The book is a reflection on the author to make architecture that surrounds around its own experience, but if read as part of a broader perspective, it is also pitiless depiction of how the design discipline relates to the contemporary reality , remaining strongly affected. The picture that the author paints is one of a society which, on the one hand, it seems manifest indifference to the representative role / organization of the spaces that the architectural design tends to tradition and values ​​to exercise that holds within itself, while, on the other hand seems consciously willing to be charmed by the systematic "" provocation figurative "" the new architecture, that, so to speak, of superstars. And the second aspect has, as insidious "" return effect "," subject to the users to a kind of bombardment of visual stimuli, effects that lead to a formal emotional involvement, an uncritical stupor, only to demonstrate, with sudden unexpected motion-how, sometimes, unreasonable-a collective impulse of rebellion, rejection against a single building itself is not particularly objectionable, especially compared to the range of current achievements.

Il libro è una riflessione sul fare architettura che l’autore circoscrive attorno alla propria esperienza, ma se letta all'interno di un'ottica più ampia, essa è anche un'impietosa rappresentazione del modo in cui la disciplina progettuale si rapporta alla realtà contemporanea, restandone fortemente condizionata. Il quadro che l'autore traccia è quello di una società che, per un verso, sembra manifestare indifferenza rispetto al ruolo rappresentativo/organizzativo degli spazi che il progetto architettonico tende per tradizione ad esercitare ed ai valori che custodisce in sé, mentre, per altro verso, appare consapevolmente disposta a subire il fascino della sistematica "provocazione figurativa" della nuova architettura, quella, per intenderci, delle archistar. E tale secondo aspetto ha, come insidioso "effetto di ritorno", quello di assoggettare gli utenti ad una sorta di bombardamento di stimoli visivi, di effetti formali che inducono ad un coinvolgimento emotivo, ad un acritico stupore; salvo poi manifestare, con un moto improvviso -imprevisto quanto, a volte, ingiustificato- un impulso collettivo di ribellione, di rigetto nei confronti di un singolo edificio in sé non particolarmente censurabile, soprattutto rispetto al panorama delle realizzazioni correnti.

Tanto al metro quadro

GIANCOTTI, ALFONSO
2008

Abstract

Il libro è una riflessione sul fare architettura che l’autore circoscrive attorno alla propria esperienza, ma se letta all'interno di un'ottica più ampia, essa è anche un'impietosa rappresentazione del modo in cui la disciplina progettuale si rapporta alla realtà contemporanea, restandone fortemente condizionata. Il quadro che l'autore traccia è quello di una società che, per un verso, sembra manifestare indifferenza rispetto al ruolo rappresentativo/organizzativo degli spazi che il progetto architettonico tende per tradizione ad esercitare ed ai valori che custodisce in sé, mentre, per altro verso, appare consapevolmente disposta a subire il fascino della sistematica "provocazione figurativa" della nuova architettura, quella, per intenderci, delle archistar. E tale secondo aspetto ha, come insidioso "effetto di ritorno", quello di assoggettare gli utenti ad una sorta di bombardamento di stimoli visivi, di effetti formali che inducono ad un coinvolgimento emotivo, ad un acritico stupore; salvo poi manifestare, con un moto improvviso -imprevisto quanto, a volte, ingiustificato- un impulso collettivo di ribellione, di rigetto nei confronti di un singolo edificio in sé non particolarmente censurabile, soprattutto rispetto al panorama delle realizzazioni correnti.
9788889400296
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