Il volume raccoglie gli esiti della ricerca “Indagini preliminari e analisi conoscitive intorno all’area SGL Carbon, Ascoli Piceno” commissionata nel 2006 dall’Assessorato Provinciale al Lavoro dell’Amministrazione Provinciale di Ascoli Piceno alla Facolta’ di Architettura e al Dipartimento ProCAm dell’Universita’ di Camerino, sotto la responsabilita’ scientifica del prof. Umberto Cao, su finanziamento. Per tutto l’Ottocento la citta’ di Ascoli Piceno non subisce modifiche sostanziali, mantenendo in modo stabile la conformazione storicamente acquisita: le trasformazioni sono lente, l’economia e’ sostanzialmente agricola e lo sviluppo urbano e’ contenuto entro lo spazio dei suoi fiumi, il Tronto e il Castellano. Ma dai primi anni del Novecento anche ad Ascoli inizia ad affacciarsi la rivoluzione industriale e la citta’ timidamente intraprende l’espansione al di la’ dei sui margini storici, con nuovi insediamenti a destinazione produttiva e residenziale popolare. In particolare, nell’enclave oltre Ponte Maggiore, tra il tracciato ferroviario, verso sud, e la profonda ansa che li’ caratterizza il fiume Tronto, oltre la confluenza dei torrenti Castellano e Chiaro, verso nord, si andranno a concentrare le prime installazioni industriali moderne. In quest’area nel 1906 inizia la produzione una fabbrica di carburo di calcio e nel 1917 la Societa’ Italiana dei Carboni Elettrici decide di erigere un nuovo stabilimento per la produzione degli elettrodi per i forni elettrici, prodromo dell’articolata vicenda che vedra’ svilupparsi, per fasi successive, il complesso industriale della SGL–Carbon fino alla sua configurazione attuale, che replichera’, al fuori del centro storico, nella disposizione dei fabbricati, la maglia orientata secondo i punti cardinali. Il presente contributo si sofferma sulla descrizione e sull’organizzazione del sito produttivo, a partire dalla sua presente condizione, attraverso l’esame dei fabbricati, che li’ insistono, piu’ strettamente funzionali alle diverse fasi delle lavorazioni. L’analisi puntuale riguarda percio’ le costruzioni maggiormente coinvolte nella produzione – capannoni, depositi, magazzini, officine, ecc., – di cui si enunciano forme, geometrie, dimensioni, struttura, materiali, finiture, ecc., realizzando una varieta’ di archivio catalografico finalizzato alla ri–costruzione dell’organizzazione complessiva della fabbrica, ovvero della sua architettura. La fabbrica e’ raccontata attraverso le diverse declinazioni degli spazi del lavoro intesi quali organizzatori sintattici e logici del processo di costruzione, accrescimento e trasformazione dell’area industriale, strettamente e primariamente correlato a criteri e regole di funzionamento, efficiente ed efficace, dell’impianto produttivo. Per questo si e’ scelto di articolare l’esposizione attorno al ciclo produttivo, di molto semplificandolo, caratterizzato nella fabbrica Carbon essenzialmente intorno a due prodotti principali: gli elettrodi di carbone amorfo (che trovano una particolare applicazione nel settore della metallurgia specializzata) e gli elettrodi di grafite (utilizzati essenzialmente nei forni elettrici per produrre acciaio da rottami). Per necessita’ di chiarezza espositiva si e’ ritenuto di articolare la descrizione, quando possibile, mediando tra le diverse fasi della lavorazione e le aree e/o i fabbricati investiti da tali lavorazioni. Dapprima e’ stato cosi’ possibile prendere in considerazione tutti i diversi manufatti che entrano nell’intera parte del ciclo produttivo del “crudo” (dall’approvvigionamento delle materie prime fino alla formatura), mentre successivamente si e’ invece ritenuto opportuno suddividere la descrizione differenziando i fabbricati in relazione ai diversi prodotti finiti, ovvero gli elettrodi di carbone amorfo e quelli di grafite.

