La plastilina, materiale non tossico, malleabile, untuoso al tatto e con la peculiare caratteristica di non seccarsi per esposizione all’aria, nasce per fini didattici alla fine dell’800 e viene brevettato dal professore di scultura inglese William Harbutt. L’articolo si apre con un breve recap della storia dell’evento causale che portò alla nascita di questo materiale, per poi ripercorrere brevemente i campi di applicazione in cui la plastilina, negli anni, è diventata il materiale più utilizzato. Dal cinema d’animazione in stop-motion (con titoli/personaggi noti al grande pubblico quali Wallace&Gromit, Pingu, Mary&Max, Morph e Gumby) alla scultura (Il paradiso in plastilina di James May nel 2009, gli omini in pongo di Gianfranco Notargiacomo per le due edizioni della mostra Le nostre divergenze 1971-2009), la pittura e l’illustrazione (i libri illustrati di Barbara Reid). La seconda parte dell’articolo approfondisce i significati sintomatici e i linguaggi espressivi che la plastilina grazie alle sue caratteristiche materiche inconfondibili racconta, ed esplora approcci progettuali che valorizzano i concetti di imperfezione, sinestesia, multi-sensorialità e vitalità della materia.

La Plastilina. Materiale del tatto e del tempo / MASELLI, VINCENZO. - In: ARTE E CRITICA. - ISSN 1591-2949. - STAMPA. - 86/87(2016), pp. 122-123.

La Plastilina. Materiale del tatto e del tempo

Vincenzo Maselli
2016

Abstract

La plastilina, materiale non tossico, malleabile, untuoso al tatto e con la peculiare caratteristica di non seccarsi per esposizione all’aria, nasce per fini didattici alla fine dell’800 e viene brevettato dal professore di scultura inglese William Harbutt. L’articolo si apre con un breve recap della storia dell’evento causale che portò alla nascita di questo materiale, per poi ripercorrere brevemente i campi di applicazione in cui la plastilina, negli anni, è diventata il materiale più utilizzato. Dal cinema d’animazione in stop-motion (con titoli/personaggi noti al grande pubblico quali Wallace&Gromit, Pingu, Mary&Max, Morph e Gumby) alla scultura (Il paradiso in plastilina di James May nel 2009, gli omini in pongo di Gianfranco Notargiacomo per le due edizioni della mostra Le nostre divergenze 1971-2009), la pittura e l’illustrazione (i libri illustrati di Barbara Reid). La seconda parte dell’articolo approfondisce i significati sintomatici e i linguaggi espressivi che la plastilina grazie alle sue caratteristiche materiche inconfondibili racconta, ed esplora approcci progettuali che valorizzano i concetti di imperfezione, sinestesia, multi-sensorialità e vitalità della materia.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/1033185
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