Introduzione Diverse studi hanno mostrato come i narcolettici presentino un’attività mentale durante il sonno particolarmente vivida, con un’elevata frequenza di incubi e sogni lucidi. In generale, i narcolettici mostrano una frequenza nel ricordo onirico più elevata rispetto ai soggetti sani, ma ciò nonostante mancano studi sui correlati EEG del ricordo dei sogni in questa popolazione. L’obiettivo del presente studio è indagare, utilizzando un disegno di ricerca within-subjects, l’eventuale presenza di un pattern EEG durante il sonno che sia predittivo del successivo ricordo onirico nella narcolessia. La scelta di questo campione è motivata anche da alcune caratteristiche cliniche di questi pazienti, tra cui gli addormentamenti in REM, condizione difficilmente riscontrabile in soggetti sani e che consente di indagare i correlati EEG legati al dreaming escludendo il possibile fattore confondente di un precedente sonno NREM. Metodo Sono stati sottoposti al MSLT 43 pazienti (25 maschi e 18 femmine, età media: 35 ± 14.2 anni) con diagnosi di narcolessia di tipo 1 (NT1) e al risveglio da ogni nap è stato chiesto di descrivere verbalmente l’eventuale esperienza onirica ricordata. Il campione sperimentale è stato determinato in base alla presenza delle due condizioni recall (REC) e no-recall (NREC), al risveglio da 2 nap caratterizzati selettivamente da sonno REM o NREM. Usando questo criterio, sono state selezionate 20 combinazioni REC/NREC all’interno dello stesso soggetto per il sonno REM e 23 per il sonno NREM (età media=35 ± 14.2). Come indice di attivazione corticale, è stato confrontato tra le condizioni il rapporto tra le potenze delta e beta. Risultati e conclusioni Dai risultati emerge che un decremento del delta centro-parietale per i risvegli dalla fase REM e un decremento del delta e un incremento del beta parietale destro per quelli in fase NREM sono predittivi del successivo ricordo dei sogni. Inoltre, considerando il rapporto tra le potenze delta e beta, il sonno NREM associato alla condizione REC mostra anche un'attivazione corticale più elevata. I risultati sembrerebbero coerenti con i principali modelli di attivazione, secondo i quali una maggiore attivazione cerebrale faciliterebbe il recupero dei contenuti onirici. Infatti, i risultati mostrano come un’attività EEG maggiormente sincronizzata, e quindi livelli più bassi di attivazione corticale, impedisca il recupero mnestico dell’attività onirica, per cui il ricordo dei sogni sembrerebbe più probabile quando vi è una maggiore attivazione cerebrale durante il sonno. Inoltre, i risultati su un campione clinico di NT1 sono coerenti con alcuni recenti studi nell’ambito del dreaming su soggetti sani; tale coerenza con la letteratura potrebbe essere indicativa del fatto che i meccanismi di codifica della memoria episodica durante il sonno non risentono dello specifico disturbo del sonno. Infine, le aree cerebrali che mostrano differenze significative tra le condizioni REC e NREC, sia per il REM che per il NREM, risultano essere quelle parietali, coerentemente con il loro ruolo chiave nella produzione, codifica e recupero dell'esperienza onirica.

Correlati elettroencefalografici del ricordo dei sogni nella narcolessia / Schiappa, Cinzia. - (2019 Feb 22).

Correlati elettroencefalografici del ricordo dei sogni nella narcolessia

SCHIAPPA, CINZIA
22/02/2019

Abstract

Introduzione Diverse studi hanno mostrato come i narcolettici presentino un’attività mentale durante il sonno particolarmente vivida, con un’elevata frequenza di incubi e sogni lucidi. In generale, i narcolettici mostrano una frequenza nel ricordo onirico più elevata rispetto ai soggetti sani, ma ciò nonostante mancano studi sui correlati EEG del ricordo dei sogni in questa popolazione. L’obiettivo del presente studio è indagare, utilizzando un disegno di ricerca within-subjects, l’eventuale presenza di un pattern EEG durante il sonno che sia predittivo del successivo ricordo onirico nella narcolessia. La scelta di questo campione è motivata anche da alcune caratteristiche cliniche di questi pazienti, tra cui gli addormentamenti in REM, condizione difficilmente riscontrabile in soggetti sani e che consente di indagare i correlati EEG legati al dreaming escludendo il possibile fattore confondente di un precedente sonno NREM. Metodo Sono stati sottoposti al MSLT 43 pazienti (25 maschi e 18 femmine, età media: 35 ± 14.2 anni) con diagnosi di narcolessia di tipo 1 (NT1) e al risveglio da ogni nap è stato chiesto di descrivere verbalmente l’eventuale esperienza onirica ricordata. Il campione sperimentale è stato determinato in base alla presenza delle due condizioni recall (REC) e no-recall (NREC), al risveglio da 2 nap caratterizzati selettivamente da sonno REM o NREM. Usando questo criterio, sono state selezionate 20 combinazioni REC/NREC all’interno dello stesso soggetto per il sonno REM e 23 per il sonno NREM (età media=35 ± 14.2). Come indice di attivazione corticale, è stato confrontato tra le condizioni il rapporto tra le potenze delta e beta. Risultati e conclusioni Dai risultati emerge che un decremento del delta centro-parietale per i risvegli dalla fase REM e un decremento del delta e un incremento del beta parietale destro per quelli in fase NREM sono predittivi del successivo ricordo dei sogni. Inoltre, considerando il rapporto tra le potenze delta e beta, il sonno NREM associato alla condizione REC mostra anche un'attivazione corticale più elevata. I risultati sembrerebbero coerenti con i principali modelli di attivazione, secondo i quali una maggiore attivazione cerebrale faciliterebbe il recupero dei contenuti onirici. Infatti, i risultati mostrano come un’attività EEG maggiormente sincronizzata, e quindi livelli più bassi di attivazione corticale, impedisca il recupero mnestico dell’attività onirica, per cui il ricordo dei sogni sembrerebbe più probabile quando vi è una maggiore attivazione cerebrale durante il sonno. Inoltre, i risultati su un campione clinico di NT1 sono coerenti con alcuni recenti studi nell’ambito del dreaming su soggetti sani; tale coerenza con la letteratura potrebbe essere indicativa del fatto che i meccanismi di codifica della memoria episodica durante il sonno non risentono dello specifico disturbo del sonno. Infine, le aree cerebrali che mostrano differenze significative tra le condizioni REC e NREC, sia per il REM che per il NREM, risultano essere quelle parietali, coerentemente con il loro ruolo chiave nella produzione, codifica e recupero dell'esperienza onirica.
22-feb-2019
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