Rainer Maria Rilke, on his escape from the Paris of his master Rodin (but with his essay on the French sculptor in the suitcase) and from his wife Clara, living in Berlin at the time (but ready for a thick mail correspondence with her), on his thirtieth birthday, gives a long break to Capri. From the 4th of December 1906 to the 20th of May 1907, the island becomes "a school of senses, of seeing and more". He learns to recognize the surviving figures of the archaic in the present, an invisible life but no less true than the one immediately caught by the gaze. After his stay in Capri, his writings cover imaginary themes and mythological language that will appear in a timely and discontinuous way in the New Poems (1907-1908) and will be fully played in the course of the next fifteen years,in his further trip to Italy, to the north-eastern Duin. We can talk about esoteric themes, but not mystics or religious ones, which in fact introduce a non-ecstatic condition. In this journey the mythological language plays a primary function, and in the 'refinement of esoteric ritualism' the Capri's stay is crucial. A physical, concrete and psychic path is unfolding to it: repeated peregrination, back and forth [Wanderung, Hin- und Hergang], in a landscape that is composed of nature and traces of history, life, and art. The Caprese esoteric way can be reconstructed in poems, prose writings, letters, conversations, and allows to capture some elements of a 'mystery' pursued by the poet perhaps until the end of his days. It is halfway between figuration and nature, similar to what Paul Klee called the "world inbetween" [Zwischenwelt] marked by the 'intermediate line' of his designs, in which nothing is invented, but only the result of a slow observation that lets invisible aspects of nature emerge, as real fantasies recovered from a "blind" hand in the dark.

In fuga dalla Parigi del maestro Rodin (ma nel bagaglio ha il suo saggio, in fieri, sullo scultore francese) e dalla Berlino della moglie Clara (ma pronto, con lei, a una fitta corrispondenza epistolare), Rainer Maria Rilke, per il suo trentesimo compleanno, si regala una lunga pausa a Capri. Dal 4 dicembre 1906 al 20 maggio 1907 l’isola diventa per lui «scuola dei sensi, del vedere ma non solo». Vi impara a riconoscere le figure di sopravvivenza dell’arcaico nel presente, di una vita invisibile ma non meno vera di quella immediatamente colta dallo sguardo. Dopo il soggiorno caprese, nella sua scrittura si affacciano temi imma- ginali e un linguaggio mitologico che appariranno in modo puntuale e discontinuo nelle Nuove Poesie (1907-1908) e andranno a comporsi pienamente nel corso dei successivi quindici anni, compiendosi durante un altro ‘viaggio in Italia’, nel nord-est duinese. Possiamo parlare di temi esoterici, ma non mistici né religiosi, che introducono infatti una condizione non estatica. Non c’è uscita fuori-di-sé, ma si giunge anzi a un’assunzione di responsabilità su chi siamo. Il tipo di esperienza che Rilke attraversa lo situa sulla linea del tempo e gli indica il suo luogo. più proprio, la sua più segreta «figura». In questo cammino il linguaggio mitologico svolge una funzione primaria, e nell’«affinarsi del ritualismo esoterico» il soggiorno caprese è cruciale. Vi si dispiega un percorso fisico, concreto e psichico: ripetuta peregrinazione, avanti e indietro [Wanderung, Hin- und Hergang], in un paesaggio che si compone di natura e di tracce di storia, di vita, di arte. La via esoterica caprese è ricostruibile in poesie, annotazioni in prosa, lettere, conversazioni, e consente di cogliere alcuni elementi di un ‘mistero’ inseguito dal poeta forse fino alla fine dei suoi giorni. Esso sta a metà strada tra figurazione e natura, analogo a quello che Paul Klee chiamava l’«intramondo» [Zwischenwelt] segnato dalla ‘linea intermedia’ dei suoi disegni, in cui nulla è inventato, ma solo frutto di una lenta osservazione che fa emergere aspetti invisibili della natura, veri e propri fantasmata recuperati da una mano «cieca» nel «buio».

Kore a Capri. Un piccolo mistero rilkiano / Miglio, Camilla. - In: CULTURA TEDESCA. - ISSN 1720-514X. - STAMPA. - 52:(2017), pp. 117-162.

