In the reconstruction of the ancient historical and archaeological a prominent role has always taken an attempt to define the cultural identity, an effort that dates back to the ways in which the same Sumerians called themselves, identifying and recognizing themselves in their country's cultural world Sumer as the "black heads". This definition is likely that indicated the appearance of a recognizable identity but not territorial, ie not related to a type of territorial control was only after many millennia rooted in a vision ethnocentric policy based on the principle of conquest. And the Assyrians distinguished by recognizing their membership on the basis of the blood, in other words, distinguish their identity from that of the conquered peoples not of blood Assyrian. Among the Sumerians "black heads" and the Assyrians "blood" exist about three thousand years of history, economics, literature, art and aesthetics of ancient Eastern cultures it is impossible to summarize, but that force us to reflect on the theme of relationships semantic occurred between ethnos and logos in the various millennia and that of conscious political action aimed at influence in ancient and in the contemporary functions, roles and dynamics. In this paper, therefore, the need for brevity and was therefore isolated a single theme of this report for each of the thousands of years that occupy the eastern ancient history, from the Urban Revolution (at the end of the fourth millennium BC.) The period of maximum expansion Assyrian Empire in Mesopotamia (VIII century BC.). As of now, it is necessary to clarify that in this discontinuous archeografia the relationship between ethnos and logos, a role has been acquitted by the classical political thought, based on the paradigms of the former Oriente Lux, the diffusionism cultural neo-colonialism and Orientalism. In other words, any historical reconstruction of this report would not be able to be prepared even in the absence of the different, conflicting political visions of the ancient and modern which have inevitably forced, educated and influenced the reading of historical change.

Nella ricostruzione storica e archeologica dell’Oriente antico un ruolo preminente ha da sempre assunto il tentativo di definire le identità culturali, un tentativo che risale alla modalità attraverso cui gli stessi sumeri si autodefinirono, identificandosi e riconoscendosi all’interno del loro mondo culturale del Paese di Sumer come le “teste nere”. Questa definizione che indicava verosimilmente l’aspetto di una riconoscibilità identitaria ma non territoriale, ovvero non connessa ad un controllo di tipo territoriale venne solo molti millenni dopo radicata in una visione politica etnocentrica basata sul principio della conquista. E gli assiri distingueranno la loro appartenenza riconoscendosi sulla base del sangue, distingueranno in altri termini la loro identità da quella dei popoli sottomessi non di sangue assiro. Tra i sumeri “teste nere” e gli assiri di “sangue” intercorrono circa tremila anni di storia, di economia, di letteratura, di arte e di estetica delle culture orientali antiche che è impossibile sintetizzare, ma che impongono una riflessione sul tema delle relazioni semantiche intercorse tra ethnos e logos nei vari millenni e su quello della cosciente azione politica rivolta a condizionarne in antico e nell’età contemporanea funzioni, ruoli e dinamiche. In questo contributo, dunque, per necessità e brevità è stato dunque isolato un solo tema di questa relazione per ognuno dei millenni che occupano la Storia orientale antica, dalla Rivoluzione Urbana (alla fine del IV millennio a. C.) al periodo di massima espansione dell’impero Assiro in Mesopotamia (VIII secolo a. C.). Sin d’ora, è necessario precisare che in questa discontinua archeografia del rapporto tra ethnos e logos, un ruolo determinante è stato assolto dal pensiero politico classico , fondato sui paradigmi dello ex Oriente Lux, del diffusionismo culturale, dell’orientalismo e del neocolonialismo. In altri termini, una qualsiasi ricostruzione storica di questa relazione non riuscirebbe ad essere neppure approntata in assenza delle diverse, contrapposte visioni politiche dell’Oriente antico e moderno che hanno inevitabilmente forzato, istruito e condizionato la lettura del cambiamento storico.

Le teorie della razza e il concetto di “Ethnicity” nel riconoscimento identitario delle culture archeologiche e storico-artistiche del Vicino Oriente antico.

