L’idea di questo lavoro nasce dal desiderio di approfondire e capire meglio l’evoluzione storica delle riforme politico – sociali dell’Albania durante il periodo del regno di Zog I. L’obiettivo principale sarà quello di vedere come Zog ha assunto il potere, quali erano le sue intenzioni riguardo al futuro del paese e, soprattutto, di vedere quanto hanno avuto successo le sue riforme e con quali mezzi, costi e benefici per il paese. Si farà un resoconto del suo lavoro come Re e si stabilirà il progresso della nazione albanese in questo periodo. Inoltre, si tratteranno questioni legate sia alla politica interna sia quella estera e in particolare i rapporti con l’Italia, un rapporto politico ed economico. Lo studio attraverso la ricerca bibliografica, con la consultazione di una molteplicità di testi e con la ricerca presso diversi archivi in Italia e in Albania, mi permetterà di smontare l’immagine che si ha di Zog e dell’Albania degli anni ‘30. Il lavoro sarà suddiviso in parti, nella prima parte vorrei trattare la vita e l’ascesa al potere di Zog e la sua formazione, sia orientale che occidentale, che potrebbe risultare utile per capire meglio la figura complessa di quest’uomo di Stato e le dinamiche degli eventi che hanno portato alla formazione del regno albanese. Ahmet Zog nasce l’8 ottobre 1985 nel villaggio di Burgajet (Burrel), in una famiglia a capo del clan Zogolli del distretto di Mat, in un’Albania sotto occupazione ottomana. In giovane età frequentò l’accademia militare a Costantinopoli e in seguito combatte nelle guerre balcaniche accanto agli eserciti austro – ungarici. A Vienna ebbe la possibilità di conoscere la vita e la cultura occidentale, esperienza che in futuro contribuì a dare al paese un carattere sia occidentale che orientale. La sua ascesa al potere cominciò nel 1920 come ministro dell’Interno nel governo di Sulejman bey Delvina. In seguito, va approfondita la situazione che portò ad un conflitto tra governo e opposizione e come Zog riuscì a eleggersi primo ministro, mantenendo nello stesso tempo anche il posto del ministro dell’interno. Altra questione da trattare sarà la sua fuga in Jugoslavia dopo l’assassinio di Rustemi, un suo oppositore, e il colpo di stato. Riprese il potere sei mesi dopo, entrando a Tirana a capo di un piccolo esercito di lealisti albanesi e di soldati jugoslavi. Gli avvenimenti di gennaio del 1925 ci daranno la possibilità di vedere come Zog cercherà di consolidare il suo potere e di dare al paese governi sempre più stabili. Per capire meglio questi passaggi va studita più in dettaglio l’approvazione della costituzione repubblicana sul modello statunitense, che attribuiva al presidente la maggior parte delle competenze, il quale allo stesso tempo copriva le cariche di capo del governo e capo dello Stato. Ma l’idea di Zog di governare non era ancora completa, non finché non avrebbe avuto il controllo totale del paese. In questo periodo, infatti, tutti gli Stati confinanti erano governati da re e Zog, avendo vissuto a Istanbul e a Vienna, non poteva fare diversamente. In questo modo, ad agosto 1928, quando l’assemblea costituente approvò i cambiamenti costituzionali, egli creò l’ultimo regno nei Balcani e ottenne il titolo Zog I re degli albanesi. In questo quadro, vanno viste le reazioni post proclamazione degli stati europei, che tutto considerato furono positive tranne che per la Jugoslavia e la Turchia. Zog, ossessionato dall’idea di diventare re già in giovane età, considerava il suo regno come la continuazione di quello di Scanderbeg, vantando lontane radici di parentela con l’eroe nazionale albanese. Per tutta la vita l’obiettivo principale di Zog, come di ogni altro monarca, fu il consolidamento del suo potere, e per fare questo fu necessaria una certa stabilità polita ed economica del paese. Per questa ragione egli attuò una serie di riforme, alcune delle quali con successo e altre un fallimento totale. La seconda parte di questo lavoro, infatti, sarà concentrata proprio sulle riforme attuate da Zog durante il regno. Questa sarà la parte più importante della ricerca con l’intento di determinare il loro reale contributo al miglioramento della vita del paese. Una di queste riforme, molto importante, fu quella religiosa che ebbe come scopo la sottomissione del clero allo stato, ma non