Il contributo si inquadra nell’ambito degli studi e ricerche effettuati dall’autore sulla città di Rieti, in qualità di ricercatore del Centro Reatino di ricerche di Ingegneria per la Tutela e la Valorizzazione dell’Ambiente e del Territorio (CRITEVAT), attivo presso il Polo universitario di Rieti. Vengono illustrati, in particolare, alcuni degli esiti degli studi di carattere urbanistico svolti dall’autore nell’ambito della partecipazione alla Ricerca di Ateneo Federato AST “Scenari di intervento e procedure valutative per una riqualificazione urbana sostenibile di aree produttive dismesse. Il caso pilota di Rieti”. Il caso dell’evoluzione nel lungo periodo del rapporto tra struttura della città e aree industriali (fino alla “dismissione” dall’uso originario), nel particolare caso della città di Rieti, evidenzia diversi aspetti di particolare interesse urbanistico, sotto differenti punti di vista. Accanto a caratteri confrontabili e affini con quelli di altri casi urbani contraddistinti da una significativa tradizione industriale, si rilevano interessanti aspetti peculiari e specifici, soprattutto in relazione al rapporto tra evoluzione diacronica della forma urbana e avvicendarsi delle diverse “generazioni” della pianificazione urbana locale, e alla particolare collocazione di queste aree nell’ambiente urbano e nel sistema insediativo. In base all’obiettivo di una analisi di detti caratteri, il contributo propone una sintetica lettura morfologica dell’ampio settore urbano gravitante sull’ex distretto industriale, analizza l’evoluzione nel tempo della conformazione di detto settore in relazione al mutare del significato urbano delle funzioni produttive e dei modi con i quali la pianificazione ha interpretato detti cambiamenti, e quindi argomenta le più significative vocazioni progettuali di carattere urbanistico del sito nell’ottica di una sua riqualificazione e reintegrazione nella città, evidenziando infine alcuni percorsi attuativi praticabili per una potenziale trasformazione. Il volume "Studi per il recupero: storia, costruzione e progetto nelle aree ex industriali a Rieti", nel quale il capitolo è collocato, nasce nell’ambito dell’Osservatorio di Archeologia Industriale per Rieti e Sabina. Gli autori (Antonio Cappuccitti, Edoardo Currà e Fabrizio Di Marco) trattano in particolare gli aspetti storico, architettonico-costruttivo e urbanistico degli impianti ex industriali studiati in tre anni di attività dell’Osservatorio, nato da un accordo di collaborazione scientifica tra l’Università di Roma “Sapienza” e l’Archivio di Stato di Rieti. Gli esiti parziali hanno già costituito la piattaforma tecnica per mettere a confronto l’amministrazione comunale, l’iniziativa privata e la collettività sui valori propri di una porzione rilevante del territorio comunale reatino e sulle potenzialità insite in una trasformazione culturalmente consapevole e costruttivamente sostenibile. Tale attività di ricerca si è inoltre svolta in coordinamento sinergico con diverse attività di ricerca parallele, finanziate dall'Ateneo Federato della Scienza e della Tecnica – Sapienza e dal CRITEVAT-Sapienza e raccoglie gli esiti di un assegno di ricerca (titolare Edoardo Currà, finanziato nel 2010 dal centro di ricerca CRITEVAT-Sapienza). Tra il 1883 ed il 1937 si sono insediate a Rieti diverse industrie che hanno dato vita ad un distretto produttivo impostato sull’asse di Viale Maraini e servito dalle infrastrutture ferroviarie che da subito lo innervano. In particolare, nell’ambito delle attività dell’Osservatorio di Archeologia Industriale per Rieti e Sabina, ci si è concentrati su tre impianti (lo zuccherificio Maraini, 1873; la S.a. Supertessile, 1926; la Montecatini, 1937) che, per la loro posizione rispetto alla città, baricentrici tra città storica e nuove espansioni, collocate, come sono, in un ambito con diffusi connotati agrari, si pensa debbano costituire oggetto prioritario di attenzione per delineare le strategie di sviluppo della città. Ne è conferma anche la consistenza dimensionale del sito che, con centinaia di migliaia di metri quadrati di