La decapitazione e l’esposizione della testa, nella rivolta napoletana del 1647, assunsero un ruolo centrale nelle pratiche di violenza collettiva e rituale che accompagnarono la sollevazione, lasciando nella tradizione figurativa e narrativa una traccia profonda di tali modalità di punizione ed esemplarità pubblica. Il trattamento riservato alle teste di Giuseppe Carafa e di Masaniello, nelle quali si condensano le tensioni politiche, sociali e simboliche della rivolta, costituisce il punto di partenza per un’analisi della costruzione visiva dell’evento che prende in esame anche la produzione di ritratti e sculture della testa del capopopolo, realizzati a breve distanza dalla sua morte. Il rapporto tra la testa recisa di Masaniello, la sua esposizione e le pratiche figurative a essa connesse consente di riconsiderare, in una prospettiva unitaria, la successiva costruzione leggendaria della partecipazione degli artisti alla cosiddetta Compagnia della Morte, offrendo nuovi elementi per una rilettura dei processi di elaborazione e trasmissione della memoria della rivolta. L’adozione di questa prospettiva permette di affrontare aspetti della sollevazione che, pur presenti nella tradizione critica, non hanno finora trovato una trattazione complessiva, in particolare per quanto riguarda il ruolo delle immagini nella definizione dell’evento e la sua rielaborazione mitografica tra Sette e Ottocento.
Napoli 1647: la testa come monito / Redavid, Maria Gaia. - (2026), pp. 135-153.
Napoli 1647: la testa come monito
Maria Gaia Redavid
2026
Abstract
La decapitazione e l’esposizione della testa, nella rivolta napoletana del 1647, assunsero un ruolo centrale nelle pratiche di violenza collettiva e rituale che accompagnarono la sollevazione, lasciando nella tradizione figurativa e narrativa una traccia profonda di tali modalità di punizione ed esemplarità pubblica. Il trattamento riservato alle teste di Giuseppe Carafa e di Masaniello, nelle quali si condensano le tensioni politiche, sociali e simboliche della rivolta, costituisce il punto di partenza per un’analisi della costruzione visiva dell’evento che prende in esame anche la produzione di ritratti e sculture della testa del capopopolo, realizzati a breve distanza dalla sua morte. Il rapporto tra la testa recisa di Masaniello, la sua esposizione e le pratiche figurative a essa connesse consente di riconsiderare, in una prospettiva unitaria, la successiva costruzione leggendaria della partecipazione degli artisti alla cosiddetta Compagnia della Morte, offrendo nuovi elementi per una rilettura dei processi di elaborazione e trasmissione della memoria della rivolta. L’adozione di questa prospettiva permette di affrontare aspetti della sollevazione che, pur presenti nella tradizione critica, non hanno finora trovato una trattazione complessiva, in particolare per quanto riguarda il ruolo delle immagini nella definizione dell’evento e la sua rielaborazione mitografica tra Sette e Ottocento.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


