l contributo indaga il ruolo della fotografia nella costruzione percettiva e progettuale del paesaggio, mettendo in discussione la sua tradizionale interpretazione quale dispositivo neutrale di rappresentazione della realtà. Attraverso un confronto teorico con le riflessioni di Man Ray, Rosalind Krauss, Roland Barthes e Luigi Ghirri, la fotografia viene analizzata come pratica selettiva e interpretativa, fondata sulla relazione indiziaria con il referente ma al tempo stesso capace di produrre configurazioni visive autonome. Il pianoro di Veio costituisce il caso di studio attraverso cui verificare tale ipotesi: un territorio caratterizzato dalla sovrapposizione di stratificazioni archeologiche, elementi naturali, infrastrutture e trasformazioni contemporanee, la cui complessità non è riconducibile a una rappresentazione unitaria. L’analisi delle principali operazioni fotografiche – inquadratura, messa a fuoco, esposizione, scelta dell’ottica, trattamento cromatico e sequenza delle immagini – mostra come esse possano modificare la percezione degli elementi territoriali e costruire nuove relazioni tra visibile e invisibile, presenza e assenza, realtà e immaginazione. Ne deriva una concezione della fotografia come strumento conoscitivo e progettuale: non semplice documento del paesaggio, ma dispositivo capace di elaborarne interpretazioni alternative e di contribuire alla prefigurazione delle sue possibili trasformazioni.
Rivelare veio. Fotografare per reinventare un paesaggio / Lanzetta, Alessandro. - (2026), pp. 144-163. - DIAP PRINT.
Rivelare veio. Fotografare per reinventare un paesaggio
Alessandro LanzettaPrimo
Conceptualization
2026
Abstract
l contributo indaga il ruolo della fotografia nella costruzione percettiva e progettuale del paesaggio, mettendo in discussione la sua tradizionale interpretazione quale dispositivo neutrale di rappresentazione della realtà. Attraverso un confronto teorico con le riflessioni di Man Ray, Rosalind Krauss, Roland Barthes e Luigi Ghirri, la fotografia viene analizzata come pratica selettiva e interpretativa, fondata sulla relazione indiziaria con il referente ma al tempo stesso capace di produrre configurazioni visive autonome. Il pianoro di Veio costituisce il caso di studio attraverso cui verificare tale ipotesi: un territorio caratterizzato dalla sovrapposizione di stratificazioni archeologiche, elementi naturali, infrastrutture e trasformazioni contemporanee, la cui complessità non è riconducibile a una rappresentazione unitaria. L’analisi delle principali operazioni fotografiche – inquadratura, messa a fuoco, esposizione, scelta dell’ottica, trattamento cromatico e sequenza delle immagini – mostra come esse possano modificare la percezione degli elementi territoriali e costruire nuove relazioni tra visibile e invisibile, presenza e assenza, realtà e immaginazione. Ne deriva una concezione della fotografia come strumento conoscitivo e progettuale: non semplice documento del paesaggio, ma dispositivo capace di elaborarne interpretazioni alternative e di contribuire alla prefigurazione delle sue possibili trasformazioni.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


