La prefazione di Orazio Carpenzano al volume di Giorgio de Finis inquadra la vivibilità urbana non come parametro tecnico o ambientale, ma come qualità emergente che nasce dall'intreccio tra architetture, relazioni sociali e dimensioni simboliche. Richiamando Lefebvre, Jacobs, Whyte e i modelli contemporanei della città dei quindici minuti e dell'urbanistica salutogenica, il testo individua nell'arte contemporanea e nella figura del curatore — incarnata da Giorgio de Finis — un ruolo strutturante nella morfogenesi della città, capace di generare senso e appartenenza laddove il progetto urbano ordinario si mostra insufficiente. Attraverso le esperienze del MACRO Asilo e del MAAM (Museo dell'Altro e dell'Altrove di Metropoliz), Carpenzano legge la curatela come pratica di cura nel senso heideggeriano, in dialogo con le riflessioni di Lynch, Sennett e Bachelard, mostrando come il museo si trasformi in soglia liminale tra centro e periferia, istituzione e informalità. La prefazione delinea infine un'affinità tra curatore e architetto, entrambi impegnati a costruire condizioni di incontro e a trattare la città come racconto plurale e processuale, capace di accogliere l'imprevisto e l'incompiutezza come valori progettuali, restituendo dignità all'esperienza urbana.
La voce errante di Giorgio de Finis tra i corpi dell'arte, dell'architettura e della città / Carpenzano, Orazio. - (2026), pp. 13-18.
La voce errante di Giorgio de Finis tra i corpi dell'arte, dell'architettura e della città
Orazio Carpenzano
2026
Abstract
La prefazione di Orazio Carpenzano al volume di Giorgio de Finis inquadra la vivibilità urbana non come parametro tecnico o ambientale, ma come qualità emergente che nasce dall'intreccio tra architetture, relazioni sociali e dimensioni simboliche. Richiamando Lefebvre, Jacobs, Whyte e i modelli contemporanei della città dei quindici minuti e dell'urbanistica salutogenica, il testo individua nell'arte contemporanea e nella figura del curatore — incarnata da Giorgio de Finis — un ruolo strutturante nella morfogenesi della città, capace di generare senso e appartenenza laddove il progetto urbano ordinario si mostra insufficiente. Attraverso le esperienze del MACRO Asilo e del MAAM (Museo dell'Altro e dell'Altrove di Metropoliz), Carpenzano legge la curatela come pratica di cura nel senso heideggeriano, in dialogo con le riflessioni di Lynch, Sennett e Bachelard, mostrando come il museo si trasformi in soglia liminale tra centro e periferia, istituzione e informalità. La prefazione delinea infine un'affinità tra curatore e architetto, entrambi impegnati a costruire condizioni di incontro e a trattare la città come racconto plurale e processuale, capace di accogliere l'imprevisto e l'incompiutezza come valori progettuali, restituendo dignità all'esperienza urbana.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