Architettura Carbon. La fabbrica e i fabbricati

IPPOLITI, ELENA;
2007

Abstract

Il volume raccoglie gli esiti della ricerca “Indagini preliminari e analisi conoscitive intorno all’area SGL Carbon, Ascoli Piceno” commissionata nel 2006 dall’Assessorato Provinciale al Lavoro dell’Amministrazione Provinciale di Ascoli Piceno alla Facolta’ di Architettura e al Dipartimento ProCAm dell’Universita’ di Camerino, sotto la responsabilita’ scientifica del prof. Umberto Cao, su finanziamento. Per tutto l’Ottocento la citta’ di Ascoli Piceno non subisce modifiche sostanziali, mantenendo in modo stabile la conformazione storicamente acquisita: le trasformazioni sono lente, l’economia e’ sostanzialmente agricola e lo sviluppo urbano e’ contenuto entro lo spazio dei suoi fiumi, il Tronto e il Castellano. Ma dai primi anni del Novecento anche ad Ascoli inizia ad affacciarsi la rivoluzione industriale e la citta’ timidamente intraprende l’espansione al di la’ dei sui margini storici, con nuovi insediamenti a destinazione produttiva e residenziale popolare. In particolare, nell’enclave oltre Ponte Maggiore, tra il tracciato ferroviario, verso sud, e la profonda ansa che li’ caratterizza il fiume Tronto, oltre la confluenza dei torrenti Castellano e Chiaro, verso nord, si andranno a concentrare le prime installazioni industriali moderne. In quest’area nel 1906 inizia la produzione una fabbrica di carburo di calcio e nel 1917 la Societa’ Italiana dei Carboni Elettrici decide di erigere un nuovo stabilimento per la produzione degli elettrodi per i forni elettrici, prodromo dell’articolata vicenda che vedra’ svilupparsi, per fasi successive, il complesso industriale della SGL–Carbon fino alla sua configurazione attuale, che replichera’, al fuori del centro storico, nella disposizione dei fabbricati, la maglia orientata secondo i punti cardinali. Il presente contributo si sofferma sulla descrizione e sull’organizzazione del sito produttivo, a partire dalla sua presente condizione, attraverso l’esame dei fabbricati, che li’ insistono, piu’ strettamente funzionali alle diverse fasi delle lavorazioni. L’analisi puntuale riguarda percio’ le costruzioni maggiormente coinvolte nella produzione – capannoni, depositi, magazzini, officine, ecc., – di cui si enunciano forme, geometrie, dimensioni, struttura, materiali, finiture, ecc., realizzando una varieta’ di archivio catalografico finalizzato alla ri–costruzione dell’organizzazione complessiva della fabbrica, ovvero della sua architettura. La fabbrica e’ raccontata attraverso le diverse declinazioni degli spazi del lavoro intesi quali organizzatori sintattici e logici del processo di costruzione, accrescimento e trasformazione dell’area industriale, strettamente e primariamente correlato a criteri e regole di funzionamento, efficiente ed efficace, dell’impianto produttivo. Per questo si e’ scelto di articolare l’esposizione attorno al ciclo produttivo, di molto semplificandolo, caratterizzato nella fabbrica Carbon essenzialmente intorno a due prodotti principali: gli elettrodi di carbone amorfo (che trovano una particolare applicazione nel settore della metallurgia specializzata) e gli elettrodi di grafite (utilizzati essenzialmente nei forni elettrici per produrre acciaio da rottami). Per necessita’ di chiarezza espositiva si e’ ritenuto di articolare la descrizione, quando possibile, mediando tra le diverse fasi della lavorazione e le aree e/o i fabbricati investiti da tali lavorazioni. Dapprima e’ stato cosi’ possibile prendere in considerazione tutti i diversi manufatti che entrano nell’intera parte del ciclo produttivo del “crudo” (dall’approvvigionamento delle materie prime fino alla formatura), mentre successivamente si e’ invece ritenuto opportuno suddividere la descrizione differenziando i fabbricati in relazione ai diversi prodotti finiti, ovvero gli elettrodi di carbone amorfo e quelli di grafite.
9788867680030
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/179559
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