solo, essa infatti contribuì alla nascita e al consolidamento di quello spirito di convivenza e di armonia religiosa che oggi caratterizza l’Albania. Come in ogni altro campo, anche in quello religioso, il re intraprese una strada che portò alla nazionalizzazione di tutte le religioni esistenti in Albania e alla diminuzione del ruolo delle potenze straniere su queste comunità. Si vedrà come Zog ha realizzato una separazione assoluta tra stato e religione e ha proseguito una politica di laicizzazione in modo tale da mantenere basso il numero di religioni presenti in Albania. Così, la comunità mussulmana, 70% della popolazione, nel 1923 organizzò il Congresso dei sunniti albanesi che sancì lo statuto di questa comunità. Si stabilì l’unione di tutte le confraternite e la separazione della comunità mussulmana dal Califfato, inoltre l’uso della lingua albanese durante le cerimonie religiose divenne obbligatoria. Un'altra questione fu quella del divieto del velo approvata ufficialmente nel 1937. Queste riforme furono accolte abbastanza positivamente dalla popolazione mussulmana, ad eccezione di alcuni casi, che comunque non crearono seri problemi. La seconda comunità più grande presente in Albania fu quella ortodossa, che creò diversi problemi al governo di Zog. Nel 1922, con l’aiuto di Noli, s’istituì la Chiesa Ortodossa albanese che, come nel caso della comunità mussulmana, anch’essa adottò l’albanese come lingua primaria. Fu nel 1929, nel suo secondo congresso, che si approvò lo statuto di questa comunità. A causa della riforma religiosa Zog entrò in conflitto con la chiesa ortodossa greca, con dei clerici ortodossi albanesi e con il patriarca di Istanbul, il quale riconobbe la chiesa autocefala albanese solo nel 1937. L’altra comunità religiosa in Albania fu quella cattolica, concentrata a nord nella città di Scutari. Benché la più piccola, questa comunità fu quella che creò le maggiori difficoltà. Infatti Zog, durante tutto il suo regno, ebbe un rapporto conflittuale con i malesori del nord, ed è per questa ragione che egli decise di intraprendere un viaggio in queste zone. Questi conflitti hanno fanno si che la legge del 1929, che ha sancito la creazione delle comunità religiose in Albania, non sia stata applicata pienamente all’interno della comunità cattolica. Un’altra riforma che interessò alle comunità religiose, e non solo, fu l’approvazione del Codice Civile nel 1929, con base quello italiano, francese e svizzero. Questo Codice toglieva la giurisdizione della famiglia, del matrimonio e della successione ai tribunali religiosi e stabiliva la parità tra uomo e donna, legalizzando in questo modo i matrimoni civili e il divorzio. Accanto al Codice Civile vengono approvati quello Penale e Commerciale sempre a base occidentale. Va detto che questi tentativi dimostrano la volontà di Zog per dare vita a un’Albania occidentale, un tentativo che si comproverà sempre più arduo. Si vedrà come Zog, per garantire l’ordine, soprattutto nelle zone del nord, creò una polizia interna a lui fedele e raccolse le armi alla popolazione civile. Questo aiutò nella diminuzione delle faide di sangue basate sui vecchi codici d’onore e nel numero di bande che rapinavano i mercanti, creando in questo modo una maggiore stabilità interna. Inoltre Zog istituì un esercito stabile, guidato da ufficiali inglesi e italiani, e, per garantire la stabilità politica, vietò la creazione di partiti e altre organizzazioni politiche. Si vedranno anche altre riforme, come quella nell’amministrazione dello Stato, con l’intento di eliminare la corruzione e il nepotismo. Furono riorganizzate le prefetture, le sottoprefetture e i comuni in tutto il paese. A metà anni ’30 Zog cambiò il primo ministro, promuovendo Mehdi bej Frasheri, molto più liberale e ben istruito il quale sostituì tutti i ministri, rimuovendo le vecchie ideologie ottomane ancora presenti nel governo albanese. Per quanto riguarda l’infrastruttura, con l’aiuto degli italiani furono costruite strade, ponti, porti ed edifici per lo più governativi, ma ciononostante il paese rimase in condizioni critiche, soprattutto a causa dei pochi investimenti e perché l’Italia, investitore e costruttore, perseguì i propri interessi militari costruendo strade in direzione della Jugoslavia e della Grecia. La stampa nell’Albania di