Da decenni il dibattito nell’architettura contemporanea sottolinea come il collasso climatico ed il problema economico dell’accesso alla casa, si combattano riducendo verso lo zero l’impatto dell’industria delle costruzioni riusando l’esistente. In ambito francese il duo Lacaton & Vassal reclama da vent’anni «Never demolish. Never remove or replace. Only add»1. Allo stesso tempo, se nulla può essere demolito la curva di ciò che va mantenuto e preservato diventa una iperbole che arriva a vincolare territori interi. Come sottolineano provocatoriamente Rem Koolhaas e Jorge Otero-Pailos «preservation is overtaking us»2. Nella Biennale di Venezia del 2010 diretta da Kazuyo Sejima, Koolhaas torna a ribadire come «la mappa del patrimonio e della conservazione in continua proliferazione suggerisce un mondo sul punto di dividersi in zone di cambiamento radicale e zone di altrettanto radicale stasi. Possiamo solo iniziare a speculare sulle conseguenze che ciò avrà per l’architettura»3. Come agire sull’esistente se tutto va conservato, mantenuto e protetto? Il paradigma della conservazione come valore intrinseco ci limita perché lo spostamento verso «la conservazione rende tutto più asettico, igienico, sterilizzato. Si tengono lontani i valori, si opera nel politicamente corretto proprio perché la conservazione tende ad essere un valore in sé e per sé. Il valore storico, anzi i valori in generale, rinviano a un’ideologia o, se vogliamo, a una visione del mondo. La conservazione si pone come a-ideologica e invoca dalla sua parte l’oggettivazione tecnico-scientifica»4. Se tutto è sacro, perché riconosciamo un valore (economico, storico e ambientale) nel mantenimento, come possiamo profanarlo manipolandolo5?
Invenire. Il progetto come archivio nell’opera di Flores & Prats / Anelli-Monti, Michele. - (2026), pp. 58-63.
Invenire. Il progetto come archivio nell’opera di Flores & Prats
Anelli-Monti, Michele
2026
Abstract
Da decenni il dibattito nell’architettura contemporanea sottolinea come il collasso climatico ed il problema economico dell’accesso alla casa, si combattano riducendo verso lo zero l’impatto dell’industria delle costruzioni riusando l’esistente. In ambito francese il duo Lacaton & Vassal reclama da vent’anni «Never demolish. Never remove or replace. Only add»1. Allo stesso tempo, se nulla può essere demolito la curva di ciò che va mantenuto e preservato diventa una iperbole che arriva a vincolare territori interi. Come sottolineano provocatoriamente Rem Koolhaas e Jorge Otero-Pailos «preservation is overtaking us»2. Nella Biennale di Venezia del 2010 diretta da Kazuyo Sejima, Koolhaas torna a ribadire come «la mappa del patrimonio e della conservazione in continua proliferazione suggerisce un mondo sul punto di dividersi in zone di cambiamento radicale e zone di altrettanto radicale stasi. Possiamo solo iniziare a speculare sulle conseguenze che ciò avrà per l’architettura»3. Come agire sull’esistente se tutto va conservato, mantenuto e protetto? Il paradigma della conservazione come valore intrinseco ci limita perché lo spostamento verso «la conservazione rende tutto più asettico, igienico, sterilizzato. Si tengono lontani i valori, si opera nel politicamente corretto proprio perché la conservazione tende ad essere un valore in sé e per sé. Il valore storico, anzi i valori in generale, rinviano a un’ideologia o, se vogliamo, a una visione del mondo. La conservazione si pone come a-ideologica e invoca dalla sua parte l’oggettivazione tecnico-scientifica»4. Se tutto è sacro, perché riconosciamo un valore (economico, storico e ambientale) nel mantenimento, come possiamo profanarlo manipolandolo5?I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


