The book aims at investigating all the problems connected with Sturtevant's Law in Hittite. According to the specificity of this "law", the feeling is that, over time, scholars have gradually moved away from the original "formulation" made by Sturtevant himself – who thought it was just a sort of "tendency" - and have made a "confusion" between the strictly phonetic and the graphic field, searching for every possible confirmation of an alleged “one to one” correspondence between the two levels, even at the cost of formulating new phonetic laws (lenitional processes due to the position of the accent, combinatorial effects of laryngeals, secondary phenomena of analogical leveling etc.), sometimes ad hoc - only to motivate the many counterexamples - and forcing etymological interpretations. The book, in two volumes (I. Introduction and lexical corpus, II. Analysis of the data), includes an analysis of the entire Hittite lexicon containing graphic intervocalic stops.

In base alla cosiddetta “legge di Sturtevant”, l’opposizione fonologica tra occlusive sorde e sonore originarie sarebbe stata notata graficamente in posizione intervocalica – là dove il sistema di scrittura cuneiforme ittito lo consentiva – da occlusive rispettivamente geminate e scempie (cfr. nēpiš ‘cielo’ < *nebhes- vs. militt-/mallit- ‘miele’ < *melit-). I principali problemi legati alla norma sturtevantiana sono due: la valutazione della effettiva corrispondenza tra la grafia scempia e la grafia geminata delle occlusive con le originarie occlusive sorde o sonore ricostruite per l’indoeuropeo (con tutti i problemi legati all’oscillazione nella resa grafica e agli ulteriori mutamenti linguistici eventualmente interrelati) e l’interpretazione dell’eventuale opposizione fonologica a livello sincronico. Stabilire con certezza se il contrasto si verificasse tra foni sordi e sonori, aspirati e non aspirati, o forti e leni (sia pur quest’ultima ipotesi sia quella che a tutt’oggi riscuote un più ampio e motivato consenso) appare comunque assai arduo. Quanto invece alla specificità della lex Sturtevant, la sensazione che si ha è che, nel corso del tempo, ci si sia allontanati gradualmente dall’originaria “formulazione” dello Sturtevant – il quale riscontrava più che altro una “tendenza” – e si sia operata una sovrapposizione – e, dunque, una “confusione” – tra il piano strettamente fonetico e quello grafico, alla ricerca della possibile conferma di una presunta corrispondenza “biunivoca” tra i due livelli, anche a costo di formulare leggi fonetiche parallele (processi di lenizione dovuti alla posizione dell’accento, effetti combinatori delle laringali, sonorizzazioni in determinate posizioni contestuali, geminazioni secondarie, fenomeni di livellamento analogico etc.), talvolta ad hoc – unicamente per motivare i numerosi controesempi – e di forzare le interpretazioni etimologiche. Il volume, in due tomi (I. Introduzione e corpus lessicale, II. Analisi dei dati), comprende un'analisi di tutto il lessico ittito contenente occlusive graficamente intervocaliche.

La grafia delle occlusive intervocaliche in ittito: verso una riformulazione della Lex Sturtevant

POZZA, MARIANNA
2011

Abstract

In base alla cosiddetta “legge di Sturtevant”, l’opposizione fonologica tra occlusive sorde e sonore originarie sarebbe stata notata graficamente in posizione intervocalica – là dove il sistema di scrittura cuneiforme ittito lo consentiva – da occlusive rispettivamente geminate e scempie (cfr. nēpiš ‘cielo’ < *nebhes- vs. militt-/mallit- ‘miele’ < *melit-). I principali problemi legati alla norma sturtevantiana sono due: la valutazione della effettiva corrispondenza tra la grafia scempia e la grafia geminata delle occlusive con le originarie occlusive sorde o sonore ricostruite per l’indoeuropeo (con tutti i problemi legati all’oscillazione nella resa grafica e agli ulteriori mutamenti linguistici eventualmente interrelati) e l’interpretazione dell’eventuale opposizione fonologica a livello sincronico. Stabilire con certezza se il contrasto si verificasse tra foni sordi e sonori, aspirati e non aspirati, o forti e leni (sia pur quest’ultima ipotesi sia quella che a tutt’oggi riscuote un più ampio e motivato consenso) appare comunque assai arduo. Quanto invece alla specificità della lex Sturtevant, la sensazione che si ha è che, nel corso del tempo, ci si sia allontanati gradualmente dall’originaria “formulazione” dello Sturtevant – il quale riscontrava più che altro una “tendenza” – e si sia operata una sovrapposizione – e, dunque, una “confusione” – tra il piano strettamente fonetico e quello grafico, alla ricerca della possibile conferma di una presunta corrispondenza “biunivoca” tra i due livelli, anche a costo di formulare leggi fonetiche parallele (processi di lenizione dovuti alla posizione dell’accento, effetti combinatori delle laringali, sonorizzazioni in determinate posizioni contestuali, geminazioni secondarie, fenomeni di livellamento analogico etc.), talvolta ad hoc – unicamente per motivare i numerosi controesempi – e di forzare le interpretazioni etimologiche. Il volume, in due tomi (I. Introduzione e corpus lessicale, II. Analisi dei dati), comprende un'analisi di tutto il lessico ittito contenente occlusive graficamente intervocaliche.
9788889837733
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