The study was designed to illustrate the key stages of the evolution of the discipline and the condition of ecclesiastical bodies in the transition from society of the Ancien Régime to the Risorgimento and then unified through the key provided by the dialectic of relations between the state (states, relative to the pre-unification period) and the Church, between the civil power and the ecclesiastical power: taking into account how each of these entities (and such authority) showing the bearer along the time span considered, logic and special interests, for mostly in contrast with those of the other and yet they consistently with and in some ways inevitably led to integrate. The aim is to provide an overall reflection, historical, political and, of course, legal affairs of the entities belonging to the legal organization of the Catholic Church or in any way connected to it within the period considered, highlighting items of continuity and discontinuity between the complex regulatory events of time and changes in the regulations governing those who have helped to delineate the essential features of their modern condition. In order indicated, is a privileged reading having regard to the general context (historical, economic, social, environmental) in which the institutions themselves were found to operate and in which, therefore, were placed on the individual provisions governing this or that aspect of the their legal status. Above all, the survey tends to consider the abstract category "ecclesiastical authorities", considered as a unit, rather than the events of this or that institution or category of them. The choice of such a perspective allows, in fact, to simultaneously treat all the various organizational realities, personal or financial, that made up the ecclesial society, and that on the legislative and legal system were quite different between them, thus overcoming the difficulties related to the consideration and the atomistic treatment of the same that were typical of legal science pre-and post-unification. Specifically, the discussion is presented in two parts, among them separate, substantially corresponding to the two halves of the nineteenth century. The first part, including the twenty years of the Franco-Napoleonic domination and about thirty years after the Congress of Vienna, is dedicated to the discussion of the status of the institutions of the Church in the various geo-political realities that resulted divided the peninsula (the republics and kingdoms posts under the aegis of the French first, then the United restored), though without dwelling particularly on the process of construction of either of them. Moving from the situation of ecclesiastical institutions in Italy at the end of 700, are, in particular, analyzed deletions and transformations of bodies and institutions of the Church of France twenty years, the events of the Restoration period with only partial acceptance of the demands of Church times to get "the restoration of their organization for as regulated by canon law," the revival of religious communities, the first clashes between the United Church and related to the field of assistance and charity. A second part, corresponding to the time and having the liberal point of arrival the end of the century, it is instead meant to illustrate the work of profound renewal of the discipline of ecclesiastical institutions and promoted by the state, the Piedmont at first, then Italian, in the second half of the nineteenth century, and not for the most part against the will of the Church. Given the examination of the general lines of the legislation pre-and post-unification in the field of ecclesiastical institutions, the survey is then divided by the analysis of events relating to the introduction of state control on purchases of corporate bodies and, with the first civil code unit, the need for the legal r

Lo studio è finalizzato ad illustrare le tappe salienti della evoluzione della disciplina e della condizione degli enti ecclesiastici nel passaggio dalla società dell’Ancien Régime a quella risorgimentale e poi unitaria attraverso la chiave di lettura fornita dalla dialettica dei rapporti fra lo Stato (gli Stati, relativamente al periodo preunitario) e la Chiesa, fra la potestà civile e la potestà ecclesiastica: tenendo conto di come ciascuna di tali entità (e di tali potestà) risulti portatrice, lungo l’arco di tempo considerato, di logiche e interessi particolari, per lo più in contrasto con quelli delle altre eppure con essi costantemente e sotto certi aspetti inevitabilmente portati ad integrarsi. L’obiettivo è quello di fornire una riflessione complessiva, di natura storica, politica e, naturalmente, giuridica, sulle vicende degli enti appartenenti alla organizzazione giuridica della Chiesa cattolica o ad