L'immagine, costruita come un collage di progetti sviluppati nell'arco di più anni, restituisce una condizione di molteplicità che non si esaurisce nella semplice compresenza di elementi diversi, ma si configura come un campo articolato di relazioni. Interventi eterogenei per scala, funzione e linguaggio — dal residenziale singolo e collettivo ai grandi contenitori polifunzionali — si dispongono all'interno di un territorio prevalentemente agricolo, generando un insieme aperto, privo di gerarchie rigide ma non per questo privo di struttura. In una prima lettura, la molteplicità si manifesta come aggregazione: una pluralità di progetti autonomi che convivono nello stesso contesto, ciascuno portatore di una propria logica. Tuttavia, questa apparente dispersione rivela, a uno sguardo più attento, una dimensione sistemica. Gli elementi non sono isolati, ma partecipano a una rete di relazioni — spaziali, funzionali, insediative — che li connette e li rende reciprocamente leggibili. È in questa tensione tra autonomia e interdipendenza che la molteplicità acquista senso. Come suggerisce Italo Calvino, non si tratta di ridurre la complessità a un principio unitario, ma di costruire un dispositivo capace di contenerla e di renderla interpretabile. In questo quadro, il riferimento a Carlo Emilio Gadda è inevitabile: la realtà si presenta come un intreccio di cause e fenomeni che non può essere semplificato, ma solo attraversato e messo in relazione. A questa idea di complessità si affianca una concezione della forma come costruzione rigorosa. Le pratiche combinatorie di Georges Perec mostrano come la molteplicità possa essere organizzata attraverso regole capaci di generare varietà senza perdere coerenza; e già in Raymond Queneau, nei suoi *Esercizi di stile*, il vincolo si configura come dispositivo generativo, capace di moltiplicare le possibilità del racconto a partire da una stessa struttura. La molteplicità si configura allora anche come stratificazione. Livelli diversi — il paesaggio agricolo, le infrastrutture, gli insediamenti, le funzioni — si sovrappongono e si influenzano reciprocamente, costruendo una struttura in cui ogni progetto è al tempo stesso episodio autonomo e parte di un sistema più ampio. In questa prospettiva, la costruzione del romanzo lungo evocata da Thomas Mann suggerisce una forma capace di tenere insieme parti differenti attraverso accumulazioni successive, senza ridurle a unità. La stessa logica è rintracciabile nelle visioni di Jorge Luis Borges, dove ogni elemento apre a una molteplicità di percorsi possibili e la realtà si presenta come una rete di rimandi e biforcazioni. Anche in questo caso, la molteplicità non è dispersione, ma costruzione di un sistema aperto, in cui ogni parte acquista significato solo in relazione alle altre. Il territorio agricolo, in questo contesto, non è uno sfondo indifferente, ma il supporto attivo su cui queste trasformazioni si depositano e si intrecciano. Esso costituisce la matrice comune che permette ai diversi interventi di coesistere, mantenendo la loro autonomia e allo stesso tempo contribuendo a una configurazione complessiva. L'immagine non propone quindi una composizione chiusa, ma una forma aperta, in cui la varietà degli elementi rimane leggibile come pluralità organizzata. In questo senso, la molteplicità non rappresenta una perdita di ordine, ma una diversa modalità di costruzione del senso: non attraverso la semplificazione, ma attraverso la relazione, la stratificazione e la capacità di contenere direzioni molteplici all'interno di un unico percorso — una condizione che non cerca la sintesi, ma accetta di "contenere moltitudini" — come suggerisce Bob Dylan. La posterizzazione dell'immagine originale (elaborata per la copertina di un libro) opera una sottrazione: riduce il continuo a una serie di soglie, rendendo visibile una struttura nascosta. Tra ordine e frammento, tra modernità e postmodernità, l'immagine si configura come una traduzione selettiva della complessità, secondo una linea che, da Leibniz a Spinoza, immagina il mondo come rete infinita di relazioni, in cui il molteplice non si riduce, ma si organizza. **1.** A.I. Del Monaco, *Southern Practice, Easily work of an Italian Architect. A Conspectus*, Nuova Cultura, Roma, 2019.

Costellazione di progetti. Molteplicità come insieme / Del Monaco, Anna. - (2026), pp. 82-83.