superficie coperta, si propone come emergenza a livello urbano e territoriale. La vicenda storica, che getta luce su nuovi aspetti della evoluzione del sito ed evidenzia i caratteri strutturanti di questa porzione di territorio urbano, si intreccia con la conoscenza del dato materiale, inteso non come semplice complemento ma come elemento fondamentale per procedere all’attuazione delle emergenti istanze di recupero. Nei casi in esame la ricerca ha permesso di evidenziare particolari specificità costruttive che costituiscono elementi delle valutazioni di valore e di invarianza che si propongono alla elaborazione progettuale. Per tutte e tre le fabbriche emerge il filo diretto che l’imprenditoria stabilì con la categoria professionale di ingegneri e architetti, sviluppando complesse interconnessioni tra linguaggi “tradizionalisti” e “modernisti”. Basti citare il binomio Giovanni Agnelli-Giacomo Mattè Trucco nella fabbrica del Lingotto, dove alla modernità dell’edificio produttivo risponde il dialogo con la storia del palazzo Uffici. Caso eclatante fu poi la figura di Carlo Gualino, che instaurò complessi e contraddittori rapporti con un ampio stuolo di progettisti, dall’eclettico Vittorio Tornielli ai “razionalisti” Alberto Sartoris, Gigi Chessa, Giuseppe Pagano e Gino Levi Montalcini. Un altro industriale piemontese, il barone Alberto Fassini Camossi, ebbe diversi progettisti di fiducia: prima Ernesto Basile, poi Carlo Maria Busiri Vici, da ultimo Arturo Hoerner, con il quale stabilì, a differenza dei primi due, un duraturo rapporto di committenza per circa due decenni. Questi in particolare sono i due principali protagonisti della realizzazione dello stabilimento reatino della Supertessile, e nella monografia si inquadra la vicenda progettuale e costruttiva nell’ambito delle numerose altre occasioni di collaborazione tra committente e progettista. Emerge inoltre, per l’intero distretto industriale, e non solo per lo zuccherificio, una “coerenza tecnologica” con le coeve realizzazioni italiane per l’industria. D’altronde l’iniziativa e l’imprenditoria delle tre grandi fabbriche è quasi completamente estranea alla città e collocabile in un più ampio contesto imprenditoriale nazionale. La costruzione per l’industria di Viale Maraini non risente perciò delle arretratezze tecniche e culturali della città e della regione, confermate ancora nel 1958 (Lorenzetti R., Ravaioli N. 1995), anche per la vicinanza con Roma e con il polo delle acciaierie di Terni (a cui si devono riferire molti dei componenti in acciaio per le costruzioni) ma offre invece una versione in cui “il localismo si esplica soprattutto negli elementi tecnici che non necessitano di aggiornate soluzioni tecnologiche” (principalmente le murature portanti, le tamponature e gli elementi in laterizio). A fianco ai localismi vi sono quindi importanti testimonianze della costruzione in intelaiatura di acciaio e, ancor più rilevanti, dell’affermazione e della sperimentazione dei brevetti italiani per la costruzione del cemento armato, in particolare del brevetto Baroni-Lüling. Il testo descrive ed illustra tramite un ricco apparato grafico originale, il dettagliato lavoro di rilievo sul campo e l’analisi dei caratteri specifici della costruzione che ha permesso di scoprire le peculiarità di una apparecchiatura costruttiva che le precedenti ricerche non avevano ancora messo in luce e le colloca nel contesto dell’evoluzione della costruzione in Italia. L’intento multidisciplinare dell’attività dell’Osservatorio ha aperto un laboratorio permanente di individuazione di strumenti e scenari di attuazione urbana. L’ultimo capitolo è dedicato perciò ad inquadrarli in un contesto che, dagli studi storici e della costruzione, permuta il senso di continuità che si può ricercare nella trasformazione del territorio come elemento per la prefigurazione equilibrata di direttrici di sviluppo e come tramite di valorizzazione dell’identità e del territorio.

Forma della città e aree ex-industriali a Rieti: morfogenesi, pianificazione, scenari evolutivi / Cappuccitti, Antonio. - STAMPA. - (2012), pp. 110-138.