essa in qualche modo collegati all’interno del periodo considerato, evidenziando gli elementi di continuità e di discontinuità tra i complessi normativi succedutisi nel tempo e quei mutamenti nella disciplina degli stessi che hanno contribuito a delineare i tratti essenziali della loro moderna condizione. Nell’ottica segnalata, viene privilegiata una lettura avente riguardo al contesto generale (storico, economico, sociale, ambientale) in cui gli enti stessi si trovarono ad operare ed in cui, perciò, si collocarono le singole norme disciplinanti questo o quell’aspetto della loro condizione giuridica. Soprattutto, l’indagine tende a considerare la categoria astratta “enti ecclesiastici”, unitariamente considerata, piuttosto che le vicende di questo o di quell’istituto o categoria di essi. La scelta di tale prospettiva consente, infatti, di trattare simultaneamente di tutte le svariate realtà organizzative, personali o patrimoniali, che componevano la società ecclesiale, e che sotto il profilo legislativo e giuridico risultavano fra di loro alquanto differenziate; così superando le difficoltà connesse a quella considerazione e a quella trattazione atomistica delle stesse che furono tipiche della scienza giuridica pre e post-unitaria. In concreto, la trattazione si presenta divisa in due parti, fra loro distinte, sostanzialmente corrispondenti alle due metà del secolo XIX. Una prima parte, comprensiva del ventennio della dominazione franco-napoleonica e del trentennio circa successivo al Congresso di Vienna, risulta dedicata alla disamina della situazione degli enti della Chiesa nelle diverse realtà geo-politiche in cui risultò articolata la penisola (le repubbliche e i regni posti sotto l’egida francese prima, gli Stati restaurati poi), pur senza soffermarsi particolarmente sul processo di edificazione dell’una o dell’altra di esse. Movendo dalla situazione delle istituzioni ecclesiastiche in Italia alla fine del ‘700, vengono, in particolare, analizzate le soppressioni e le trasformazioni di enti e istituzioni della Chiesa del ventennio francese, le vicende del periodo della Restaurazione con l’accoglimento solo parziale delle richieste della Chiesa volte ad ottenere “il ripristino della propria organizzazione per come regolata dal diritto canonico”, la rinascita delle comunità religiose, i primi scontri tra Stati e Chiesa relativi al settore della assistenza e della beneficenza. Una seconda parte, corrispondente all’epoca liberale e avente come punto di arrivo la fine del secolo, risulta invece destinata ad illustrare l’opera di profondo rinnovamento della disciplina degli enti e del patrimonio ecclesiastico promossa dallo Stato, piemontese dapprima, italiano poi, nella seconda metà dell’Ottocento, senza e per lo più contro la volontà della Chiesa. Premesso l’esame delle linee generali della legislazione pre e post-unitaria in materia di istituti ecclesiastici, l’indagine si articola poi attraverso l’analisi delle vicende relative alla introduzione del controllo statale sugli acquisti dei corpi morali e, con il primo codice civile unitario, della necessità del riconoscimento legale degli istituti ecclesiastici; delle problematiche connesse alla amministrazione patrimoniale degli istituti stessi; delle complesse vicende legate alla soppressione della personalità giuridica degli enti della Chiesa per effetto della legislazione cosiddetta eversiva dell’asse ecclesiastico, con specifica attenzione per la disciplina degli enti conservati; della peculiare condizione in cui vennero a trovarsi e ad operare le istituzioni ecclesiastiche di assistenza e di beneficenza a seguito delle riforme volte ad avocare allo Stato il controllo del settore benefico-assistenziale. L’ultimo capitolo del lavoro, infine, espone le reazioni della Chiesa cattolica al complesso dei provvedimenti esaminati, e traccia alcune riflessioni di natura conclusiva volte a sottolineare la provvisorietà e l’incertezza delle condizione degli enti ecclesiastici nella seconda metà del XIX secolo. INTRODUZIONE Premessa Finalità della ricerca e questioni metodologiche. PARTE I DALLA DOMINAZIONE FRANCESE AI MOTI COSTITUZIONALI DEL 1848 CAPITOLO I LA RIFORMA STATALE DELLE ISTITUZIONI DELLA CHIESA NEL PERIODO DELLA DOMINAZIONE FRANCESE 1. Premessa. Il periodo della dominazione franco-napoleonica in Italia. Presupposti e condizioni dell’azione statale di riforma della organizzazione territoriale della Chiesa – 2. Le istituzioni ecclesiastiche in Italia alla fine del Settecento. Crisi e declino del sistema chiesastico dell’Ancien Régime – 3. Il modello di Stato post-rivoluzionario. Interferenze in tema di enti e di organizzazione ecclesiastica – 4. La riforma statale della Chiesa in Italia nel periodo della dominazione francese. Prospetto cronologico – 5. Dalle Repubbliche giacobine