Zog era abbastanza liberale e la censura riguardava solo le critiche al governo. Venivano pubblicati diversi giornali e riviste, tra cui: Besa, Demokracia, Drita, Kosova, Bujqesia, Iliria, etc. Inoltre Zog era aperto anche alle nuove idee provenienti dall’estero, per cui queste idee furono ben accolte in Albania. Un altro tema trattato sarà l’istruzione, che in Albania costituiva un problema in questi anni, infatti le uniche istituzioni scolastiche esistenti erano quelle straniere e religiose con un livello istruttivo soddisfacente. Si vedrà come Zog ha cercato di realizzare un programma innovatore attraverso la costruzione di una larga rete di scuole elementari in tutto il paese, con la possibilità di alloggi per gli alunni provenienti da villaggi lontani. Si costruirono anche scuole medie e licei e, in mancanza di università, una parte degli studenti studiava nelle università europee. Un progetto realizzato solo parzialmente a causa della mancanza di fondi. Nel 1933, in rapporti non buoni con il governo italiano, Zog decise di chiudere tutte le scuole private presenti in Albania, furono chiuse le scuole cattoliche nel nord e quelle ortodosse nel sud, ma anche altre scuole a Tirana. Dopo questo intervento il livello scolastico nel paese subì un calo notevole, poiché il governo di Zog non fu in grado di finanziare la sostituzione di queste istituzioni. L’economia degli anni ’20 in Albania era distrutta e s’importava quasi tutto, portando a una situazione di povertà estrema. Si vedrà come Zog fece dei tentativi per trovare una soluzione, infatti, a partire dal 1928 l’afflusso degli italiani in Albania generò un aumento del prezzo degli affitti e degli alimentari, inoltre i prestiti della SVEA cominciarono a dare dei risultati positivi nell’economia albanese. In questo settore di grande interesse sarà lo studio della riforma agraria del 1930. Questa riforma, elaborata da professor Lorenzoni, fu approvata dal parlamento ad aprile dello stesso anno. Essa prevedeva che i proprietari terrieri tenessero quaranta ettari di terra, della parte rimanente un terzo sarebbe stato venduto ai contadini, sostenuti da una Banca Agricola, mentre gli altri due terzi sarebbero rimasti ai proprietari correnti a patto di modernizzare il processo di produzione. Inoltre, fu prevista la possibilità di affitti per i contadini. Tutte queste riforme saranno trattate in dettaglio, cercando di dare in questo modo un quadro completo dei cambiamenti socio – culturali dell’Albania in questi anni. La terza parte della ricerca verterà sui rapporti tra Albania e Italia, a partire dai trattati e accordi economico – politici e fino alle ragioni che hanno portato alla rottura di questi rapporti e all’occupazione militare dell’Albania. Saranno esaminati i finanziamenti e i prestiti concessi in modo tale da poter definire il ruolo che hanno avuto nell’economia albanese, nella riuscita delle riforme intraprese e nella stabilità politica del paese. Inoltre, sarà valutato se l’Italia era l’unico paese a cui chiedere aiuti finanziari oppure c’erano altre possibilità, come la Jugoslavia, la Grecia, l’Inghilterra, etc., una scelta che avrà motivi politici, economici e geografici. Il primo di questi accordi fu sottoscritto nel 1924, un trattato di commercio e di navigazione che concedeva all’Italia lo status di nazione favorita, in seguito sarà visto il ruolo dei due istituti creati per la riorganizzazione del credito e dell’economia del paese, la Banca Nazionale d’Albania con sede a Roma, e la Società per lo sviluppo economico dell’Albania (SVEA). Ma quello che legò l’Albania all’Italia in modo definitivo, fu il Patto di Amicizia e Sicurezza del 1926, il quale, tra l’altro, prevedeva che, in modo tale da tutelare lo status quo dell’Albania, i due paesi si sarebbero impegnati a prestarsi mutuo appoggio e collaborazione, promettendo di non concludere con altre potenze accordi politico – militari. Un anno dopo fu stipulato a Tirana un trattato di Alleanza Difensiva, con una durata di vent’anni, attraverso il quale l’Italia assumeva il controllo delle forze armate albanesi e il loro addestramento. Questi accordi politici permisero all’Italia di potenziare il suo controllo sull’Albania e favorirono l’attività di consulenti e organizzatori italiani nella riforma della struttura