portions of wall at the base of the right pillar, and dragging them downstream. The remaining sections of the pillar are now smaller and the wall connections have been badly affected. In particular, the flood’s violence “tore off” the protective external layer, making the pillar more vulnerable to further deterioration. The bridge, which is known as “Ponte dell’Arcobaleno” (Rainbow Bridge) or dell'"Arcobaleno nero" (Black rainbow) , together with the narrow gorge carved by the river and the abbey castle, form a beautiful panoramic view that has been drawn by painters and described by travellers. It spans the Fiora at a point where the banks are very close together, but although this characteristic made it possible to build the bridge in Etruscan times, during floods the bridge blocks the riverbed in a place where the current flows significantly faster. This creates an obstruction that is worsened by the further obstacle of huge boulders, which have fallen off the steep banks into the riverbed. With the prospect of restoring the bridge, it was meticulously examined in order to determine the characteristics of its construction and the materials used. This study also included the history of the structure, from the remotest times to relatively recent periods, when it underwent considerable restoration. As already mentioned, the right pillar is the part of the bridge most damaged by the flood. Fortunately, the shape of the river bank at that point makes it easy to set up temporary structures for the restoration process, which for safety reasons should be completed in a very short space of time, during the period when floods are statistically less common.
2020
Il contributo riguarda le operazioni di analisi e di consolidamento e restauro del millenario ponte sul Fiora. La struttura scavalca con una grande arcata la gola scavata dal fiume in prossimità dell’antica Vulci romana, tra l’attuale Canino e Montalto di Castro. La struttura è frutto di fasi costruttive probabilmente originate nel periodo etrusco, che hanno attraversato l’epoca romana e il medioevo per poi proseguire fino all’attualità che vede lo svolgersi un recente intervento di restauro e consolidamento. Le trasformazioni hanno consentito la prolungata longevità attestano una capacità evolutiva che ha trasformato un originario ponte in legno su piloni tufacei in una costruzione interamente muraria, robusta e insieme ardita, su cui le manutenzioni e i piccoli adattamenti hanno consentito la vitalità funzionale dell’opera. Un arco cronologico che è indice degli orizzonti temporali in cui hanno preso corpo le strutture tradizionali e che sembra opporsi alla supposta efficienza e rapidità esecutiva di quelle moderne, nell’immediato, veloci e risolutive ma che mostrano già limiti e costi di sperimentazione senza il collaudo del tempo. La struttura di Vulci non ha ambizioni di monumentalità, si adatta alle condizioni naturali della gola che supera con un semplice arco a tutto sesto che tuttavia, nelle dimensioni e nella essenzialità costruttiva, possiede un’immagine potente, insieme rassicurante ed emozionante per le altezze vertiginose –circa 32 m-a cui conduce il passante. Le strutture laterali, minori per dimensioni, integrano ed esaltano l’arcata centrale così come le aggiunte successive, in questa mancanza di ricercata monumentalità, si adattano in una immagine additiva in cui la struttura ha assunto sempre nuovi equilibri. Anche la praticità nell’uso, che ha portato a sfruttare il viadotto anche come sostegno di uno speco per l’adduzione dell’acqua verso l’antica Vulci e per alimentare un mulino, ha nel tempo creato una grande stalattite calcarea che decora come fosse un prezioso merletto il fronte rivolto verso monte. Le ulteriori aggiunte di parapetti medievali e consolidamenti ottocenteschi sembrano anch’essi essere stati assorbiti dall’opera che ne ritrae ulteriori valori formali. L’operatività recente, resa difficoltosa dall’alea delle piene del Fiora, tumultuoso motivo dell’intervento, costringe ad operare in stagioni limitate e deve essere condotta per episodi, resi continui da una strategia generale ma tali anche da consentire verifiche e riflessioni in corso d’opera. In questo quadro di rispetto e attenzione per l’immagine e i materiali, si inserisce il consolidamento da poco realizzato.
restauro; Vulci; ponte; architettura; arcobaleno; badia; etruria
01 Pubblicazione su rivista::01a Articolo in rivista
L'arcobaleno nero di Vulci. Il ponte della Badia, storia, storie e restauri / D'Amelio Maria, Grazia; DE CESARIS, Fabrizio. - In: MATERIALI E STRUTTURE. - ISSN 1121-2373. - (2020), pp. 87-108.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/1506436
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