Il saggio riflette sulle implicazioni filosofico-morali dell'«era atomica», interrogando la persistente attualità della questione nucleare a partire dall'intreccio tra distruzione materiale dei corpi e disintegrazione delle coscienze. Muovendo dal Manifesto Einstein-Russell e dalle tragedie di Hiroshima e Nagasaki, fino ai disastri di Chernobyl e Fukushima e ai conflitti contemporanei, il contributo assume il nucleare non soltanto come minaccia, ma come paradigma di una crisi che investe il rapporto tra tecnica, politica e responsabilità, mettendo radicalmente in questione la possibilità stessa del giudizio morale. Attraverso un confronto con il pensiero di Günther Anders, posto in risonanza con Elsa Morante, Hannah Arendt, Theodor W. Adorno e Svetlana Aleksievič, l'autrice mostra come la vera catastrofe dell'età nucleare risieda nella progressiva incapacità dell'essere umano di immaginare e di sentire la smisuratezza delle conseguenze prodotte dalla tecnica. L'oscuramento del mondo, l'analfabetismo emotivo e la deresponsabilizzazione delineano così le condizioni della disintegrazione delle coscienze, rendendo possibile la normalizzazione della catastrofe. Il saggio propone pertanto di ripensare il fondamento dell'etica dopo il fallimento dei tradizionali codici morali. In questa prospettiva, la «fantasia morale» e la resistenza assumono un ruolo decisivo, mentre il sentire corporeo – nella forma della ripugnanza, della rivolta e della reazione fisica di fronte all'intollerabile – viene individuato come il luogo originario di una responsabilità ancora possibile. Dopo l'eclissi della morale e della ragione, è il corpo, nella sua vulnerabilità e nella sua esposizione alla sofferenza, a divenire il luogo materiale di una responsabilità irriducibile e il fragile fondamento di un'etica capace di opporsi all'indifferenza, alla normalizzazione della distruzione e all'opacità della tecnica contemporanea.
La disintegrazione delle coscienze e il dissolvimento dei corpi nell’“era del nucleare” / Ombrosi, Orietta. - (2026), pp. 99-114. - QUADERNI DI BIOETICA.
La disintegrazione delle coscienze e il dissolvimento dei corpi nell’“era del nucleare”.
Orietta Ombrosi
2026
Abstract
Il saggio riflette sulle implicazioni filosofico-morali dell'«era atomica», interrogando la persistente attualità della questione nucleare a partire dall'intreccio tra distruzione materiale dei corpi e disintegrazione delle coscienze. Muovendo dal Manifesto Einstein-Russell e dalle tragedie di Hiroshima e Nagasaki, fino ai disastri di Chernobyl e Fukushima e ai conflitti contemporanei, il contributo assume il nucleare non soltanto come minaccia, ma come paradigma di una crisi che investe il rapporto tra tecnica, politica e responsabilità, mettendo radicalmente in questione la possibilità stessa del giudizio morale. Attraverso un confronto con il pensiero di Günther Anders, posto in risonanza con Elsa Morante, Hannah Arendt, Theodor W. Adorno e Svetlana Aleksievič, l'autrice mostra come la vera catastrofe dell'età nucleare risieda nella progressiva incapacità dell'essere umano di immaginare e di sentire la smisuratezza delle conseguenze prodotte dalla tecnica. L'oscuramento del mondo, l'analfabetismo emotivo e la deresponsabilizzazione delineano così le condizioni della disintegrazione delle coscienze, rendendo possibile la normalizzazione della catastrofe. Il saggio propone pertanto di ripensare il fondamento dell'etica dopo il fallimento dei tradizionali codici morali. In questa prospettiva, la «fantasia morale» e la resistenza assumono un ruolo decisivo, mentre il sentire corporeo – nella forma della ripugnanza, della rivolta e della reazione fisica di fronte all'intollerabile – viene individuato come il luogo originario di una responsabilità ancora possibile. Dopo l'eclissi della morale e della ragione, è il corpo, nella sua vulnerabilità e nella sua esposizione alla sofferenza, a divenire il luogo materiale di una responsabilità irriducibile e il fragile fondamento di un'etica capace di opporsi all'indifferenza, alla normalizzazione della distruzione e all'opacità della tecnica contemporanea.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