all’ascesa al potere di Napoleone. Caratteri generali della riforma napoleonica dell’organizzazione ecclesiastica – 6. (segue) Il periodo della Repubblica italiana. La legge organica del 1802. Il Concordato del 1803 e i suoi riflessi in materia di enti e di beni ecclesiastici. Gli articoli organici melziani – 7. (segue) Il Regno d’Italia. I diversi interventi in materia di stabilimenti ecclesiastici: riduzione del numero delle parrocchie urbane, proibizione delle confraternite, riforma delle fabbricerie. La generalizzata soppressione delle corporazioni religiose – 8. (segue) Le altre aree della penisola: le regioni dell’Italia centro-settentrionale direttamente annesse all’impero francese, i dipartimenti romani e il Regno di Napoli – 9. Considerazioni conclusive sulla situazione degli enti ecclesiastici in Italia nel periodo della dominazione francese. CAPITOLO II LA RESTAURAZIONE E I SUOI RIFLESSI SOPRA LA DISCIPLINA DELLE ISTITUZIONI ECCLESIASTICHE 1. Quadro riassuntivo della situazione relativa alle istituzioni ecclesiastiche alla caduta del regime napoleonico – 2. Chiesa e Restaurazione: volontà della Sede apostolica di ottenere il ripristino della propria organizzazione per come regolata dal diritto canonico; parziale accoglimento da parte dei sovrani restaurati – 3. Ritorno, con la Restaurazione, alla pluralità di fonti normative in materia di istituzioni ecclesiastiche. In particolare: il richiamo della legislazione ecclesiastica anteriore; le codificazioni civili; i concordati e le altre convenzioni stipulate dagli Stati con la Sede apostolica. Conflitti fra tali fonti – 4. Elementi di differenza e di analogia nella disciplina in tema di istituti ecclesiastici nei diversi Stati restaurati della penisola. Rinvio – 5. L’intervento della potestà civile nella creazione e nella soppressione degli istituti ecclesiastici. L’art. 10 del «codice civile per lo Regno delle Due Sicilie» del 1819 e l’art. 25 del «codice civile per gli Stati di S.M. il Re di Sardegna» del 1837. Valore sistemico di tali disposizioni - 6. La ricostituzione delle istituzioni ecclesiastiche soppresse durante il periodo della occupazione franco-napoleonica e gli altri interventi intesi al riassetto della organizzazione ecclesiastica periferica. Difficoltà incontrate dalle comunità religiose e loro complessiva rinascita - 7. (segue) Crisi di alcune istituzioni ecclesiastiche tradizionali (chiese rurali, oratori, confraternite, luoghi pii in genere). Crescita, di contro, del peso e delle funzioni delle parrocchie. Tendenziale conservazione della disciplina napoleonica sulle fabbricerie - 8. L’amministrazione patrimoniale delle istituzioni ecclesiastiche. Riconoscimento, in linea generale e salvo specifiche eccezioni, del valore civile delle norme canoniche in materia – 9. (segue) In particolare: gli acquisti dei corpi morali ecclesiastici e la necessità della autorizzazione governativa – 10. Le istituzioni ecclesiastiche di assistenza e di beneficenza – 11. Brevi osservazioni conclusive sulla situazione delle istituzioni ecclesiastiche in Italia nel periodo della Restaurazione. PARTE II DALLA FORMAZIONE DELLO STATO UNITARIO ALLA FINE DEL SECOLO CAPITOLO I IL PERIODO RISORGIMENTALE: LINEE GENERALI DELLA LEGISLAZIONE PRE E POST-UNITARIA IN MATERIA DI ENTI ECCLESIASTICI 1. Il periodo risorgimentale. Generale riassetto, ad opera dello Stato, della condizione giuridica degli istituti ecclesiastici. Fonti normative in materia -2. La svolta liberale nel Regno di Sardegna. Avvio di un programma di ridimensionamento dei privilegi della Chiesa e delle sue istituzioni. Laicizzazione del Regno e delle sue strutture – 3. (segue) La politica ecclesiastica dello Stato unitario. Continuità di principi e di mezzi con quella sardo-piemontese posteriore al 1848. Separatismo liberale e neo-giurisdizionalismo – 4. Avocazione allo Stato del potere di disciplinare le istituzioni ecclesiastiche. Abbandono del tradizionale principio concordatario; carattere unilaterale della legislazione statale in materia ecclesiastica – 5. L’interesse del legislatore risorgimentale per gli istituti ecclesiastici. L’affermazione della sovranità dello Stato. Il ridimensionamento del potere della Chiesa nella società civile e la questione finanziaria -6. Asistematicità dei vari provvedimenti riguardanti gli istituti ecclesiastici. Le diverse anime della legislazione ecclesiastica liberale. Il problema della individuazione della ecclesiasticità degli enti -7. La ricostruzione delle vicende riguardanti gli enti ecclesiastici nel processo di attrazione degli stessi in ambito statale. CAPITOLO II IL CONTROLLO STATALE SUGLI ACQUISTI DEI CORPI MORALI 1. La legge 5 giugno 1850, n. 1037 sulla autorizzazione per gli acquisti dei corpi morali. Fondamento e presupposti – 2. Conseguenze dell’introduzione nel sistema