Il contributo propone una riflessione sul rapporto tra immaginario architettonico, memoria urbana e costruzione ucronica della città attraverso il progetto della Mole Littoria di Mario Palanti, elaborato nel 1924-1926 e mai realizzato. Assumendo il progetto come dispositivo narrativo e controfattuale, il testo costruisce una possibile Roma alternativa nella quale l’architettura monumentale fascista avrebbe modificato radicalmente la struttura percettiva e simbolica della città. La vicenda della Mole Littoria costituisce così il punto di partenza per esplorare le conseguenze urbane di un’architettura fuori scala, capace di alterare lo skyline storico dell’Urbe e di instaurare nuove relazioni visive con monumenti, infrastrutture e paesaggi circostanti. Attraverso una narrazione onirica che intreccia riferimenti alla cultura architettonica del Novecento, alla fantascienza e all’immaginario distopico, la Roma contemporanea viene trasfigurata in una metropoli espressionista e autoritaria, sospesa tra memoria storica e futuro alternativo. L’ucronia diviene pertanto uno strumento critico per interrogare il rapporto tra ciò che è stato costruito, ciò che avrebbe potuto essere costruito e ciò che ancora oggi condiziona la percezione della città. Il contributo sostiene infine che i progetti non realizzati non appartengono esclusivamente alla storia dell’architettura: attraverso disegni, immagini e narrazioni continuano a produrre paesaggi mentali capaci di influenzare la lettura e l’interpretazione della città reale.
Mario Palanti, L'Eternale, 1925.. Incubo ucronico in un’altra Roma / Lanzetta, Alessandro. - (2026), pp. 142-151. - DIAP PRINT.
Mario Palanti, L'Eternale, 1925.. Incubo ucronico in un’altra Roma
Alessandro LanzettaPrimo
Investigation
2026
Abstract
Il contributo propone una riflessione sul rapporto tra immaginario architettonico, memoria urbana e costruzione ucronica della città attraverso il progetto della Mole Littoria di Mario Palanti, elaborato nel 1924-1926 e mai realizzato. Assumendo il progetto come dispositivo narrativo e controfattuale, il testo costruisce una possibile Roma alternativa nella quale l’architettura monumentale fascista avrebbe modificato radicalmente la struttura percettiva e simbolica della città. La vicenda della Mole Littoria costituisce così il punto di partenza per esplorare le conseguenze urbane di un’architettura fuori scala, capace di alterare lo skyline storico dell’Urbe e di instaurare nuove relazioni visive con monumenti, infrastrutture e paesaggi circostanti. Attraverso una narrazione onirica che intreccia riferimenti alla cultura architettonica del Novecento, alla fantascienza e all’immaginario distopico, la Roma contemporanea viene trasfigurata in una metropoli espressionista e autoritaria, sospesa tra memoria storica e futuro alternativo. L’ucronia diviene pertanto uno strumento critico per interrogare il rapporto tra ciò che è stato costruito, ciò che avrebbe potuto essere costruito e ciò che ancora oggi condiziona la percezione della città. Il contributo sostiene infine che i progetti non realizzati non appartengono esclusivamente alla storia dell’architettura: attraverso disegni, immagini e narrazioni continuano a produrre paesaggi mentali capaci di influenzare la lettura e l’interpretazione della città reale.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


