Achille e Pier Giacomo Castiglioni mettono a punto tra il 1954 e il 1967 veri e propri paradigmi compositivi concepiti per trasformare il visitatore in viaggiatore di concetti spaziali, di cui fare esperienza fisica e sensoriale: tutta la potenza narrativa dello spazio è focalizzata sul rapporto sensoriale con l'osservatore. Non sono gli oggetti a parlare, ma la dimensione spaziale, con gli strumenti semplici e potenti con cui lo spazio si fa maestro: scala, tempo, luce, certo, ma anche suono e materia. Questi ambienti costituiscono per i progettisti una sorta di palestra spaziale che mette in evidenza i parametri costituitivi dello spazio e i registri su cui attivare reazioni percettive; così mettono alla prova il controllo della misura e della proporzione, anche in chiave illusoria e spiazzante, la messa in sequenza e quindi la dimensione dinamica e temporale dello spazio, il controllo della luce e della sua capacità di costruire e definire ambiti e intensità. Per i Castiglioni l’obiettivo non sembra la costruzione di una cifra linguistica, quanto piuttosto la sintesi dei suoi componenti irriducibili con cui deve misurarsi ogni progetto; essi attuano, in effetti, un progressivo spostamento, nel progetto degli allestimenti commerciali, dalla centralità del prodotto a quella di un’esperienza cui può essere associata la sua memoria, e quindi l’efficacia del messaggio.
Essere spettacolo a sé stessi. I fratelli Castiglioni verso la costruzione del vuoto / Lambertucci, Filippo. - (2026), pp. 131-138.
Essere spettacolo a sé stessi. I fratelli Castiglioni verso la costruzione del vuoto.
Filippo Lambertucci
2026
Abstract
Achille e Pier Giacomo Castiglioni mettono a punto tra il 1954 e il 1967 veri e propri paradigmi compositivi concepiti per trasformare il visitatore in viaggiatore di concetti spaziali, di cui fare esperienza fisica e sensoriale: tutta la potenza narrativa dello spazio è focalizzata sul rapporto sensoriale con l'osservatore. Non sono gli oggetti a parlare, ma la dimensione spaziale, con gli strumenti semplici e potenti con cui lo spazio si fa maestro: scala, tempo, luce, certo, ma anche suono e materia. Questi ambienti costituiscono per i progettisti una sorta di palestra spaziale che mette in evidenza i parametri costituitivi dello spazio e i registri su cui attivare reazioni percettive; così mettono alla prova il controllo della misura e della proporzione, anche in chiave illusoria e spiazzante, la messa in sequenza e quindi la dimensione dinamica e temporale dello spazio, il controllo della luce e della sua capacità di costruire e definire ambiti e intensità. Per i Castiglioni l’obiettivo non sembra la costruzione di una cifra linguistica, quanto piuttosto la sintesi dei suoi componenti irriducibili con cui deve misurarsi ogni progetto; essi attuano, in effetti, un progressivo spostamento, nel progetto degli allestimenti commerciali, dalla centralità del prodotto a quella di un’esperienza cui può essere associata la sua memoria, e quindi l’efficacia del messaggio.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