Forma della città e aree ex-industriali a Rieti: morfogenesi, pianificazione, scenari evolutivi

CAPPUCCITTI, Antonio
2012

Abstract

Il contributo si inquadra nell’ambito degli studi e ricerche effettuati dall’autore sulla città di Rieti, in qualità di ricercatore del Centro Reatino di ricerche di Ingegneria per la Tutela e la Valorizzazione dell’Ambiente e del Territorio (CRITEVAT), attivo presso il Polo universitario di Rieti. Vengono illustrati, in particolare, alcuni degli esiti degli studi di carattere urbanistico svolti dall’autore nell’ambito della partecipazione alla Ricerca di Ateneo Federato AST “Scenari di intervento e procedure valutative per una riqualificazione urbana sostenibile di aree produttive dismesse. Il caso pilota di Rieti”. Il caso dell’evoluzione nel lungo periodo del rapporto tra struttura della città e aree industriali (fino alla “dismissione” dall’uso originario), nel particolare caso della città di Rieti, evidenzia diversi aspetti di particolare interesse urbanistico, sotto differenti punti di vista. Accanto a caratteri confrontabili e affini con quelli di altri casi urbani contraddistinti da una significativa tradizione industriale, si rilevano interessanti aspetti peculiari e specifici, soprattutto in relazione al rapporto tra evoluzione diacronica della forma urbana e avvicendarsi delle diverse “generazioni” della pianificazione urbana locale, e alla particolare collocazione di queste aree nell’ambiente urbano e nel sistema insediativo. In base all’obiettivo di una analisi di detti caratteri, il contributo propone una sintetica lettura morfologica dell’ampio settore urbano gravitante sull’ex distretto industriale, analizza l’evoluzione nel tempo della conformazione di detto settore in relazione al mutare del significato urbano delle funzioni produttive e dei modi con i quali la pianificazione ha interpretato detti cambiamenti, e quindi argomenta le più significative vocazioni progettuali di carattere urbanistico del sito nell’ottica di una sua riqualificazione e reintegrazione nella città, evidenziando infine alcuni percorsi attuativi praticabili per una potenziale trasformazione. Il volume "Studi per il recupero: storia, costruzione e progetto nelle aree ex industriali a Rieti", nel quale il capitolo è collocato, nasce nell’ambito dell’Osservatorio di Archeologia Industriale per Rieti e Sabina. Gli autori (Antonio Cappuccitti, Edoardo Currà e Fabrizio Di Marco) trattano in particolare gli aspetti storico, architettonico-costruttivo e urbanistico degli impianti ex industriali studiati in tre anni di attività dell’Osservatorio, nato da un accordo di collaborazione scientifica tra l’Università di Roma “Sapienza” e l’Archivio di Stato di Rieti. Gli esiti parziali hanno già costituito la piattaforma tecnica per mettere a confronto l’amministrazione comunale, l’iniziativa privata e la collettività sui valori propri di una porzione rilevante del territorio comunale reatino e sulle potenzialità insite in una trasformazione culturalmente consapevole e costruttivamente sostenibile. Tale attività di ricerca si è inoltre svolta in coordinamento sinergico con diverse attività di ricerca parallele, finanziate dall'Ateneo Federato della Scienza e della Tecnica – Sapienza e dal CRITEVAT-Sapienza e raccoglie gli esiti di un assegno di ricerca (titolare Edoardo Currà, finanziato nel 2010 dal centro di ricerca CRITEVAT-Sapienza). Tra il 1883 ed il 1937 si sono insediate a Rieti diverse industrie che hanno dato vita ad un distretto produttivo impostato sull’asse di Viale Maraini e servito dalle infrastrutture ferroviarie che da subito lo innervano. In particolare, nell’ambito delle attività dell’Osservatorio di Archeologia Industriale per Rieti e Sabina, ci si è concentrati su tre impianti (lo zuccherificio Maraini, 1873; la S.a. Supertessile, 1926; la Montecatini, 1937) che, per la loro posizione rispetto alla città, baricentrici tra città storica e nuove espansioni, collocate, come sono, in un ambito con diffusi connotati agrari, si pensa debbano costituire oggetto prioritario di attenzione per delineare le strategie di sviluppo della città. Ne è conferma anche la consistenza dimensionale del sito che, con centinaia di migliaia di metri quadrati di superficie coperta, si propone come