dell’istituto autorizzatorio. Parificazione tra corpi morali ecclesiastici e laicali. Limitazione della posizione di privilegio di cui avevano sino ad allora goduto gli istituti della Chiesa – 3. La legge 23 maggio 1851, n. 1184 istituente una tassa annuale sui corpi morali e sulle manimorte. Destinatari e obiettivi del provvedimento – 4. L’estensione dell’istituto autorizzatorio alle province annesse al Regno. Gli articoli 932 e 1060 del codice civile del 1865. L’istituto autorizzatorio nel successivo dispiegarsi della legislazione statale in materia di enti; modificazione della sua funzione originaria. CAPITOLO III IL RICONOSCIMENTO CIVILE DEGLI ISTITUTI ECCLESIASTICI 1. Premessa. Il codice civile del 1865 e gli istituti ecclesiastici – 2. L’art. 2 e il principio della ammissibilità nella società civile di soggetti di diritto diversi dalle persone fisiche sotto condizione del riconoscimento da parte dello Stato. Presupposti ideologici: il modello di “Stato di diritto” e l’idea dell’ordinamento statale come fonte unica della giuridicità e della soggettività all’interno della società civile. L’istituto della personalità morale o giuridica ed il suo uso strumentale da parte del legislatore statale. Conseguenze della introduzione dell’art. 2 del cod. civ. 1865 per gli istituti della Chiesa: “diarchia” fra autorità ecclesiastica e autorità civile nella creazione degli stessi – 3. (segue) Il problema della natura giuridica del riconoscimento degli enti morali. Effetti del riconoscimento della personalità giuridica – 4. (segue) Il richiamo «[al]le leggi e [a]gli usi osservati come diritto pubblico» contenuto nell’art. 2 del codice: suo significato. Il rinvio alle legislazioni degli Stati preunitari ed al diritto canonico per la qualificazione giuridica di un ente come «istituto ecclesiastico» - 5. La clausola generale di riconoscimento degli istituti ecclesiastici – 6. Riconoscimento della costituzione della Chiesa siccome regolata dal diritto canonico. Conferma di tale principio: mancata creazione, da parte dello Stato, di propri enti con finalità di culto. Ragioni – 7. La questione della natura pubblica o privata degli istituti ecclesiastici – 8. L’articolo 16 della legge 13 maggio 1871 sulle guarentigie pontificie. Conferma delle previsioni codiciali riguardo alla creazione e ai modi di esistenza dei corpi morali ecclesiastici. CAPITOLO IV L’AMMINISTRAZIONE PATRIMONIALE DEGLI ISTITUTI ECCLESIASTICI 1. L’amministrazione patrimoniale degli istituti ecclesiastici nel codice civile del 1865. Considerazioni preliminari – 2. Gli articoli 433 e 434 del codice civile. Assoggettamento del patrimonio degli istituti ecclesiastici alle leggi civili – 3. Ambito di applicabilità dell’art. 434 del codice civile. Contrastanti orientamenti in dottrina e in giurisprudenza. La questione della sopravvivenza dei controlli canonici - 4. I “Regi Economati dei benefizi vacanti”. Disciplina e funzioni (cenni). CAPITOLO V LA SOPPRESSIONE DELLA PERSONALITÀ GIURIDICA DEGLI ISTITUTI ECCLESIASTICI 1. Il potere di soppressione degli istituti della Chiesa da parte dell’autorità civile. La legislazione eversiva dell’asse ecclesiastico – 2. Forma ed effetti della soppressione. Devoluzione del patrimonio allo Stato. Criteri seguiti nell’incameramento dell’asse ecclesiastico degli enti estinti. La questione dell’ammissibilità della soppressione ad opera della sola autorità ecclesiastica -3. La legge piemontese 25 agosto 1848, n. 777 sulla esclusione dallo Stato della Compagnia di Gesù - 4. La legge Cavour-Rattazzi 29 maggio 1855, n. 878 sulla soppressione delle comunità religiose e di alcuni enti del clero secolare – 5. L’unificazione nazionale e l’estensione alle province annesse dei provvedimenti soppressivi piemontesi. Le premesse per le leggi di soppressione del biennio 1866-1867. La legge Sella del 21 agosto 1862, n. 794. I progetti di legge per il riordinamento della proprietà ecclesiastica Pisanelli, Vacca e Ricasoli del 1864 e Cortese-Sella del 1865 – 6. Il R.D. 7 luglio 1866, n. 3036 sulla soppressione delle comunità religiose. La questione della sopravvivenza delle associazioni religiose – 7. (segue). Le conseguenze pratiche della soppressione. Crisi e reazione degli istituti religiosi. L’applicazione della legge. Il caso dei conservatori – 8. La legge 15 agosto 1867, n. 3848 sulla soppressione degli enti del clero secolare – 9. L’estensione della legislazione eversiva alla provincia di Roma: la legge 19 giugno 1973, n.1402. Peculiarità di tale provvedimento - 10. Problemi di interpretazione relativi alla individuazione degli enti da sopprimere. I diversi profili di ecclesiasticità accolti nelle leggi di eversione dell’asse ecclesiastico – 11. Valutazione sulla efficacia della legislazione eversiva. Il fenomeno delle cd. frodi pie CAPITOLO VI GLI ENTI ECCLESIASTICI