Il saggio indaga la trasformazione della rappresentazione del paesaggio nell’epoca della postfotografia, assumendo il bacino dell’Aniene come caso paradigmatico. In un territorio frammentato, ibrido e difficilmente riconducibile a un’immagine unitaria, la fotografia non può più essere considerata esclusivamente uno strumento di registrazione del reale, ma diviene dispositivo interpretativo e progettuale. Il passaggio dall’analogico al digitale, caratterizzato dall’iperproduzione di immagini, dalla postproduzione algoritmica e dalla progressiva perdita dell’indicalità fotografica, modifica infatti il rapporto tra autore, immagine e territorio. Attraverso la sequenza fotografica, l’inclusione e lo scarto, il paesaggio dell’Aniene viene così ricomposto in una narrazione soggettiva e potenzialmente ucronica: un’immagine alternativa, simultanea ma non coincidente con quella materiale. Il concetto di postpaesaggio descrive quindi una condizione nella quale la sovrabbondanza di immagini non produce una conoscenza più completa del territorio, ma una molteplicità di rappresentazioni parziali, instabili e intermediali. La campagna fotografica diventa, in questo senso, una forma di autoritratto e di costruzione di un immaginario territoriale.
Il postpaesaggio ucronico dell’Aniene / Lanzetta, Alessandro. - (2026), pp. 238-273. - DIAP PRINT.
Il postpaesaggio ucronico dell’Aniene
Alessandro LanzettaPrimo
Investigation
2026
Abstract
Il saggio indaga la trasformazione della rappresentazione del paesaggio nell’epoca della postfotografia, assumendo il bacino dell’Aniene come caso paradigmatico. In un territorio frammentato, ibrido e difficilmente riconducibile a un’immagine unitaria, la fotografia non può più essere considerata esclusivamente uno strumento di registrazione del reale, ma diviene dispositivo interpretativo e progettuale. Il passaggio dall’analogico al digitale, caratterizzato dall’iperproduzione di immagini, dalla postproduzione algoritmica e dalla progressiva perdita dell’indicalità fotografica, modifica infatti il rapporto tra autore, immagine e territorio. Attraverso la sequenza fotografica, l’inclusione e lo scarto, il paesaggio dell’Aniene viene così ricomposto in una narrazione soggettiva e potenzialmente ucronica: un’immagine alternativa, simultanea ma non coincidente con quella materiale. Il concetto di postpaesaggio descrive quindi una condizione nella quale la sovrabbondanza di immagini non produce una conoscenza più completa del territorio, ma una molteplicità di rappresentazioni parziali, instabili e intermediali. La campagna fotografica diventa, in questo senso, una forma di autoritratto e di costruzione di un immaginario territoriale.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