emergenza a livello urbano e territoriale. La vicenda storica, che getta luce su nuovi aspetti della evoluzione del sito ed evidenzia i caratteri strutturanti di questa porzione di territorio urbano, si intreccia con la conoscenza del dato materiale, inteso non come semplice complemento ma come elemento fondamentale per procedere all’attuazione delle emergenti istanze di recupero. Nei casi in esame la ricerca ha permesso di evidenziare particolari specificità costruttive che costituiscono elementi delle valutazioni di valore e di invarianza che si propongono alla elaborazione progettuale. Per tutte e tre le fabbriche emerge il filo diretto che l’imprenditoria stabilì con la categoria professionale di ingegneri e architetti, sviluppando complesse interconnessioni tra linguaggi “tradizionalisti” e “modernisti”. Basti citare il binomio Giovanni Agnelli-Giacomo Mattè Trucco nella fabbrica del Lingotto, dove alla modernità dell’edificio produttivo risponde il dialogo con la storia del palazzo Uffici. Caso eclatante fu poi la figura di Carlo Gualino, che instaurò complessi e contraddittori rapporti con un ampio stuolo di progettisti, dall’eclettico Vittorio Tornielli ai “razionalisti” Alberto Sartoris, Gigi Chessa, Giuseppe Pagano e Gino Levi Montalcini. Un altro industriale piemontese, il barone Alberto Fassini Camossi, ebbe diversi progettisti di fiducia: prima Ernesto Basile, poi Carlo Maria Busiri Vici, da ultimo Arturo Hoerner, con il quale stabilì, a differenza dei primi due, un duraturo rapporto di committenza per circa due decenni. Questi in particolare sono i due principali protagonisti della realizzazione dello stabilimento reatino della Supertessile, e nella monografia si inquadra la vicenda progettuale e costruttiva nell’ambito delle numerose altre occasioni di collaborazione tra committente e progettista. Emerge inoltre, per l’intero distretto industriale, e non solo per lo zuccherificio, una “coerenza tecnologica” con le coeve realizzazioni italiane per l’industria. D’altronde l’iniziativa e l’imprenditoria delle tre grandi fabbriche è quasi completamente estranea alla città e collocabile in un più ampio contesto imprenditoriale nazionale. La costruzione per l’industria di Viale Maraini non risente perciò delle arretratezze tecniche e culturali della città e della regione, confermate ancora nel 1958 (Lorenzetti R., Ravaioli N. 1995), anche per la vicinanza con Roma e con il polo delle acciaierie di Terni (a cui si devono riferire molti dei componenti in acciaio per le costruzioni) ma offre invece una versione in cui “il localismo si esplica soprattutto negli elementi tecnici che non necessitano di aggiornate soluzioni tecnologiche” (principalmente le murature portanti, le tamponature e gli elementi in laterizio). A fianco ai localismi vi sono quindi importanti testimonianze della costruzione in intelaiatura di acciaio e, ancor più rilevanti, dell’affermazione e della sperimentazione dei brevetti italiani per la costruzione del cemento armato, in particolare del brevetto Baroni-Lüling. Il testo descrive ed illustra tramite un ricco apparato grafico originale, il dettagliato lavoro di rilievo sul campo e l’analisi dei caratteri specifici della costruzione che ha permesso di scoprire le peculiarità di una apparecchiatura costruttiva che le precedenti ricerche non avevano ancora messo in luce e le colloca nel contesto dell’evoluzione della costruzione in Italia. L’intento multidisciplinare dell’attività dell’Osservatorio ha aperto un laboratorio permanente di individuazione di strumenti e scenari di attuazione urbana. L’ultimo capitolo è dedicato perciò ad inquadrarli in un contesto che, dagli studi storici e della costruzione, permuta il senso di continuità che si può ricercare nella trasformazione del territorio come elemento per la prefigurazione equilibrata di direttrici di sviluppo e come tramite di valorizzazione dell’identità e del territorio.
Studi per il recupero: storia, costruzione e progetto nelle aree ex industriali a Rieti
9788860604842
02 Pubblicazione su volume::02a Capitolo o Articolo
Forma della città e aree ex-industriali a Rieti: morfogenesi, pianificazione, scenari evolutivi / Cappuccitti, Antonio. - STAMPA. - (2012), pp. 110-138.
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