legislativa, intrapresa dallo Stato albanese a partire dalla seconda metà degli anni venti. Altri prestiti furono concessi nel 1931 e, dopo una crisi tra le relazioni dei due paesi, nel 1936 furono stipulati molteplici accordi di natura economico – commerciale. In cambio dell’aiuto economico e dell’assistenza in risorse umane, l’Italia ottiene favori e concessioni in Albania, come per esempio la gestione del sistema bancario albanese, delle risorse minerarie, di terreni agricoli, dell’infrastruttura, etc. Questi accordi, prestiti e concessioni, saranno sottoposti a uno studio approfondito per individuare il loro reale valore per la fragile economia dello Stato albanese. Ma nonostante gli aiuti italiani, si vedrà come Zog non riuscì a creare una politica e un’economia stabile e innovatrice e non fu in grado di restituire i prestiti, situazione che col passare degli anni divenne sempre più critica per il governo albanese il quale non riusciva a contrastare l’intromissione italiana nella sua politica interna e militare. D’altro canto, il conte Ciano, sempre più convinto che l’unico modo per avere indietro gli investimenti fatti in Albania ed avere il protettorato della stessa, convinse Duce ad agire. Dopo due ultimatum da parte di quest’ultimo, che prevedevano la firma di nuovi accordi, e il rifiuto di Zog, il 7 aprile l’Italia procedette con lo sbarco delle truppe in Albania. Tutti questi presupposti, e altri, che hanno portato alla rottura dei rapporti italo – albanesi e l’ostinazione di Zog a non concludere altri accordi che avrebbero potuto intaccare ulteriormente la sovranità albanese, verranno valutati alla luce della situazione socio –economica interna del paese. Infine, si faranno le considerazioni conclusive circa l’operato economico – sociale di Zog in Albania durante il suo regno. Si valuteranno i successi e i fallimenti, le riforme riuscite e quelle non riuscite e la situazione del paese nel momento della sua caduta in rapporto a come l’ha trovato all'inizio della sua carriera.

L’Albania di re Zog: riforme economico–sociali e il ruolo dell'intervento italiano / Myftarago, Alban. - (2019 Feb 20).

L’Albania di re Zog: riforme economico–sociali e il ruolo dell'intervento italiano

MYFTARAGO, ALBAN
2019-02-20

Abstract

L’idea di questo lavoro nasce dal desiderio di approfondire e capire meglio l’evoluzione storica delle riforme politico – sociali dell’Albania durante il periodo del regno di Zog I. L’obiettivo principale sarà quello di vedere come Zog ha assunto il potere, quali erano le sue intenzioni riguardo al futuro del paese e, soprattutto, di vedere quanto hanno avuto successo le sue riforme e con quali mezzi, costi e benefici per il paese. Si farà un resoconto del suo lavoro come Re e si stabilirà il progresso della nazione albanese in questo periodo. Inoltre, si tratteranno questioni legate sia alla politica interna sia quella estera e in particolare i rapporti con l’Italia, un rapporto politico ed economico. Lo studio attraverso la ricerca bibliografica, con la consultazione di una molteplicità di testi e con la ricerca presso diversi archivi in Italia e in Albania, mi permetterà di smontare l’immagine che si ha di Zog e dell’Albania degli anni ‘30. Il lavoro sarà suddiviso in parti, nella prima parte vorrei trattare la vita e l’ascesa al potere di Zog e la sua formazione, sia orientale che occidentale, che potrebbe risultare utile per capire meglio la figura complessa di quest’uomo di Stato e le dinamiche degli eventi che hanno portato alla formazione del regno albanese. Ahmet Zog nasce l’8 ottobre 1985 nel villaggio di Burgajet (Burrel), in una famiglia a capo del clan Zogolli del distretto di Mat, in un’Albania sotto occupazione ottomana. In giovane età frequentò l’accademia militare a Costantinopoli e in seguito combatte nelle guerre balcaniche accanto agli eserciti austro – ungarici. A Vienna ebbe la possibilità di conoscere la vita e la cultura occidentale, esperienza che in futuro contribuì a dare al paese un carattere sia occidentale che orientale. La sua ascesa al potere cominciò nel 1920 come ministro dell’Interno nel governo di Sulejman bey Delvina. In seguito, va approfondita la situazione che portò ad un conflitto tra governo e opposizione e come Zog riuscì a eleggersi primo ministro, mantenendo nello stesso tempo anche