Il volume è stato pubblicato alla fine dei lavori della “Commissione Trevisanato” per la riforma delle procedure concorsuali, che si erano conclusi con un nulla di fatto, a causa delle divergenze manifestatesi tra i suoi componenti in merito ad alcuni problemi di fondo del diritto fallimentare: in che modo anticipare l’attivazione dei rimedi contro la crisi; quale tipo di tutela offrire agli accordi stragiudiziali tra il debitore e i creditori; come individuare i presupposti del fallimento; come intendere il carattere “concorsuale” delle procedure; se mantenere il sistema di una serie di procedimenti distinti, ma in qualche modo collegati (amministrazione controllata, concordato preventivo, fallimento), o passare al modello “tedesco”, di un’unica procedura articolata in più fasi; quale ruolo attribuire alla par condicio creditorum e alle revocatorie; quale trattamento riservare al debitore alla chiusura del fallimento, anche con riguardo ad un’eventuale esdebitazione. Proprio per l’importanza dei problemi da risolvere, in previsione di una riforma ritenuta da molti ormai improcrastinabile, il volume analizza la materia da un angolo visuale particolarmente ampio, senza rinunciare agli opportuni approfondimenti teorici. Vi si esaminano, infatti: le disfunzioni del sistema concorsuale allora vigente; l’esigenza d’accelerare i tempi per la soluzione della crisi; l’esigenza di superare il carattere sanzionatorio del fallimento; la struttura del rapporto obbligatorio ed il ruolo della responsabilità patrimoniale; la relazione tra par condicio e concorsualità; la comunione d’interessi tra creditori, le forme di solidarismo, le forme d’autotutela; le trasformazioni del sistema economico e l’esigenza di salvaguardare certi valori organizzativi; il concetto d’insolvenza; il superamento, al riguardo, delle tesi patrimonialistiche per sostituirle con un giudizio prognostico sul futuro dell’impresa; le azioni revocatorie e le altre forme di reintegrazione dell’attivo; l’abuso di direzione unitaria nei gruppi e la postergazione dei crediti dei soci; la liquidazione dell’attivo; la cessione di aggregati patrimoniali e la tutela della par condicio; la chiusura del fallimento ed il diverso ruolo del concordato fallimentare rispetto al concordato preventivo. La “Riforma Vietti” non solo ha tenuto conto di molte soluzioni suggerite nel testo, ma ne ha condiviso, soprattutto, lo spirito complessivo, che è quello di passare da una concezione sanzionatoria del fallimento ad una concezione promozionale del diritto concorsuale nel suo insieme, per volgerlo ad eliminare i fattori di crisi dell’impresa, senza disperderne – per quanto possibile – i valori organizzativi. Sul piano dottrinale un particolare consenso ha ricevuto la netta distinzione tra par condicio e concorsualità, che ha consentito di ridurre il rigore revocatorio (anche se poi il legislatore è andato troppo oltre su questa strada), senza mortificare l’esigenza d’offrire ai creditori forme di tutela collettiva, nelle quali l’interesse del singolo deve cedere all’interesse della massa. Sempre questa distinzione ha consentito d’inquadrare – soprattutto dopo il “Correttivo” del 2007 – gli “accordi di ristrutturazione” come una procedura concorsuale diversa dal concordato, con una serie di conseguenze delle quali è superfluo, in questa sede, ricordare l’importanza.

Le procedure concorsuali. Problemi di una riforma

TERRANOVA, GIUSEPPE
2004

Abstract

Il volume è stato pubblicato alla fine dei lavori della “Commissione Trevisanato” per la riforma delle procedure concorsuali, che si erano conclusi con un nulla di fatto, a causa delle divergenze manifestatesi tra i suoi componenti in merito ad alcuni problemi di fondo del diritto fallimentare: in che modo anticipare l’attivazione dei rimedi contro la crisi; quale tipo di tutela offrire agli accordi stragiudiziali tra il debitore e i creditori; come individuare i presupposti del fallimento; come intendere il carattere “concorsuale” delle procedure; se mantenere il sistema di una serie di procedimenti distinti, ma in qualche modo collegati (amministrazione controllata, concordato preventivo, fallimento), o passare al modello “tedesco”, di un’unica procedura articolata in più fasi; quale ruolo attribuire alla par condicio creditorum e alle revocatorie; quale trattamento riservare al debitore alla chiusura del fallimento, anche con riguardo ad un’eventuale esdebitazione. Proprio per l’importanza dei problemi da risolvere, in previsione di una riforma ritenuta da molti ormai improcrastinabile, il volume analizza la materia da un angolo visuale particolarmente ampio, senza rinunciare agli opportuni approfondimenti teorici. Vi si esaminano, infatti: le disfunzioni del sistema concorsuale allora vigente; l’esigenza d’accelerare i tempi per la soluzione della crisi; l’esigenza di superare il carattere sanzionatorio del fallimento; la struttura del rapporto obbligatorio ed il ruolo della responsabilità patrimoniale; la relazione tra par condicio e concorsualità; la comunione d’interessi tra creditori, le forme di solidarismo, le forme d’autotutela; le trasformazioni del sistema economico e l’esigenza di salvaguardare certi valori organizzativi; il concetto d’insolvenza; il superamento, al riguardo, delle tesi patrimonialistiche per sostituirle con un giudizio prognostico sul futuro dell’impresa; le azioni revocatorie e le altre forme di reintegrazione dell’attivo; l’abuso di direzione unitaria nei gruppi e la postergazione dei crediti dei soci; la liquidazione dell’attivo; la cessione di aggregati patrimoniali e la tutela della par condicio; la chiusura del fallimento ed il diverso ruolo del concordato fallimentare rispetto al concordato preventivo. La “Riforma Vietti” non solo ha tenuto conto di molte soluzioni suggerite nel testo, ma ne ha condiviso, soprattutto, lo spirito complessivo, che è quello di passare da una concezione sanzionatoria del fallimento ad una concezione promozionale del diritto concorsuale nel suo insieme, per volgerlo ad eliminare i fattori di crisi dell’impresa, senza disperderne – per quanto possibile – i valori organizzativi. Sul piano dottrinale un particolare consenso ha ricevuto la netta distinzione tra par condicio e concorsualità, che ha consentito di ridurre il rigore revocatorio (anche se poi il legislatore è andato troppo oltre su questa strada), senza mortificare l’esigenza d’offrire ai creditori forme di tutela collettiva, nelle quali l’interesse del singolo deve cedere all’interesse della massa. Sempre questa distinzione ha consentito d’inquadrare – soprattutto dopo il “Correttivo” del 2007 – gli “accordi di ristrutturazione” come una procedura concorsuale diversa dal concordato, con una serie di conseguenze delle quali è superfluo, in questa sede, ricordare l’importanza.
9788814110979
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