Kore a Capri. Un piccolo mistero rilkiano

Camilla Miglio
2017

Abstract

In fuga dalla Parigi del maestro Rodin (ma nel bagaglio ha il suo saggio, in fieri, sullo scultore francese) e dalla Berlino della moglie Clara (ma pronto, con lei, a una fitta corrispondenza epistolare), Rainer Maria Rilke, per il suo trentesimo compleanno, si regala una lunga pausa a Capri. Dal 4 dicembre 1906 al 20 maggio 1907 l’isola diventa per lui «scuola dei sensi, del vedere ma non solo». Vi impara a riconoscere le figure di sopravvivenza dell’arcaico nel presente, di una vita invisibile ma non meno vera di quella immediatamente colta dallo sguardo. Dopo il soggiorno caprese, nella sua scrittura si affacciano temi imma- ginali e un linguaggio mitologico che appariranno in modo puntuale e discontinuo nelle Nuove Poesie (1907-1908) e andranno a comporsi pienamente nel corso dei successivi quindici anni, compiendosi durante un altro ‘viaggio in Italia’, nel nord-est duinese. Possiamo parlare di temi esoterici, ma non mistici né religiosi, che introducono infatti una condizione non estatica. Non c’è uscita fuori-di-sé, ma si giunge anzi a un’assunzione di responsabilità su chi siamo. Il tipo di esperienza che Rilke attraversa lo situa sulla linea del tempo e gli indica il suo luogo. più proprio, la sua più segreta «figura». In questo cammino il linguaggio mitologico svolge una funzione primaria, e nell’«affinarsi del ritualismo esoterico» il soggiorno caprese è cruciale. Vi si dispiega un percorso fisico, concreto e psichico: ripetuta peregrinazione, avanti e indietro [Wanderung, Hin- und Hergang], in un paesaggio che si compone di natura e di tracce di storia, di vita, di arte. La via esoterica caprese è ricostruibile in poesie, annotazioni in prosa, lettere, conversazioni, e consente di cogliere alcuni elementi di un ‘mistero’ inseguito dal poeta forse fino alla fine dei suoi giorni. Esso sta a metà strada tra figurazione e natura, analogo a quello che Paul Klee chiamava l’«intramondo» [Zwischenwelt] segnato dalla ‘linea intermedia’ dei suoi disegni, in cui nulla è inventato, ma solo frutto di una lenta osservazione che fa emergere aspetti invisibili della natura, veri e propri fantasmata recuperati da una mano «cieca» nel «buio».
9788857539492
Rainer Maria Rilke, on his escape from the Paris of his master Rodin (but with his essay on the French sculptor in the suitcase) and from his wife Clara, living in Berlin at the time (but ready for a thick mail correspondence with her), on his thirtieth birthday, gives a long break to Capri. From the 4th of December 1906 to the 20th of May 1907, the island becomes "a school of senses, of seeing and more". He learns to recognize the surviving figures of the archaic in the present, an invisible life but no less true than the one immediately caught by the gaze. After his stay in Capri, his writings cover imaginary themes and mythological language that will appear in a timely and discontinuous way in the New Poems (1907-1908) and will be fully played in the course of the next fifteen years,in his further trip to Italy, to the north-eastern Duin. We can talk about esoteric themes, but not mystics or religious ones, which in fact introduce a non-ecstatic condition. In this journey the mythological language plays a primary function, and in the 'refinement of esoteric ritualism' the Capri's stay is crucial. A physical, concrete and psychic path is unfolding to it: repeated peregrination, back and forth [Wanderung, Hin- und Hergang], in a landscape that is composed of nature and traces of history, life, and art. The Caprese esoteric way can be reconstructed in poems, prose writings, letters, conversations, and allows to capture some elements of a 'mystery' pursued by the poet perhaps until the end of his days. It is halfway between figuration and nature, similar to what Paul Klee called the "world inbetween" [Zwischenwelt] marked by the 'intermediate line' of his designs, in which nothing is invented, but only the result of a slow observation that lets invisible aspects of nature emerge, as real fantasies recovered from a "blind" hand in the dark.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/1016880
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