La scrittura narrativa di Tommaso Landolfi frequenta con insistita e irrisolta continuità i modi narrativi del fantastico ottocentesco, mutuando le principali disposizioni spaziali del romanticismo europeo. Antichi e disabitati manieri, foreste stregate, cimiteri, impervie montagne costituiscono, a dispetto dell'ambientazione contemporanea, lo sfondo privilegiato di molti suoi racconti. Ne risulta una cartografia topograficamente aggiornata e simbolicamente problematica del fantastico, organizzata come rassegna di citazioni consapevolmente esposte e contraddette dai dispositivi stilistici dell'autore. Landolfi impone coordinate spazio-temporali dalla natura claustrale e labirintica che risultano prive di qualsiasi credibilità extratestuale: cronotopi di secondo grado che non rimandano a possibili condizioni della realtà, ma trovano i loro referenti solo in alcuni momenti, storicamente riconoscibili, della finzione letteraria. L'ossessione per i tòpoi spaziali fantastici tematizza l'esilio volontario della parola poetica, capace di abitare solo luoghi meta- identitari, meta-relazionali e meta-storici. Denuncia l'insufficienza di una letteratura ridotta a sostituire la geografia del mondo, ormai illeggibile, con il proprio repertorio di invenzioni già lette e già smascherate.
Tòpos, esilio, smascheramento. La geografia fantastica di Tommaso Landolfi / Rubini, Francesca. - STAMPA. - (2017), pp. 361-368. (Intervento presentato al convegno Geografie della modernità letteraria tenutosi a Perugia).
Tòpos, esilio, smascheramento. La geografia fantastica di Tommaso Landolfi
Rubini, Francesca
2017
Abstract
La scrittura narrativa di Tommaso Landolfi frequenta con insistita e irrisolta continuità i modi narrativi del fantastico ottocentesco, mutuando le principali disposizioni spaziali del romanticismo europeo. Antichi e disabitati manieri, foreste stregate, cimiteri, impervie montagne costituiscono, a dispetto dell'ambientazione contemporanea, lo sfondo privilegiato di molti suoi racconti. Ne risulta una cartografia topograficamente aggiornata e simbolicamente problematica del fantastico, organizzata come rassegna di citazioni consapevolmente esposte e contraddette dai dispositivi stilistici dell'autore. Landolfi impone coordinate spazio-temporali dalla natura claustrale e labirintica che risultano prive di qualsiasi credibilità extratestuale: cronotopi di secondo grado che non rimandano a possibili condizioni della realtà, ma trovano i loro referenti solo in alcuni momenti, storicamente riconoscibili, della finzione letteraria. L'ossessione per i tòpoi spaziali fantastici tematizza l'esilio volontario della parola poetica, capace di abitare solo luoghi meta- identitari, meta-relazionali e meta-storici. Denuncia l'insufficienza di una letteratura ridotta a sostituire la geografia del mondo, ormai illeggibile, con il proprio repertorio di invenzioni già lette e già smascherate.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