il posto del ministro dell’interno. Altra questione da trattare sarà la sua fuga in Jugoslavia dopo l’assassinio di Rustemi, un suo oppositore, e il colpo di stato. Riprese il potere sei mesi dopo, entrando a Tirana a capo di un piccolo esercito di lealisti albanesi e di soldati jugoslavi. Gli avvenimenti di gennaio del 1925 ci daranno la possibilità di vedere come Zog cercherà di consolidare il suo potere e di dare al paese governi sempre più stabili. Per capire meglio questi passaggi va studita più in dettaglio l’approvazione della costituzione repubblicana sul modello statunitense, che attribuiva al presidente la maggior parte delle competenze, il quale allo stesso tempo copriva le cariche di capo del governo e capo dello Stato. Ma l’idea di Zog di governare non era ancora completa, non finché non avrebbe avuto il controllo totale del paese. In questo periodo, infatti, tutti gli Stati confinanti erano governati da re e Zog, avendo vissuto a Istanbul e a Vienna, non poteva fare diversamente. In questo modo, ad agosto 1928, quando l’assemblea costituente approvò i cambiamenti costituzionali, egli creò l’ultimo regno nei Balcani e ottenne il titolo Zog I re degli albanesi. In questo quadro, vanno viste le reazioni post proclamazione degli stati europei, che tutto considerato furono positive tranne che per la Jugoslavia e la Turchia. Zog, ossessionato dall’idea di diventare re già in giovane età, considerava il suo regno come la continuazione di quello di Scanderbeg, vantando lontane radici di parentela con l’eroe nazionale albanese. Per tutta la vita l’obiettivo principale di Zog, come di ogni altro monarca, fu il consolidamento del suo potere, e per fare questo fu necessaria una certa stabilità polita ed economica del paese. Per questa ragione egli attuò una serie di riforme, alcune delle quali con successo e altre un fallimento totale. La seconda parte di questo lavoro, infatti, sarà concentrata proprio sulle riforme attuate da Zog durante il regno. Questa sarà la parte più importante della ricerca con l’intento di determinare il loro reale contributo al miglioramento della vita del paese. Una di queste riforme, molto importante, fu quella religiosa che ebbe come scopo la sottomissione del clero allo stato, ma non solo, essa infatti contribuì alla nascita e al consolidamento di quello spirito di convivenza e di armonia religiosa che oggi caratterizza l’Albania. Come in ogni altro campo, anche in quello religioso, il re intraprese una strada che portò alla nazionalizzazione di tutte le religioni esistenti in Albania e alla diminuzione del ruolo delle potenze straniere su queste comunità. Si vedrà come Zog ha realizzato una separazione assoluta tra stato e religione e ha proseguito una politica di laicizzazione in modo tale da mantenere basso il numero di religioni presenti in Albania. Così, la comunità mussulmana, 70% della popolazione, nel 1923 organizzò il Congresso dei sunniti albanesi che sancì lo statuto di questa comunità. Si stabilì l’unione di tutte le confraternite e la separazione della comunità mussulmana dal Califfato, inoltre l’uso della lingua albanese durante le cerimonie religiose divenne obbligatoria. Un'altra questione fu quella del divieto del velo approvata ufficialmente nel 1937. Queste riforme furono accolte abbastanza positivamente dalla popolazione mussulmana, ad eccezione di alcuni casi, che comunque non crearono seri problemi. La seconda comunità più grande presente in Albania fu quella ortodossa, che creò diversi problemi al governo di Zog. Nel 1922, con l’aiuto di Noli, s’istituì la Chiesa Ortodossa albanese che, come nel caso della comunità mussulmana, anch’essa adottò l’albanese come lingua primaria. Fu nel 1929, nel suo secondo congresso, che si approvò lo statuto di questa comunità. A causa della riforma religiosa Zog entrò in conflitto con la chiesa ortodossa greca, con dei clerici ortodossi albanesi e con il patriarca di Istanbul, il quale riconobbe la chiesa autocefala albanese solo nel 1937. L’altra comunità religiosa in Albania fu quella cattolica, concentrata a nord nella città di Scutari. Benché la più piccola, questa comunità fu quella che creò le maggiori difficoltà. Infatti Zog, durante tutto il suo regno, ebbe un rapporto conflittuale con i malesori del nord, ed è per questa ragione che egli