Fondata a Bruxelles nel 1895 da due intellettuali figli della ricchissima borghesia industriale e colonialista – Paul Otlet e La Fontaine, Premio Nobel per la Pace 1913 – la Documentazione potrebbe apparire una disciplina partita con grandi speranze e messa all’angolo, dimenticata, in un territorio dell’oblio e dell’irrilevanza. E tuttavia, nel suo breve secolo di vita, la Documentazione ha lasciato tracce persistenti, sebbene talvolta nascoste, che hanno agito in modo indelebile nello sviluppo non solo di un’area disciplinare ma addirittura della Società dell’informazione nella sua interezza, fino a lambire i territori dell’Open Science. Fin dagli esordi l’obiettivo della disciplina è stato lo studio e la promozione di nuove tecnologie per la comunicazione e la disseminazione della cultura e della scienza, l’analisi critica degli effetti e la promozione di un cambiamento profondo sia nel contesto della comunità scientifica che della comunità in senso esteso. Ben prima delle linee di ricerca assunte dalla Biblioteconomia critica, o dalle Digital Humanities, dall’Archivistica digitale, o dai Memory Studies, la Documentazione ha esplorato i territori della contemporaneità, sempre in traiettoria tra passato, futuro, esperienza e desiderio. Forse colpevole di essere cresciuta troppo in fretta, la Documentazione è apparsa a sguardi critici distratti – talvolta rivolti ai risultati, al profitto, al riconoscimento all’interno di un “canone” standard – espressione di una ingenua Belle Époque, e dunque portatrice di una lettura visionaria, quando si trattava piuttosto di una visione, di un discorso critico fondato, preveggente, acuto, e certamente FAIR. È tempo adesso di narrare la sua storia: dobbiamo ritrovare le radici culturali, scientifiche, politiche di un pensiero che sceglie la conservazione e la disseminazione della conoscenza – in biblioteca, in archivio, nei centri di documentazione, nelle banche dati – quale tema centrale del contemporaneo.
Documentazione in prosa. Il secolo breve di una disciplina / Castellucci, P.. - (2026), pp. 1-87.
Documentazione in prosa. Il secolo breve di una disciplina
Paola Castellucci
2026
Abstract
Fondata a Bruxelles nel 1895 da due intellettuali figli della ricchissima borghesia industriale e colonialista – Paul Otlet e La Fontaine, Premio Nobel per la Pace 1913 – la Documentazione potrebbe apparire una disciplina partita con grandi speranze e messa all’angolo, dimenticata, in un territorio dell’oblio e dell’irrilevanza. E tuttavia, nel suo breve secolo di vita, la Documentazione ha lasciato tracce persistenti, sebbene talvolta nascoste, che hanno agito in modo indelebile nello sviluppo non solo di un’area disciplinare ma addirittura della Società dell’informazione nella sua interezza, fino a lambire i territori dell’Open Science. Fin dagli esordi l’obiettivo della disciplina è stato lo studio e la promozione di nuove tecnologie per la comunicazione e la disseminazione della cultura e della scienza, l’analisi critica degli effetti e la promozione di un cambiamento profondo sia nel contesto della comunità scientifica che della comunità in senso esteso. Ben prima delle linee di ricerca assunte dalla Biblioteconomia critica, o dalle Digital Humanities, dall’Archivistica digitale, o dai Memory Studies, la Documentazione ha esplorato i territori della contemporaneità, sempre in traiettoria tra passato, futuro, esperienza e desiderio. Forse colpevole di essere cresciuta troppo in fretta, la Documentazione è apparsa a sguardi critici distratti – talvolta rivolti ai risultati, al profitto, al riconoscimento all’interno di un “canone” standard – espressione di una ingenua Belle Époque, e dunque portatrice di una lettura visionaria, quando si trattava piuttosto di una visione, di un discorso critico fondato, preveggente, acuto, e certamente FAIR. È tempo adesso di narrare la sua storia: dobbiamo ritrovare le radici culturali, scientifiche, politiche di un pensiero che sceglie la conservazione e la disseminazione della conoscenza – in biblioteca, in archivio, nei centri di documentazione, nelle banche dati – quale tema centrale del contemporaneo.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