CONSERVATI 1. Gli enti conservati. Ragioni della conservazione – 2. Condizione giuridica degli enti conservati. Il controllo da parte dello Stato. Limitazioni della capacità giuridica e della libertà di espansione patrimoniale – 3. (segue) Imposte e tasse speciali sul patrimonio ecclesiastico. I diritti spettanti alla potestà civile in materia beneficiaria. La regalia beneficiaria. Il regio exequatur e il regio placet – 4. Specialità della disciplina degli enti ecclesiastici in epoca preconcordataria. Significato da attribuire a tale specialità CAPITOLO VII LA LEGISLAZIONE SULLE ISTITUZIONI ECCLESIASTICHE DI ASSISTENZA E DI BENEFICENZA 1. Premessa. Attrazione in ambito statale della competenza alla disciplina delle attività di utilità sociale – 2. La legge sulle opere pie del 1862. Ripercussioni in tema di istituti ecclesiastici – 3. La legge Crispi del 1890 sulle istituzioni di assistenza e di beneficenza. Definitiva laicizzazione e pubblicizzazione dei settori dell’istruzione, della beneficenza e dell’assistenza – 4. Gli enti di istruzione ed educazione. Cenni. Questioni relative all’applicabilità della legge del 1890 CAPITOLO VIII RILIEVI CONCLUSIVI 1. La reazione della Chiesa di fronte all’intervento dello Stato nella disciplina degli istituti ecclesiastici. Il ricorso alle teoriche del jus publicum ecclesiasticum externum. Pio IX e il Sillabo. Incapacità della Chiesa di opporsi all’interventismo statale in materia di enti e patrimonio ecclesiastico – 2. La disciplina dei soggetti e dei beni ecclesiastici in epoca risorgimentale tra diritto dello Stato e diritto della Chiesa. Mancata attuazione da parte del legislatore civile dell’impegno al riordino della proprietà ecclesiastica. Provvisorietà e incertezza della condizione degli enti ecclesiastici nella seconda metà del XIX secolo. Rilievi conclusivi Indice dei nomi

La condizione degli enti ecclesiastici in Italia nelle vicende politico-giuridiche del XIX secolo

FRANCESCHI, Fabio
2007

Abstract

Lo studio è finalizzato ad illustrare le tappe salienti della evoluzione della disciplina e della condizione degli enti ecclesiastici nel passaggio dalla società dell’Ancien Régime a quella risorgimentale e poi unitaria attraverso la chiave di lettura fornita dalla dialettica dei rapporti fra lo Stato (gli Stati, relativamente al periodo preunitario) e la Chiesa, fra la potestà civile e la potestà ecclesiastica: tenendo conto di come ciascuna di tali entità (e di tali potestà) risulti portatrice, lungo l’arco di tempo considerato, di logiche e interessi particolari, per lo più in contrasto con quelli delle altre eppure con essi costantemente e sotto certi aspetti inevitabilmente portati ad integrarsi. L’obiettivo è quello di fornire una riflessione complessiva, di natura storica, politica e, naturalmente, giuridica, sulle vicende degli enti appartenenti alla organizzazione giuridica della Chiesa cattolica o ad essa in qualche modo collegati all’interno del periodo considerato, evidenziando gli elementi di continuità e di discontinuità tra i complessi normativi succedutisi nel tempo e quei mutamenti nella disciplina degli stessi che hanno contribuito a delineare i tratti essenziali della loro moderna condizione. Nell’ottica segnalata, viene privilegiata una lettura avente riguardo al contesto generale (storico, economico, sociale, ambientale) in cui gli enti stessi si trovarono ad operare ed in cui, perciò, si collocarono le singole norme disciplinanti questo o quell’aspetto della loro condizione giuridica. Soprattutto, l’indagine tende a considerare la categoria astratta “enti ecclesiastici”, unitariamente considerata, piuttosto che le vicende di questo o di quell’istituto o categoria di essi. La scelta di tale prospettiva consente, infatti, di trattare simultaneamente di tutte le svariate realtà organizzative, personali o patrimoniali, che componevano la società ecclesiale, e che sotto il profilo legislativo e giuridico risultavano fra di loro alquanto differenziate; così superando le difficoltà connesse a quella considerazione e a quella trattazione atomistica delle stesse che furono tipiche della scienza giuridica pre e post-unitaria. In concreto, la trattazione si presenta divisa in due parti, fra loro distinte, sostanzialmente corrispondenti alle due metà del secolo XIX. Una prima parte, comprensiva del ventennio della dominazione franco-napoleonica e del trentennio circa successivo al Congresso di Vienna, risulta dedicata alla disamina della situazione degli enti della Chiesa nelle diverse realtà geo-politiche in cui risultò articolata la penisola (le repubbliche e i regni posti sotto l’egida francese prima, gli Stati restaurati poi), pur senza soffermarsi particolarmente sul processo di edificazione dell’una o dell’altra di esse. Movendo dalla situazione delle istituzioni ecclesiastiche