Il saggio è dedicato alla prima traduzione delle Vite in castigliano: un manoscritto secentesco inedito, considerato perduto, contenente le biografie dei pittori tratte dall’edizione Giuntina delle Vite. L’autore della traduzione è Diego Vich, nobile di Valencia, erudito e collezionista, vissuto tra il 1584 e il 1657. Diego Vich è il pronipote del più noto Jerònimo, ambasciatore di Ferdinando il Cattolico (e poi di Carlo V) a Roma dal 1507 al 1518, strettamente legato a Leone X, amico di Agostino Chigi e committente di Sebastiano del Piombo. Il saggio offre un'analisi del manoscritto soffermandosi sul contesto culturale valenciano e sulla fortuna di Vasari in Spagna. Il codice include le vite dei soli pittori contenute nella prima e seconda parte del libro. Non sappiamo se Vich sia mai riuscito a completare l'impresa, traducendo anche la voluminosa terza e ultima parte del libro, dedicata agli artisti moderni e ai contemporanei di Vasari. Non è chiaro, infine, quale fosse lo scopo del manoscritto. L’estrema chiarezza del testo, quasi privo di errori o ripensamenti, fa pensare a una copia di tipografia, che per qualche ragione non fu mai tradotta a stampa.
Diego Vich traduttore spagnolo delle Vite di Vasari / Ruffini, Marco. - (2026), pp. 27-37.
Diego Vich traduttore spagnolo delle Vite di Vasari
Marco Ruffini
2026
Abstract
Il saggio è dedicato alla prima traduzione delle Vite in castigliano: un manoscritto secentesco inedito, considerato perduto, contenente le biografie dei pittori tratte dall’edizione Giuntina delle Vite. L’autore della traduzione è Diego Vich, nobile di Valencia, erudito e collezionista, vissuto tra il 1584 e il 1657. Diego Vich è il pronipote del più noto Jerònimo, ambasciatore di Ferdinando il Cattolico (e poi di Carlo V) a Roma dal 1507 al 1518, strettamente legato a Leone X, amico di Agostino Chigi e committente di Sebastiano del Piombo. Il saggio offre un'analisi del manoscritto soffermandosi sul contesto culturale valenciano e sulla fortuna di Vasari in Spagna. Il codice include le vite dei soli pittori contenute nella prima e seconda parte del libro. Non sappiamo se Vich sia mai riuscito a completare l'impresa, traducendo anche la voluminosa terza e ultima parte del libro, dedicata agli artisti moderni e ai contemporanei di Vasari. Non è chiaro, infine, quale fosse lo scopo del manoscritto. L’estrema chiarezza del testo, quasi privo di errori o ripensamenti, fa pensare a una copia di tipografia, che per qualche ragione non fu mai tradotta a stampa.| File | Dimensione | Formato | |
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