Da sempre il tema della validità della conoscenza rappresenta un argomento cardine delle scienze sociali, così come la questione centrale della sociologia della conoscenza, disciplina di cui Karl Mannheim può essere considerato il padre fondatore. La disamina critica del pensiero dell’autore attribuisce unanimemente un vincolo alle sue proposte, nel senso che egli non avrebbe risolto in modo soddisfacente il problema dell’autoriferimento della conoscenza, restando così intrappolato nella impossibilità di uscire da questo relativismo. Il testo qui presentato, seguendo l’evolversi del pensiero mannheimiano, suggerisce la possibilità di scorgere nella produzione giovanile dell’autore elementi risolutivi relativamente alla questione del condizionamento del sapere e del de-condizionamento dello stesso. In questa fase della sua produzione, tra l’altro, si individuano le condizioni che rendono possibile una presa di distanza dal limite ravvisato in Mannheim, di una eccessiva frammentarietà della sua produzione. Soltanto se si riconosce la sostanziale unità dei contributi dell’autore è possibile comprendere perché quella contenuta nel suo pensiero sia solo una apparente antinomia. Infatti, è all’interno della sua stessa elaborazione che si individuano sia la messa in evidenza del problema del condizionamento del sapere sia le proposte risolutive del tanto dibattuto tema del relativismo. A tale riguardo, si sottolineerà cosa è da intendersi quando si cerca di risolvere il problema relativo alla natura e al significato da attribuire alla de-contestualizzazione del sapere. Emergerà come, a tale scopo, occorra innanzitutto trovare risposte agli interrogativi sul reale, comprendendo che la possibilità di parlare di fatti e ‘cose sociali’ non equivale a ‘toccare’ o ‘fotografare’ oggetti reali. Ed è in tali termini che diventa possibile sfuggire al pericolo rappresentato dalla «trappola del realismo» (vera e propria illusione ontologica), di ispirazione simmeliana, la quale conduce, nell’analisi dei fenomeni sociali, ad interpretare come proprietà delle cose ciò che è piuttosto un semplice schema di intelligibilità.

La possibilità di conoscere. L’apparente antinomia del pensiero di Karl Mannheim

SONZOGNI, Barbara
2009

Abstract

Da sempre il tema della validità della conoscenza rappresenta un argomento cardine delle scienze sociali, così come la questione centrale della sociologia della conoscenza, disciplina di cui Karl Mannheim può essere considerato il padre fondatore. La disamina critica del pensiero dell’autore attribuisce unanimemente un vincolo alle sue proposte, nel senso che egli non avrebbe risolto in modo soddisfacente il problema dell’autoriferimento della conoscenza, restando così intrappolato nella impossibilità di uscire da questo relativismo. Il testo qui presentato, seguendo l’evolversi del pensiero mannheimiano, suggerisce la possibilità di scorgere nella produzione giovanile dell’autore elementi risolutivi relativamente alla questione del condizionamento del sapere e del de-condizionamento dello stesso. In questa fase della sua produzione, tra l’altro, si individuano le condizioni che rendono possibile una presa di distanza dal limite ravvisato in Mannheim, di una eccessiva frammentarietà della sua produzione. Soltanto se si riconosce la sostanziale unità dei contributi dell’autore è possibile comprendere perché quella contenuta nel suo pensiero sia solo una apparente antinomia. Infatti, è all’interno della sua stessa elaborazione che si individuano sia la messa in evidenza del problema del condizionamento del sapere sia le proposte risolutive del tanto dibattuto tema del relativismo. A tale riguardo, si sottolineerà cosa è da intendersi quando si cerca di risolvere il problema relativo alla natura e al significato da attribuire alla de-contestualizzazione del sapere. Emergerà come, a tale scopo, occorra innanzitutto trovare risposte agli interrogativi sul reale, comprendendo che la possibilità di parlare di fatti e ‘cose sociali’ non equivale a ‘toccare’ o ‘fotografare’ oggetti reali. Ed è in tali termini che diventa possibile sfuggire al pericolo rappresentato dalla «trappola del realismo» (vera e propria illusione ontologica), di ispirazione simmeliana, la quale conduce, nell’analisi dei fenomeni sociali, ad interpretare come proprietà delle cose ciò che è piuttosto un semplice schema di intelligibilità.
9788877965196
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