La costante ricerca della perfezione, della completezza scandisce il tempo dell’esistenza di coloro che cercano in questa vita un significato unico e generalizzante. Allora osservano, pensano, si domandano e si perdono, ma in perpetuo viaggio si appuntano su fogli di pensiero un disegno di vita, che a volte li placa o forse li accende. Chi può dirci o fornire noi una soluzione? Anche a questa domanda si prospetta dinanzi un sentiero di ricerca indefinibile. «È un tema che domina la storia della filosofia da Parmenide a Descartes a Kant» ci suggerisce Calvino, in qualche modo rassicurandoci che i nostri pensieri sono figli della nostra cultura e che la nostra è una missione storica e come tale ci è comune a tutti. Nel pensiero architettonico molti sono gli strumenti utili a dare risposta ad una problematica di tipo ideologico-costruttivo o compositivo. Quello su cui mi soffermo è lo strumento che più mi aiuta nella pratica per tentare di fornire al dato reale una soluzione generale o piuttosto soluzioni singole che, combinate, s’avvicinano alla soluzione generale. La Sezione è un taglio netto, un esercizio d’astrazione geometrica, che elabora nell’atto pratico il funzionamento di un sistema spesso apparentemente celato ed incognito. Un’ azione che distoglie l’attenzione verso il dato reale, per cogliere i particolari di un concetto fisico o ideale. È l’atto generativo e analitico dell’esperienza umana, che in architettura ci racconta il senso di un edificio. La sezione - se intesa come taglio, generatore di una superficie sulla quale si figurano delle geometrie - allora può essere concepita nella sua raffigurazione verticale come orizzontale, quando viene per praticità chiamata ‘pianta’. «L’astrazione architettonica ha la caratteristica particolare e magnifica di radicarsi nel fatto brutale e spiritualizzarlo, [...] quest’ultimo manifesta la sua sistematicità solo attraverso l’ordine che vi si proietta [...] ». Mi sincera riscontrare che nel suo pensiero la sezione orizzontale è la generatrice e in essa è già compreso il principio della sensazione. « [...] I grandi problemi di domani , dettati da necessità collettive, ripropongono il problema del piano». È una pratica matematica quella che in questo modo l’architettura raggiunge, perche rimasta nella fisicità dell’opera, nella coscenza. Intesa come rappresentazione ottenuta secando il manufatto con un piano verticale, la sezione è strumento per indagare e descrivere la sostanza costruttiva degli edifici e viene studiata e la sua definizione arricchita dall’operato di Adolf Loos, quando delinea «il piano dello spazio” pro- gettando seguendo il metodo del Raumplan. È attraverso una critica purista in una delle sue conferenze tenute a Vienna nel 1912 nei locali dell’Akademischer Architektenverein che così sottolineava l’assente necessità di un approccio originalistico a favore di una esatta attualizzazione della forma, “che è sempre già pronta». È evidente che attraverso queste tappe del sentiero siamo giunti a conoscenza che in ogni evenienza pratica l’esattezza — la migliore soluzione formale, universale e atemporale — è incisa nelle cose che, con logica coerenza derivano direttamente dall’organizzazione gerarchica di strati di verità che ci mostrano i significati più concreti, concedendoci il dono dell’astrazione.
Strati di verità. Leggere l'esattezza attraverso la sezione / Martini, Rodolfo. - (2026), pp. 66-67.
Strati di verità. Leggere l'esattezza attraverso la sezione
Rodolfo MartiniPrimo
2026
Abstract
La costante ricerca della perfezione, della completezza scandisce il tempo dell’esistenza di coloro che cercano in questa vita un significato unico e generalizzante. Allora osservano, pensano, si domandano e si perdono, ma in perpetuo viaggio si appuntano su fogli di pensiero un disegno di vita, che a volte li placa o forse li accende. Chi può dirci o fornire noi una soluzione? Anche a questa domanda si prospetta dinanzi un sentiero di ricerca indefinibile. «È un tema che domina la storia della filosofia da Parmenide a Descartes a Kant» ci suggerisce Calvino, in qualche modo rassicurandoci che i nostri pensieri sono figli della nostra cultura e che la nostra è una missione storica e come tale ci è comune a tutti. Nel pensiero architettonico molti sono gli strumenti utili a dare risposta ad una problematica di tipo ideologico-costruttivo o compositivo. Quello su cui mi soffermo è lo strumento che più mi aiuta nella pratica per tentare di fornire al dato reale una soluzione generale o piuttosto soluzioni singole che, combinate, s’avvicinano alla soluzione generale. La Sezione è un taglio netto, un esercizio d’astrazione geometrica, che elabora nell’atto pratico il funzionamento di un sistema spesso apparentemente celato ed incognito. Un’ azione che distoglie l’attenzione verso il dato reale, per cogliere i particolari di un concetto fisico o ideale. È l’atto generativo e analitico dell’esperienza umana, che in architettura ci racconta il senso di un edificio. La sezione - se intesa come taglio, generatore di una superficie sulla quale si figurano delle geometrie - allora può essere concepita nella sua raffigurazione verticale come orizzontale, quando viene per praticità chiamata ‘pianta’. «L’astrazione architettonica ha la caratteristica particolare e magnifica di radicarsi nel fatto brutale e spiritualizzarlo, [...] quest’ultimo manifesta la sua sistematicità solo attraverso l’ordine che vi si proietta [...] ». Mi sincera riscontrare che nel suo pensiero la sezione orizzontale è la generatrice e in essa è già compreso il principio della sensazione. « [...] I grandi problemi di domani , dettati da necessità collettive, ripropongono il problema del piano». È una pratica matematica quella che in questo modo l’architettura raggiunge, perche rimasta nella fisicità dell’opera, nella coscenza. Intesa come rappresentazione ottenuta secando il manufatto con un piano verticale, la sezione è strumento per indagare e descrivere la sostanza costruttiva degli edifici e viene studiata e la sua definizione arricchita dall’operato di Adolf Loos, quando delinea «il piano dello spazio” pro- gettando seguendo il metodo del Raumplan. È attraverso una critica purista in una delle sue conferenze tenute a Vienna nel 1912 nei locali dell’Akademischer Architektenverein che così sottolineava l’assente necessità di un approccio originalistico a favore di una esatta attualizzazione della forma, “che è sempre già pronta». È evidente che attraverso queste tappe del sentiero siamo giunti a conoscenza che in ogni evenienza pratica l’esattezza — la migliore soluzione formale, universale e atemporale — è incisa nelle cose che, con logica coerenza derivano direttamente dall’organizzazione gerarchica di strati di verità che ci mostrano i significati più concreti, concedendoci il dono dell’astrazione.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


