Uno dei compiti della storia della filosofia è «rompere l’immagine del passato che il presente ci consegna per ricostruirne una differente, certo più lontana, ma sufficientemente distante perché sia meglio compreso ciò che doveva essere all’interno del suo tempo» (p. 209). Con queste parole Mattia Fiorilli chiude la sua monografia sul rapporto tra antropologia e critica nella filosofia kantiana, e bisogna in effetti riconoscere all’autore il merito di aver restituito un’immagine di Kant che si discosta dalla rappresentazione, spesso condivisa nel nostro senso comune, di un filosofo che si è impegnato ad affermare il dominio della ragione sull’esperienza. Il libro è invece dedicato a dimostrare come il senso dell’analisi trascendentale non sia teso che a giustificare la legittimità del «sano intelletto comune», in ambito conoscitivo come in ambito morale. In linea con gli studi kantiani degli ultimi quarant’anni, che sempre più si sono dedicati all’Antropologia, e forse ispirato dalle riflessioni di Heidegger e Foucault sul carattere antropologico della critica, Fiorilli indaga dunque la funzione fondativa della conoscenza antropologica per l’indagine critica, scegliendo come luogo privilegiato la filosofia pratica, per giungere a svelare che «esiste in Kant una forma di esperienza fenomenica della morale che si colloca all’interno del mondo dell’esperienza osservato dall’antropologia» (p. 16).
Mattia Fiorilli, Esperienza e trascendentale. La conoscenza antropologica come condizione della morale kantiana, Pisa: Edizioni ETS, 2024, pp. 228 / Bucarelli, Anna Leonilde. - (2026).
Mattia Fiorilli, Esperienza e trascendentale. La conoscenza antropologica come condizione della morale kantiana, Pisa: Edizioni ETS, 2024, pp. 228.
Anna Leonilde Bucarelli
2026
Abstract
Uno dei compiti della storia della filosofia è «rompere l’immagine del passato che il presente ci consegna per ricostruirne una differente, certo più lontana, ma sufficientemente distante perché sia meglio compreso ciò che doveva essere all’interno del suo tempo» (p. 209). Con queste parole Mattia Fiorilli chiude la sua monografia sul rapporto tra antropologia e critica nella filosofia kantiana, e bisogna in effetti riconoscere all’autore il merito di aver restituito un’immagine di Kant che si discosta dalla rappresentazione, spesso condivisa nel nostro senso comune, di un filosofo che si è impegnato ad affermare il dominio della ragione sull’esperienza. Il libro è invece dedicato a dimostrare come il senso dell’analisi trascendentale non sia teso che a giustificare la legittimità del «sano intelletto comune», in ambito conoscitivo come in ambito morale. In linea con gli studi kantiani degli ultimi quarant’anni, che sempre più si sono dedicati all’Antropologia, e forse ispirato dalle riflessioni di Heidegger e Foucault sul carattere antropologico della critica, Fiorilli indaga dunque la funzione fondativa della conoscenza antropologica per l’indagine critica, scegliendo come luogo privilegiato la filosofia pratica, per giungere a svelare che «esiste in Kant una forma di esperienza fenomenica della morale che si colloca all’interno del mondo dell’esperienza osservato dall’antropologia» (p. 16).I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