decise di intraprendere un viaggio in queste zone. Questi conflitti hanno fanno si che la legge del 1929, che ha sancito la creazione delle comunità religiose in Albania, non sia stata applicata pienamente all’interno della comunità cattolica. Un’altra riforma che interessò alle comunità religiose, e non solo, fu l’approvazione del Codice Civile nel 1929, con base quello italiano, francese e svizzero. Questo Codice toglieva la giurisdizione della famiglia, del matrimonio e della successione ai tribunali religiosi e stabiliva la parità tra uomo e donna, legalizzando in questo modo i matrimoni civili e il divorzio. Accanto al Codice Civile vengono approvati quello Penale e Commerciale sempre a base occidentale. Va detto che questi tentativi dimostrano la volontà di Zog per dare vita a un’Albania occidentale, un tentativo che si comproverà sempre più arduo. Si vedrà come Zog, per garantire l’ordine, soprattutto nelle zone del nord, creò una polizia interna a lui fedele e raccolse le armi alla popolazione civile. Questo aiutò nella diminuzione delle faide di sangue basate sui vecchi codici d’onore e nel numero di bande che rapinavano i mercanti, creando in questo modo una maggiore stabilità interna. Inoltre Zog istituì un esercito stabile, guidato da ufficiali inglesi e italiani, e, per garantire la stabilità politica, vietò la creazione di partiti e altre organizzazioni politiche. Si vedranno anche altre riforme, come quella nell’amministrazione dello Stato, con l’intento di eliminare la corruzione e il nepotismo. Furono riorganizzate le prefetture, le sottoprefetture e i comuni in tutto il paese. A metà anni ’30 Zog cambiò il primo ministro, promuovendo Mehdi bej Frasheri, molto più liberale e ben istruito il quale sostituì tutti i ministri, rimuovendo le vecchie ideologie ottomane ancora presenti nel governo albanese. Per quanto riguarda l’infrastruttura, con l’aiuto degli italiani furono costruite strade, ponti, porti ed edifici per lo più governativi, ma ciononostante il paese rimase in condizioni critiche, soprattutto a causa dei pochi investimenti e perché l’Italia, investitore e costruttore, perseguì i propri interessi militari costruendo strade in direzione della Jugoslavia e della Grecia. La stampa nell’Albania di Zog era abbastanza liberale e la censura riguardava solo le critiche al governo. Venivano pubblicati diversi giornali e riviste, tra cui: Besa, Demokracia, Drita, Kosova, Bujqesia, Iliria, etc. Inoltre Zog era aperto anche alle nuove idee provenienti dall’estero, per cui queste idee furono ben accolte in Albania. Un altro tema trattato sarà l’istruzione, che in Albania costituiva un problema in questi anni, infatti le uniche istituzioni scolastiche esistenti erano quelle straniere e religiose con un livello istruttivo soddisfacente. Si vedrà come Zog ha cercato di realizzare un programma innovatore attraverso la costruzione di una larga rete di scuole elementari in tutto il paese, con la possibilità di alloggi per gli alunni provenienti da villaggi lontani. Si costruirono anche scuole medie e licei e, in mancanza di università, una parte degli studenti studiava nelle università europee. Un progetto realizzato solo parzialmente a causa della mancanza di fondi. Nel 1933, in rapporti non buoni con il governo italiano, Zog decise di chiudere tutte le scuole private presenti in Albania, furono chiuse le scuole cattoliche nel nord e quelle ortodosse nel sud, ma anche altre scuole a Tirana. Dopo questo intervento il livello scolastico nel paese subì un calo notevole, poiché il governo di Zog non fu in grado di finanziare la sostituzione di queste istituzioni. L’economia degli anni ’20 in Albania era distrutta e s’importava quasi tutto, portando a una situazione di povertà estrema. Si vedrà come Zog fece dei tentativi per trovare una soluzione, infatti, a partire dal 1928 l’afflusso degli italiani in Albania generò un aumento del prezzo degli affitti e degli alimentari, inoltre i prestiti della SVEA cominciarono a dare dei risultati positivi nell’economia albanese. In questo settore di grande interesse sarà lo studio della riforma agraria del 1930. Questa riforma, elaborata da professor Lorenzoni, fu approvata dal parlamento ad aprile dello stesso anno. Essa prevedeva che i proprietari terrieri tenessero quaranta ettari di terra, della