in Italia alla fine del ‘700, vengono, in particolare, analizzate le soppressioni e le trasformazioni di enti e istituzioni della Chiesa del ventennio francese, le vicende del periodo della Restaurazione con l’accoglimento solo parziale delle richieste della Chiesa volte ad ottenere “il ripristino della propria organizzazione per come regolata dal diritto canonico”, la rinascita delle comunità religiose, i primi scontri tra Stati e Chiesa relativi al settore della assistenza e della beneficenza. Una seconda parte, corrispondente all’epoca liberale e avente come punto di arrivo la fine del secolo, risulta invece destinata ad illustrare l’opera di profondo rinnovamento della disciplina degli enti e del patrimonio ecclesiastico promossa dallo Stato, piemontese dapprima, italiano poi, nella seconda metà dell’Ottocento, senza e per lo più contro la volontà della Chiesa. Premesso l’esame delle linee generali della legislazione pre e post-unitaria in materia di istituti ecclesiastici, l’indagine si articola poi attraverso l’analisi delle vicende relative alla introduzione del controllo statale sugli acquisti dei corpi morali e, con il primo codice civile unitario, della necessità del riconoscimento legale degli istituti ecclesiastici; delle problematiche connesse alla amministrazione patrimoniale degli istituti stessi; delle complesse vicende legate alla soppressione della personalità giuridica degli enti della Chiesa per effetto della legislazione cosiddetta eversiva dell’asse ecclesiastico, con specifica attenzione per la disciplina degli enti conservati; della peculiare condizione in cui vennero a trovarsi e ad operare le istituzioni ecclesiastiche di assistenza e di beneficenza a seguito delle riforme volte ad avocare allo Stato il controllo del settore benefico-assistenziale. L’ultimo capitolo del lavoro, infine, espone le reazioni della Chiesa cattolica al complesso dei provvedimenti esaminati, e traccia alcune riflessioni di natura conclusiva volte a sottolineare la provvisorietà e l’incertezza delle condizione degli enti ecclesiastici nella seconda metà del XIX secolo. INTRODUZIONE Premessa Finalità della ricerca e questioni metodologiche. PARTE I DALLA DOMINAZIONE FRANCESE AI MOTI COSTITUZIONALI DEL 1848 CAPITOLO I LA RIFORMA STATALE DELLE ISTITUZIONI DELLA CHIESA NEL PERIODO DELLA DOMINAZIONE FRANCESE 1. Premessa. Il periodo della dominazione franco-napoleonica in Italia. Presupposti e condizioni dell’azione statale di riforma della organizzazione territoriale della Chiesa – 2. Le istituzioni ecclesiastiche in Italia alla fine del Settecento. Crisi e declino del sistema chiesastico dell’Ancien Régime – 3. Il modello di Stato post-rivoluzionario. Interferenze in tema di enti e di organizzazione ecclesiastica – 4. La riforma statale della Chiesa in Italia nel periodo della dominazione francese. Prospetto cronologico – 5. Dalle Repubbliche giacobine all’ascesa al potere di Napoleone. Caratteri generali della riforma napoleonica dell’organizzazione ecclesiastica – 6. (segue) Il periodo della Repubblica italiana. La legge organica del 1802. Il Concordato del 1803 e i suoi riflessi in materia di enti e di beni ecclesiastici. Gli articoli organici melziani – 7. (segue) Il Regno d’Italia. I diversi interventi in materia di stabilimenti ecclesiastici: riduzione del numero delle parrocchie urbane, proibizione delle confraternite, riforma delle fabbricerie. La generalizzata soppressione delle corporazioni religiose – 8. (segue) Le altre aree della penisola: le regioni dell’Italia centro-settentrionale direttamente annesse all’impero francese, i dipartimenti romani e il Regno di Napoli – 9. Considerazioni conclusive sulla situazione degli enti ecclesiastici in Italia nel periodo della dominazione francese. CAPITOLO II LA RESTAURAZIONE E I SUOI RIFLESSI SOPRA LA DISCIPLINA DELLE ISTITUZIONI ECCLESIASTICHE 1. Quadro riassuntivo della situazione relativa alle istituzioni ecclesiastiche alla caduta del regime napoleonico – 2. Chiesa e Restaurazione: volontà della Sede apostolica di ottenere il ripristino della propria organizzazione per come regolata dal diritto canonico; parziale accoglimento da parte dei sovrani restaurati – 3. Ritorno, con la Restaurazione, alla pluralità di fonti normative in materia di istituzioni ecclesiastiche. In particolare: il richiamo della legislazione ecclesiastica anteriore; le codificazioni civili; i concordati e le altre convenzioni stipulate dagli Stati con la Sede apostolica. Conflitti fra tali fonti – 4. Elementi di differenza e di analogia nella disciplina in tema di istituti ecclesiastici nei diversi Stati restaurati della penisola. Rinvio – 5. L’intervento della potestà civile nella creazione e nella soppressione degli istituti ecclesiastici. L’art. 10 del «codice civile per lo Regno delle Due Sicilie» del 