Costellazione di progetti. Molteplicità come insieme

Anna Del Monaco
2026

Abstract

L'immagine, costruita come un collage di progetti sviluppati nell'arco di più anni, restituisce una condizione di molteplicità che non si esaurisce nella semplice compresenza di elementi diversi, ma si configura come un campo articolato di relazioni. Interventi eterogenei per scala, funzione e linguaggio — dal residenziale singolo e collettivo ai grandi contenitori polifunzionali — si dispongono all'interno di un territorio prevalentemente agricolo, generando un insieme aperto, privo di gerarchie rigide ma non per questo privo di struttura. In una prima lettura, la molteplicità si manifesta come aggregazione: una pluralità di progetti autonomi che convivono nello stesso contesto, ciascuno portatore di una propria logica. Tuttavia, questa apparente dispersione rivela, a uno sguardo più attento, una dimensione sistemica. Gli elementi non sono isolati, ma partecipano a una rete di relazioni — spaziali, funzionali, insediative — che li connette e li rende reciprocamente leggibili. È in questa tensione tra autonomia e interdipendenza che la molteplicità acquista senso. Come suggerisce Italo Calvino, non si tratta di ridurre la complessità a un principio unitario, ma di costruire un dispositivo capace di contenerla e di renderla interpretabile. In questo quadro, il riferimento a Carlo Emilio Gadda è inevitabile: la realtà si presenta come un intreccio di cause e fenomeni che non può essere semplificato, ma solo attraversato e messo in relazione. A questa idea di complessità si affianca una concezione della forma come costruzione rigorosa. Le pratiche combinatorie di Georges Perec mostrano come la molteplicità possa essere organizzata attraverso regole capaci di generare varietà senza perdere coerenza; e già in Raymond Queneau, nei suoi *Esercizi di stile*, il vincolo si configura come dispositivo generativo, capace di moltiplicare le possibilità del racconto a partire da una stessa struttura. La molteplicità si configura allora anche come stratificazione. Livelli diversi — il paesaggio agricolo, le infrastrutture, gli insediamenti, le funzioni — si sovrappongono e si influenzano reciprocamente, costruendo una struttura in cui ogni progetto è al tempo stesso episodio autonomo e parte di un sistema più ampio. In questa prospettiva, la costruzione del romanzo lungo evocata da Thomas Mann suggerisce una forma capace di tenere insieme parti differenti attraverso accumulazioni successive, senza ridurle a unità. La stessa logica è rintracciabile nelle visioni di Jorge Luis Borges, dove ogni elemento apre a una molteplicità di percorsi possibili e la realtà si presenta come una rete di rimandi e biforcazioni. Anche in questo caso, la molteplicità non è dispersione, ma costruzione di un sistema aperto, in cui ogni parte acquista significato solo in relazione alle altre. Il territorio agricolo, in questo contesto, non è uno sfondo indifferente, ma il supporto attivo su cui queste trasformazioni si depositano e si intrecciano. Esso costituisce la matrice comune che permette ai diversi interventi di coesistere, mantenendo la loro autonomia e allo stesso tempo contribuendo a una configurazione complessiva. L'immagine non propone quindi una composizione chiusa, ma una forma aperta, in cui la varietà degli elementi rimane leggibile come pluralità organizzata. In questo senso, la molteplicità non rappresenta una perdita di ordine, ma una diversa modalità di costruzione del senso: non attraverso la semplificazione, ma attraverso la relazione, la stratificazione e la capacità di contenere direzioni molteplici all'interno di un unico percorso — una condizione che non cerca la sintesi, ma accetta di "contenere moltitudini" — come suggerisce Bob Dylan. La posterizzazione dell'immagine originale (elaborata per la copertina di un libro) opera una sottrazione: riduce il continuo a una serie di soglie, rendendo visibile una struttura nascosta. Tra ordine e frammento, tra modernità e postmodernità, l'immagine si configura come una traduzione selettiva della complessità, secondo una linea che, da Leibniz a Spinoza, immagina il mondo come rete infinita di relazioni, in cui il molteplice non si riduce, ma si organizza. **1.** A.I. Del Monaco, *Southern Practice, Easily work of an Italian Architect. A Conspectus*, Nuova Cultura, Roma, 2019.
2026
Figure per il nostro millennio. Six memos di Italo Calvino per l'architettura
979-12-5687-019-6
Italo Calvino; moltitudine; costellazione
02 Pubblicazione su volume::02a Capitolo o Articolo
Costellazione di progetti. Molteplicità come insieme / Del Monaco, Anna. - (2026), pp. 82-83.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/1772081
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