parte rimanente un terzo sarebbe stato venduto ai contadini, sostenuti da una Banca Agricola, mentre gli altri due terzi sarebbero rimasti ai proprietari correnti a patto di modernizzare il processo di produzione. Inoltre, fu prevista la possibilità di affitti per i contadini. Tutte queste riforme saranno trattate in dettaglio, cercando di dare in questo modo un quadro completo dei cambiamenti socio – culturali dell’Albania in questi anni. La terza parte della ricerca verterà sui rapporti tra Albania e Italia, a partire dai trattati e accordi economico – politici e fino alle ragioni che hanno portato alla rottura di questi rapporti e all’occupazione militare dell’Albania. Saranno esaminati i finanziamenti e i prestiti concessi in modo tale da poter definire il ruolo che hanno avuto nell’economia albanese, nella riuscita delle riforme intraprese e nella stabilità politica del paese. Inoltre, sarà valutato se l’Italia era l’unico paese a cui chiedere aiuti finanziari oppure c’erano altre possibilità, come la Jugoslavia, la Grecia, l’Inghilterra, etc., una scelta che avrà motivi politici, economici e geografici. Il primo di questi accordi fu sottoscritto nel 1924, un trattato di commercio e di navigazione che concedeva all’Italia lo status di nazione favorita, in seguito sarà visto il ruolo dei due istituti creati per la riorganizzazione del credito e dell’economia del paese, la Banca Nazionale d’Albania con sede a Roma, e la Società per lo sviluppo economico dell’Albania (SVEA). Ma quello che legò l’Albania all’Italia in modo definitivo, fu il Patto di Amicizia e Sicurezza del 1926, il quale, tra l’altro, prevedeva che, in modo tale da tutelare lo status quo dell’Albania, i due paesi si sarebbero impegnati a prestarsi mutuo appoggio e collaborazione, promettendo di non concludere con altre potenze accordi politico – militari. Un anno dopo fu stipulato a Tirana un trattato di Alleanza Difensiva, con una durata di vent’anni, attraverso il quale l’Italia assumeva il controllo delle forze armate albanesi e il loro addestramento. Questi accordi politici permisero all’Italia di potenziare il suo controllo sull’Albania e favorirono l’attività di consulenti e organizzatori italiani nella riforma della struttura legislativa, intrapresa dallo Stato albanese a partire dalla seconda metà degli anni venti. Altri prestiti furono concessi nel 1931 e, dopo una crisi tra le relazioni dei due paesi, nel 1936 furono stipulati molteplici accordi di natura economico – commerciale. In cambio dell’aiuto economico e dell’assistenza in risorse umane, l’Italia ottiene favori e concessioni in Albania, come per esempio la gestione del sistema bancario albanese, delle risorse minerarie, di terreni agricoli, dell’infrastruttura, etc. Questi accordi, prestiti e concessioni, saranno sottoposti a uno studio approfondito per individuare il loro reale valore per la fragile economia dello Stato albanese. Ma nonostante gli aiuti italiani, si vedrà come Zog non riuscì a creare una politica e un’economia stabile e innovatrice e non fu in grado di restituire i prestiti, situazione che col passare degli anni divenne sempre più critica per il governo albanese il quale non riusciva a contrastare l’intromissione italiana nella sua politica interna e militare. D’altro canto, il conte Ciano, sempre più convinto che l’unico modo per avere indietro gli investimenti fatti in Albania ed avere il protettorato della stessa, convinse Duce ad agire. Dopo due ultimatum da parte di quest’ultimo, che prevedevano la firma di nuovi accordi, e il rifiuto di Zog, il 7 aprile l’Italia procedette con lo sbarco delle truppe in Albania. Tutti questi presupposti, e altri, che hanno portato alla rottura dei rapporti italo – albanesi e l’ostinazione di Zog a non concludere altri accordi che avrebbero potuto intaccare ulteriormente la sovranità albanese, verranno valutati alla luce della situazione socio –economica interna del paese. Infine, si faranno le considerazioni conclusive circa l’operato economico – sociale di Zog in Albania durante il suo regno. Si valuteranno i successi e i fallimenti, le riforme riuscite e quelle non riuscite e la situazione del paese nel momento della sua caduta in rapporto a come l’ha trovato all'inizio della sua carriera.
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