Oggetto di questo volume è il libro teatrale stampato in Italia nel Settecento, in particolare nella prima metà del secolo. Storia del libro e storia del teatro vi si incrociano non come discipline complementari, ma come punti di vista su un oggetto comune: il testo teatrale come artefatto, con la sua storia materiale, i circuiti della produzione e della distribuzione, le biblioteche in cui finisce, le pratiche di lettura con cui ce se ne appropria. Cinque microstorie aprono il volume: una satira clandestina, una pirateria editoriale, una strategia tipografica d’autore, una princeps nata in villa, una collana durata mezzo secolo. Seguono questioni di sistema: la Merope di Maffei tra drammaturgia d’autore e d’attori; il «Giornale de’ Letterati d’Italia» come dispositivo di selezione e di oblio; la funzione-autore del drammaturgo, definita anzitutto nel libro; il funzionamento di un sistema editoriale. La terza parte passa dalla produzione alla ricezione: le biblioteche private, le pratiche di lettura, e infine Pietro Verri, lettore di teatro che diventa un nuovo tipo di spettatore, e teorico che pensa il teatro come oggetto dell’economia politica, al pubblico in quanto articolazione della popolazione, governanibile attraverso la drammaturgia dei piaceri e dei dolori. Governare il teatro in nome della Cultura diventa un compito che Pietro Verri affida a un «economo degli affetti», ma che nel Settecento non trovò mai un’istituzione. La troverà molto più tardi, quando lo Stato prenderà su di sé il teatro come bene culturale, e si darà uffici, bilanci, criteri per riconoscerlo, classificarlo, prevederlo. Che il teatro sia Cultura è oggi la più grande delle ovvietà, e forse la più radicale delle dimenticanze. Le ovvietà sembrano non avere storia. E sono mentalità che continuano a operare proprio perché non sembrano avere storia. L’auspicio è che una storia di tre secoli fa non sia solo riesumazione di carte impolverate tra gli archivi e sugli scaffali delle biblioteche, ma sia anche un po’ storia di noi.
Il teatro della Cultura. Sul libro teatrale nell'Italia del Settecento: stampatori, autori, lettori, spettatori / Locatelli, S.. - (2026).
Il teatro della Cultura. Sul libro teatrale nell'Italia del Settecento: stampatori, autori, lettori, spettatori
Stefano Locatelli
2026
Abstract
Oggetto di questo volume è il libro teatrale stampato in Italia nel Settecento, in particolare nella prima metà del secolo. Storia del libro e storia del teatro vi si incrociano non come discipline complementari, ma come punti di vista su un oggetto comune: il testo teatrale come artefatto, con la sua storia materiale, i circuiti della produzione e della distribuzione, le biblioteche in cui finisce, le pratiche di lettura con cui ce se ne appropria. Cinque microstorie aprono il volume: una satira clandestina, una pirateria editoriale, una strategia tipografica d’autore, una princeps nata in villa, una collana durata mezzo secolo. Seguono questioni di sistema: la Merope di Maffei tra drammaturgia d’autore e d’attori; il «Giornale de’ Letterati d’Italia» come dispositivo di selezione e di oblio; la funzione-autore del drammaturgo, definita anzitutto nel libro; il funzionamento di un sistema editoriale. La terza parte passa dalla produzione alla ricezione: le biblioteche private, le pratiche di lettura, e infine Pietro Verri, lettore di teatro che diventa un nuovo tipo di spettatore, e teorico che pensa il teatro come oggetto dell’economia politica, al pubblico in quanto articolazione della popolazione, governanibile attraverso la drammaturgia dei piaceri e dei dolori. Governare il teatro in nome della Cultura diventa un compito che Pietro Verri affida a un «economo degli affetti», ma che nel Settecento non trovò mai un’istituzione. La troverà molto più tardi, quando lo Stato prenderà su di sé il teatro come bene culturale, e si darà uffici, bilanci, criteri per riconoscerlo, classificarlo, prevederlo. Che il teatro sia Cultura è oggi la più grande delle ovvietà, e forse la più radicale delle dimenticanze. Le ovvietà sembrano non avere storia. E sono mentalità che continuano a operare proprio perché non sembrano avere storia. L’auspicio è che una storia di tre secoli fa non sia solo riesumazione di carte impolverate tra gli archivi e sugli scaffali delle biblioteche, ma sia anche un po’ storia di noi.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


