L’analisi del rapporto tra sapere e potere politico – e specificamente quello fra le forme organizzate che gli intellettuali assumono per influenzare la sfera politica e il potere politico – rappresenta uno snodo cruciale per comprendere le trasformazioni delle democrazie contemporanee. In questo caso la nostra attenzione sarà dedicata al caso americano; in particolare, all’azione degli intellettuali della destra americana. All’intersezione fra politica, burocrazia, media, economia e “mondo delle idee”, gli intellettuali organizzati americani – quelli dei think tank, gli imprenditori “individuali” del settore, oppure le reti di esperti che producono, legittimano e diffondono idee politiche e di policy – si sono evoluti nel tempo: la finestra temporale che ci interessa, qui, riguarderà quasi un cinquantennio (da Ronald Reagan a Donald Trump). In un intervallo così ampio – che purtroppo non potrà essere affrontato con la dovuta profondità: si procederà offrendo solo alcune chiavi interpretative – si sono modificate le strutture concettuali e alcuni pilastri fondativi del pensiero conservatore americano; si sono sostituiti e innovati alcuni paradigmi di policy; si sono adeguate le pratiche comunicative ai nuovi attori che animano i network di riferimento (finanziatori, politici, movimenti); infine, si sono trasformate le forme della comunicazione degli intellettuali all’interno di nuovi ecosistemi mediali. Questo contributo intende analizzare l’evoluzione dell’organizzazione degli intellettuali conservatori negli Stati Uniti, tracciando una parabola che partirà dalla reazione neo-conservatrice alla teoria della New Class di Alvin Gouldner alla fine degli anni Settanta – per certi versi una forzatura, ma che ci aiuta a leggere una novità: l’importanza inedita attribuita al lavoro intellettuale da parte della destra americana – e che attraverserà l’istituzionalizzazione degli intellettuali cresciuti nell’era di Reagan e il fallimento del progetto neo-conservatore di inizio millennio (quando il conservatorismo intellettuale di matrice reaganiana sembra giungere al capolinea), per poi arrivare all’odierna configurazione del nazional-conservatorismo trumpiano, attraverso un processo che Laura Field ha definito The Making of the MAGA New Right (Field 2025). Si evidenzierà come la destra americana abbia saputo costruire, decostruire e ibridare le proprie infrastrutture co- gnitive – think tank, fondazioni, network, piattaforme comunicative – per rispondere alle crisi egemoniche dell’ordine “new-dealista” prima e dell’ordine neo-liberale dopo. Non si tratta semplicemente di una sintetica storia di un articolato movimento politico-cultuale, ma anche di una breve storia delle “macchine delle idee” e degli imprenditori che le hanno manovrate. Come vedremo, la capacità di adattamento di questa intellighenzia ha permesso al movimento conserva- tore di sopravvivere alle proprie sconfitte elettorali, rigenerandosi attraverso nuove sintesi ideologiche e nuove leve di personale intellettuale e politico-amministrativo.

Contro-movimenti e ibridazioni. L’organizzazione degli intellettuali conservatori negli Stati Uniti da Reagan a Trump / Diletti, Mattia. - (2026).

Contro-movimenti e ibridazioni. L’organizzazione degli intellettuali conservatori negli Stati Uniti da Reagan a Trump

Mattia Diletti
2026

Abstract

L’analisi del rapporto tra sapere e potere politico – e specificamente quello fra le forme organizzate che gli intellettuali assumono per influenzare la sfera politica e il potere politico – rappresenta uno snodo cruciale per comprendere le trasformazioni delle democrazie contemporanee. In questo caso la nostra attenzione sarà dedicata al caso americano; in particolare, all’azione degli intellettuali della destra americana. All’intersezione fra politica, burocrazia, media, economia e “mondo delle idee”, gli intellettuali organizzati americani – quelli dei think tank, gli imprenditori “individuali” del settore, oppure le reti di esperti che producono, legittimano e diffondono idee politiche e di policy – si sono evoluti nel tempo: la finestra temporale che ci interessa, qui, riguarderà quasi un cinquantennio (da Ronald Reagan a Donald Trump). In un intervallo così ampio – che purtroppo non potrà essere affrontato con la dovuta profondità: si procederà offrendo solo alcune chiavi interpretative – si sono modificate le strutture concettuali e alcuni pilastri fondativi del pensiero conservatore americano; si sono sostituiti e innovati alcuni paradigmi di policy; si sono adeguate le pratiche comunicative ai nuovi attori che animano i network di riferimento (finanziatori, politici, movimenti); infine, si sono trasformate le forme della comunicazione degli intellettuali all’interno di nuovi ecosistemi mediali. Questo contributo intende analizzare l’evoluzione dell’organizzazione degli intellettuali conservatori negli Stati Uniti, tracciando una parabola che partirà dalla reazione neo-conservatrice alla teoria della New Class di Alvin Gouldner alla fine degli anni Settanta – per certi versi una forzatura, ma che ci aiuta a leggere una novità: l’importanza inedita attribuita al lavoro intellettuale da parte della destra americana – e che attraverserà l’istituzionalizzazione degli intellettuali cresciuti nell’era di Reagan e il fallimento del progetto neo-conservatore di inizio millennio (quando il conservatorismo intellettuale di matrice reaganiana sembra giungere al capolinea), per poi arrivare all’odierna configurazione del nazional-conservatorismo trumpiano, attraverso un processo che Laura Field ha definito The Making of the MAGA New Right (Field 2025). Si evidenzierà come la destra americana abbia saputo costruire, decostruire e ibridare le proprie infrastrutture co- gnitive – think tank, fondazioni, network, piattaforme comunicative – per rispondere alle crisi egemoniche dell’ordine “new-dealista” prima e dell’ordine neo-liberale dopo. Non si tratta semplicemente di una sintetica storia di un articolato movimento politico-cultuale, ma anche di una breve storia delle “macchine delle idee” e degli imprenditori che le hanno manovrate. Come vedremo, la capacità di adattamento di questa intellighenzia ha permesso al movimento conserva- tore di sopravvivere alle proprie sconfitte elettorali, rigenerandosi attraverso nuove sintesi ideologiche e nuove leve di personale intellettuale e politico-amministrativo.
2026
Posizionamenti. Traiettorie, configurazioni e pratiche nei campi di produzione intellettuale
9791256153701
Trump; conservatorismo; think tank
02 Pubblicazione su volume::02a Capitolo o Articolo
Contro-movimenti e ibridazioni. L’organizzazione degli intellettuali conservatori negli Stati Uniti da Reagan a Trump / Diletti, Mattia. - (2026).
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/1774605
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