1819 e l’art. 25 del «codice civile per gli Stati di S.M. il Re di Sardegna» del 1837. Valore sistemico di tali disposizioni - 6. La ricostituzione delle istituzioni ecclesiastiche soppresse durante il periodo della occupazione franco-napoleonica e gli altri interventi intesi al riassetto della organizzazione ecclesiastica periferica. Difficoltà incontrate dalle comunità religiose e loro complessiva rinascita - 7. (segue) Crisi di alcune istituzioni ecclesiastiche tradizionali (chiese rurali, oratori, confraternite, luoghi pii in genere). Crescita, di contro, del peso e delle funzioni delle parrocchie. Tendenziale conservazione della disciplina napoleonica sulle fabbricerie - 8. L’amministrazione patrimoniale delle istituzioni ecclesiastiche. Riconoscimento, in linea generale e salvo specifiche eccezioni, del valore civile delle norme canoniche in materia – 9. (segue) In particolare: gli acquisti dei corpi morali ecclesiastici e la necessità della autorizzazione governativa – 10. Le istituzioni ecclesiastiche di assistenza e di beneficenza – 11. Brevi osservazioni conclusive sulla situazione delle istituzioni ecclesiastiche in Italia nel periodo della Restaurazione. PARTE II DALLA FORMAZIONE DELLO STATO UNITARIO ALLA FINE DEL SECOLO CAPITOLO I IL PERIODO RISORGIMENTALE: LINEE GENERALI DELLA LEGISLAZIONE PRE E POST-UNITARIA IN MATERIA DI ENTI ECCLESIASTICI 1. Il periodo risorgimentale. Generale riassetto, ad opera dello Stato, della condizione giuridica degli istituti ecclesiastici. Fonti normative in materia -2. La svolta liberale nel Regno di Sardegna. Avvio di un programma di ridimensionamento dei privilegi della Chiesa e delle sue istituzioni. Laicizzazione del Regno e delle sue strutture – 3. (segue) La politica ecclesiastica dello Stato unitario. Continuità di principi e di mezzi con quella sardo-piemontese posteriore al 1848. Separatismo liberale e neo-giurisdizionalismo – 4. Avocazione allo Stato del potere di disciplinare le istituzioni ecclesiastiche. Abbandono del tradizionale principio concordatario; carattere unilaterale della legislazione statale in materia ecclesiastica – 5. L’interesse del legislatore risorgimentale per gli istituti ecclesiastici. L’affermazione della sovranità dello Stato. Il ridimensionamento del potere della Chiesa nella società civile e la questione finanziaria -6. Asistematicità dei vari provvedimenti riguardanti gli istituti ecclesiastici. Le diverse anime della legislazione ecclesiastica liberale. Il problema della individuazione della ecclesiasticità degli enti -7. La ricostruzione delle vicende riguardanti gli enti ecclesiastici nel processo di attrazione degli stessi in ambito statale. CAPITOLO II IL CONTROLLO STATALE SUGLI ACQUISTI DEI CORPI MORALI 1. La legge 5 giugno 1850, n. 1037 sulla autorizzazione per gli acquisti dei corpi morali. Fondamento e presupposti – 2. Conseguenze dell’introduzione nel sistema dell’istituto autorizzatorio. Parificazione tra corpi morali ecclesiastici e laicali. Limitazione della posizione di privilegio di cui avevano sino ad allora goduto gli istituti della Chiesa – 3. La legge 23 maggio 1851, n. 1184 istituente una tassa annuale sui corpi morali e sulle manimorte. Destinatari e obiettivi del provvedimento – 4. L’estensione dell’istituto autorizzatorio alle province annesse al Regno. Gli articoli 932 e 1060 del codice civile del 1865. L’istituto autorizzatorio nel successivo dispiegarsi della legislazione statale in materia di enti; modificazione della sua funzione originaria. CAPITOLO III IL RICONOSCIMENTO CIVILE DEGLI ISTITUTI ECCLESIASTICI 1. Premessa. Il codice civile del 1865 e gli istituti ecclesiastici – 2. L’art. 2 e il principio della ammissibilità nella società civile di soggetti di diritto diversi dalle persone fisiche sotto condizione del riconoscimento da parte dello Stato. Presupposti ideologici: il modello di “Stato di diritto” e l’idea dell’ordinamento statale come fonte unica della giuridicità e della soggettività all’interno della società civile. L’istituto della personalità morale o giuridica ed il suo uso strumentale da parte del legislatore statale. Conseguenze della introduzione dell’art. 2 del cod. civ. 1865 per gli istituti della Chiesa: “diarchia” fra autorità ecclesiastica e autorità civile nella creazione degli stessi – 3. (segue) Il problema della natura giuridica del riconoscimento degli enti morali. Effetti del riconoscimento della personalità giuridica – 4. (segue) Il richiamo «[al]le leggi e [a]gli usi osservati come diritto pubblico» contenuto nell’art. 2 del codice: suo significato. Il rinvio alle legislazioni degli Stati preunitari ed al diritto canonico per la qualificazione giuridica di un ente come «istituto ecclesiastico» - 5. La clausola generale di riconoscimento degli istituti ecclesiastici – 6. Riconoscimento della