RAMAZZOTTI, Marco
In corso di stampa

Abstract

Nella ricostruzione storica e archeologica dell’Oriente antico un ruolo preminente ha da sempre assunto il tentativo di definire le identità culturali, un tentativo che risale alla modalità attraverso cui gli stessi sumeri si autodefinirono, identificandosi e riconoscendosi all’interno del loro mondo culturale del Paese di Sumer come le “teste nere”. Questa definizione che indicava verosimilmente l’aspetto di una riconoscibilità identitaria ma non territoriale, ovvero non connessa ad un controllo di tipo territoriale venne solo molti millenni dopo radicata in una visione politica etnocentrica basata sul principio della conquista. E gli assiri distingueranno la loro appartenenza riconoscendosi sulla base del sangue, distingueranno in altri termini la loro identità da quella dei popoli sottomessi non di sangue assiro. Tra i sumeri “teste nere” e gli assiri di “sangue” intercorrono circa tremila anni di storia, di economia, di letteratura, di arte e di estetica delle culture orientali antiche che è impossibile sintetizzare, ma che impongono una riflessione sul tema delle relazioni semantiche intercorse tra ethnos e logos nei vari millenni e su quello della cosciente azione politica rivolta a condizionarne in antico e nell’età contemporanea funzioni, ruoli e dinamiche. In questo contributo, dunque, per necessità e brevità è stato dunque isolato un solo tema di questa relazione per ognuno dei millenni che occupano la Storia orientale antica, dalla Rivoluzione Urbana (alla fine del IV millennio a. C.) al periodo di massima espansione dell’impero Assiro in Mesopotamia (VIII secolo a. C.). Sin d’ora, è necessario precisare che in questa discontinua archeografia del rapporto tra ethnos e logos, un ruolo determinante è stato assolto dal pensiero politico classico , fondato sui paradigmi dello ex Oriente Lux, del diffusionismo culturale, dell’orientalismo e del neocolonialismo. In altri termini, una qualsiasi ricostruzione storica di questa relazione non riuscirebbe ad essere neppure approntata in assenza delle diverse, contrapposte visioni politiche dell’Oriente antico e moderno che hanno inevitabilmente forzato, istruito e condizionato la lettura del cambiamento storico.
In the reconstruction of the ancient historical and archaeological a prominent role has always taken an attempt to define the cultural identity, an effort that dates back to the ways in which the same Sumerians called themselves, identifying and recognizing themselves in their country's cultural world Sumer as the "black heads". This definition is likely that indicated the appearance of a recognizable identity but not territorial, ie not related to a type of territorial control was only after many millennia rooted in a vision ethnocentric policy based on the principle of conquest. And the Assyrians distinguished by recognizing their membership on the basis of the blood, in other words, distinguish their identity from that of the conquered peoples not of blood Assyrian. Among the Sumerians "black heads" and the Assyrians "blood" exist about three thousand years of history, economics, literature, art and aesthetics of ancient Eastern cultures it is impossible to summarize, but that force us to reflect on the theme of relationships semantic occurred between ethnos and logos in the various millennia and that of conscious political action aimed at influence in ancient and in the contemporary functions, roles and dynamics. In this paper, therefore, the need for brevity and was therefore isolated a single theme of this report for each of the thousands of years that occupy the eastern ancient history, from the Urban Revolution (at the end of the fourth millennium BC.) The period of maximum expansion Assyrian Empire in Mesopotamia (VIII century BC.). As of now, it is necessary to clarify that in this discontinuous archeografia the relationship between ethnos and logos, a role has been acquitted by the classical political thought, based on the paradigms of the former Oriente Lux, the diffusionism cultural neo-colonialism and Orientalism. In other words, any historical reconstruction of this report would not be able to be prepared even in the absence of the different, conflicting political visions of the ancient and modern which have inevitably forced, educated and influenced the reading of historical change.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11573/465052
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