The article aims to answer a question: can the use of unfair terms in the general conditions of contract qualifies as unfair commercial practice? It is argued that the affirmative answer can be argued on the basis of the current system positive. In particular, it is argued that a ban on the use of unfair terms should be inferred directly from Article. 20, 1st co., C. cons. as a prohibition from engaging in unfair commercial practice. As regards the delineation of the case, it is argued that this prohibition should ricomprendersi so much the case in which the practitioner uses clauses satisfying the so-called 'black list' art. 36, 2nd co., C. cons. (Ie clauses designed in each case to be null and void in the relationships with individual consumers), how to use other unfair in the absence of a wider professional practice to include, alongside such use, the attempt to individually negotiated on all unfair to all consumers and a privacy partial nullity of the contract pursuant to Art. 1338 cc Finally, in the article examines the question of clauses not clear and understandable. In particular, the author notes that in the case of incorrectness of art. 22, 2nd co., C. cons. (Lack of transparency on relevant information pursuant to the same article), its practice also will be subject to the remedies of the new regulation (inhibition and administrative penalty by the Competition and Market).

L’articolo si propone di rispondere a una domanda: può l’utilizzo di clausole abusive nelle condizioni generali di contratto qualificarsi come pratica commerciale scorretta? Si sostiene che la risposta affermativa può essere argomentata in base al vigente sistema positivo. In particolare, si sostiene che un divieto di utilizzo di clausole abusive debba farsi discendere direttamente dall’art. 20, 1° co., c. cons. come divieto di porre in essere una pratica commerciale scorretta. Per quanto attiene alla delineazione della fattispecie, si sostiene che debbano ricomprendersi nel suddetto divieto tanto il caso in cui il professionista utilizzi clausole rispondenti alla c.d. «lista nera» dell’art. 36, 2° co., c. cons. (e cioè clausole destinate in ogni caso ad essere nulle nei rapporti individuali con i consumatori), quanto quello di utilizzo delle altre clausole abusive in assenza di una più ampia prassi professionale che preveda, a fianco di tale utilizzo, il tentativo di una trattativa individuale su tutte le clausole abusive con tutti i consumatori ed un’informativa sulla nullità parziale del contratto ai sensi dell’art. 1338 c.c. Infine nell’articolo si esamina la questione delle clausole non chiare e comprensibili. In particolare, l’autore osserva che nel caso di scorrettezza di cui all’art. 22, 2° co., c. cons. (mancata trasparenza sulle informazioni rilevanti ai sensi del medesimo articolo), la relativa pratica sarà assoggettata anche ai rimedi della nuova disciplina (inibizione e sanzione amministrativa pecuniaria da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato).

L'utilizzo di clausole abusive come pratica commerciale scorretta

ORLANDO, Salvatore
2009

Abstract

L’articolo si propone di rispondere a una domanda: può l’utilizzo di clausole abusive nelle condizioni generali di contratto qualificarsi come pratica commerciale scorretta? Si sostiene che la risposta affermativa può essere argomentata in base al vigente sistema positivo. In particolare, si sostiene che un divieto di utilizzo di clausole abusive debba farsi discendere direttamente dall’art. 20, 1° co., c. cons. come divieto di porre in essere una pratica commerciale scorretta. Per quanto attiene alla delineazione della fattispecie, si sostiene che debbano ricomprendersi nel suddetto divieto tanto il caso in cui il professionista utilizzi clausole rispondenti alla c.d. «lista nera» dell’art. 36, 2° co., c. cons. (e cioè clausole destinate in ogni caso ad essere nulle nei rapporti individuali con i consumatori), quanto quello di utilizzo delle altre clausole abusive in assenza di una più ampia prassi professionale che preveda, a fianco di tale utilizzo, il tentativo di una trattativa individuale su tutte le clausole abusive con tutti i consumatori ed un’informativa sulla nullità parziale del contratto ai sensi dell’art. 1338 c.c. Infine nell’articolo si esamina la questione delle clausole non chiare e comprensibili. In particolare, l’autore osserva che nel caso di scorrettezza di cui all’art. 22, 2° co., c. cons. (mancata trasparenza sulle informazioni rilevanti ai sensi del medesimo articolo), la relativa pratica sarà assoggettata anche ai rimedi della nuova disciplina (inibizione e sanzione amministrativa pecuniaria da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato).
The article aims to answer a question: can the use of unfair terms in the general conditions of contract qualifies as unfair commercial practice? It is argued that the affirmative answer can be argued on the basis of the current system positive. In particular, it is argued that a ban on the use of unfair terms should be inferred directly from Article. 20, 1st co., C. cons. as a prohibition from engaging in unfair commercial practice. As regards the delineation of the case, it is argued that this prohibition should ricomprendersi so much the case in which the practitioner uses clauses satisfying the so-called 'black list' art. 36, 2nd co., C. cons. (Ie clauses designed in each case to be null and void in the relationships with individual consumers), how to use other unfair in the absence of a wider professional practice to include, alongside such use, the attempt to individually negotiated on all unfair to all consumers and a privacy partial nullity of the contract pursuant to Art. 1338 cc Finally, in the article examines the question of clauses not clear and understandable. In particular, the author notes that in the case of incorrectness of art. 22, 2nd co., C. cons. (Lack of transparency on relevant information pursuant to the same article), its practice also will be subject to the remedies of the new regulation (inhibition and administrative penalty by the Competition and Market).
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