costituzione della Chiesa siccome regolata dal diritto canonico. Conferma di tale principio: mancata creazione, da parte dello Stato, di propri enti con finalità di culto. Ragioni – 7. La questione della natura pubblica o privata degli istituti ecclesiastici – 8. L’articolo 16 della legge 13 maggio 1871 sulle guarentigie pontificie. Conferma delle previsioni codiciali riguardo alla creazione e ai modi di esistenza dei corpi morali ecclesiastici. CAPITOLO IV L’AMMINISTRAZIONE PATRIMONIALE DEGLI ISTITUTI ECCLESIASTICI 1. L’amministrazione patrimoniale degli istituti ecclesiastici nel codice civile del 1865. Considerazioni preliminari – 2. Gli articoli 433 e 434 del codice civile. Assoggettamento del patrimonio degli istituti ecclesiastici alle leggi civili – 3. Ambito di applicabilità dell’art. 434 del codice civile. Contrastanti orientamenti in dottrina e in giurisprudenza. La questione della sopravvivenza dei controlli canonici - 4. I “Regi Economati dei benefizi vacanti”. Disciplina e funzioni (cenni). CAPITOLO V LA SOPPRESSIONE DELLA PERSONALITÀ GIURIDICA DEGLI ISTITUTI ECCLESIASTICI 1. Il potere di soppressione degli istituti della Chiesa da parte dell’autorità civile. La legislazione eversiva dell’asse ecclesiastico – 2. Forma ed effetti della soppressione. Devoluzione del patrimonio allo Stato. Criteri seguiti nell’incameramento dell’asse ecclesiastico degli enti estinti. La questione dell’ammissibilità della soppressione ad opera della sola autorità ecclesiastica -3. La legge piemontese 25 agosto 1848, n. 777 sulla esclusione dallo Stato della Compagnia di Gesù - 4. La legge Cavour-Rattazzi 29 maggio 1855, n. 878 sulla soppressione delle comunità religiose e di alcuni enti del clero secolare – 5. L’unificazione nazionale e l’estensione alle province annesse dei provvedimenti soppressivi piemontesi. Le premesse per le leggi di soppressione del biennio 1866-1867. La legge Sella del 21 agosto 1862, n. 794. I progetti di legge per il riordinamento della proprietà ecclesiastica Pisanelli, Vacca e Ricasoli del 1864 e Cortese-Sella del 1865 – 6. Il R.D. 7 luglio 1866, n. 3036 sulla soppressione delle comunità religiose. La questione della sopravvivenza delle associazioni religiose – 7. (segue). Le conseguenze pratiche della soppressione. Crisi e reazione degli istituti religiosi. L’applicazione della legge. Il caso dei conservatori – 8. La legge 15 agosto 1867, n. 3848 sulla soppressione degli enti del clero secolare – 9. L’estensione della legislazione eversiva alla provincia di Roma: la legge 19 giugno 1973, n.1402. Peculiarità di tale provvedimento - 10. Problemi di interpretazione relativi alla individuazione degli enti da sopprimere. I diversi profili di ecclesiasticità accolti nelle leggi di eversione dell’asse ecclesiastico – 11. Valutazione sulla efficacia della legislazione eversiva. Il fenomeno delle cd. frodi pie CAPITOLO VI GLI ENTI ECCLESIASTICI CONSERVATI 1. Gli enti conservati. Ragioni della conservazione – 2. Condizione giuridica degli enti conservati. Il controllo da parte dello Stato. Limitazioni della capacità giuridica e della libertà di espansione patrimoniale – 3. (segue) Imposte e tasse speciali sul patrimonio ecclesiastico. I diritti spettanti alla potestà civile in materia beneficiaria. La regalia beneficiaria. Il regio exequatur e il regio placet – 4. Specialità della disciplina degli enti ecclesiastici in epoca preconcordataria. Significato da attribuire a tale specialità CAPITOLO VII LA LEGISLAZIONE SULLE ISTITUZIONI ECCLESIASTICHE DI ASSISTENZA E DI BENEFICENZA 1. Premessa. Attrazione in ambito statale della competenza alla disciplina delle attività di utilità sociale – 2. La legge sulle opere pie del 1862. Ripercussioni in tema di istituti ecclesiastici – 3. La legge Crispi del 1890 sulle istituzioni di assistenza e di beneficenza. Definitiva laicizzazione e pubblicizzazione dei settori dell’istruzione, della beneficenza e dell’assistenza – 4. Gli enti di istruzione ed educazione. Cenni. Questioni relative all’applicabilità della legge del 1890 CAPITOLO VIII RILIEVI CONCLUSIVI 1. La reazione della Chiesa di fronte all’intervento dello Stato nella disciplina degli istituti ecclesiastici. Il ricorso alle teoriche del jus publicum ecclesiasticum externum. Pio IX e il Sillabo. Incapacità della Chiesa di opporsi all’interventismo statale in materia di enti e patrimonio ecclesiastico – 2. La disciplina dei soggetti e dei beni ecclesiastici in epoca risorgimentale tra diritto dello Stato e diritto della Chiesa. Mancata attuazione da parte del legislatore civile dell’impegno al riordino della proprietà ecclesiastica. Provvisorietà e incertezza della condizione degli enti ecclesiastici nella seconda metà del XIX secolo. Rilievi conclusivi Indice dei nomi
9788824317399
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